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Morto a 46 anni, indagati tutti i medici
Dopo l’esposto del fratello dell’ex barista il pm ha sequestrato la salma e disposto l’autopsia: acquisite le cartelle cliniche
LIVORNO. Saranno tutti iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo in concorso i medici, almeno cinque, che hanno curato Andrea De Giulli, l’ex barista di 46 anni scomparso nella tarda serata di martedì a causa di una emorragia.
La Procura di Livorno ieri mattina ha infatti aperto un fascicolo per ricostruire quanto avvenuto e verificare se ci siano delle responsabilità mediche.
A far scattare l'inchiesta del pubblico ministero di turno Gianfranco Petralia, l'esposto presentato nella tarda mattinata di ieri dal fratello della vittima, Massimo De Giulli.
A quell'ora la salma della vittima era già stata esposta alla camera ardente dell'ospedale creando così un piccolo corto circuito procedurale, tanto che qualche ora dopo la stessa salma è stata messa sotto sequestro. Adesso toccherà agli investigatori ricostruire il percorso ospedaliero della vittima.
I carabinieri lo faranno attraverso le cartelle cliniche del paziente che nel frattempo sono state acquisite. Sabato poi, il pm firmerà il secondo atto formale dell'inchiesta dopo le iscrizioni nel registro degli indagati: l'incarico al medico legale per effettuare l'autopsia. Ecco perché tra oggi e domani i medici coinvolti saranno raggiunti dall’avviso di garanzia: per dare loro la possibilità di nominare un consulente che assista agli esami che probabilmente saranno fatti lunedì.
«L’iscrizione nel registro degli indagati - spiega chi indaga - è un atto dovuto e una garanzia per gli stessi medici». Anche perché il quarantaseienne aveva - come confermano gli stessi familiari - «diversi problemi di salute coi quali combatteva da tempo». De Giulli era stato ricoverato i primi di giugno, operato, dimesso e poi di nuovo portato in ospedale e sottoposto a un nuovo intervento, circa due settimane fa. Si dovrà dunque valutare se vi sia, oppure no, un nesso causale tra l’operazione per la patologia emorragica all'arteria femorale al quale era stato sottoposto, le dimissioni, avvenute alle 14 di martedì, e il decesso di sei ore e mezzo più tardi. Anche perché dalle prime indiscrezioni, pare che l'intervento al quale il quarantaseinne si era sottoposto, fosse solo l'ultimo di una lunga serie, sempre per il medesimo problema. L’unica cosa certa, ad oggi, è che dopo la crisi, a nulla sia servita la corsa per trasportarlo - intorno alle 20,30 - dalla casa dove viveva in via Giordano Bruno, al pronto soccorso. «L’ambulanza - spiega il fratello - è arrivata dopo mezz’ora e senza il medico a bordo». Altro aspetto che andrà chiarito.
Dall'Asl 6 nessuna dichiarazione ufficiale. Ma chi ha seguito il percorso clinico dell'uomo parla di «un caso molto complicato», viste le diverse patologie. Il nodo dell'inchiesta è però un altro: Andrea De Giulli poteva essere salvato? E soprattutto: è stato fatto il possibile? A cominciare dalla scelta di dimetterlo - come spiega il fratello - quando ancora la ferita dell'operazione non si era rimarginata?
(f.l.-l.l.)
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