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Le imprese: riforma ok ma solo se crea un sistema portuale toscano
Al bando qualsiasi ostilità nei confronti dello scalo laziale ma per gli operatori sarebbe un autogol far saltare il legame con la Regione. Confindustria: la maxi-Darsena apre spazi non solo ai container
LIVORNO. Metter mano alla portualità è indispensabile: ben venga, dunque, una riforma. Ma nel caso di Livorno (e della Toscana) la nuova mappa delle Autorità Portuali è un clamoroso autogol: parola degli operatori economici livornesi, che fanno sentire la propria voce tramite la Spedimar (per bocca della presidente Gloria Dari che guida l’organizzazione degli spedizionieri) e l’Asamar (per iniziativa della numero uno Laura Miele alla testa dell’associazione degli agenti marittimi).
Al bando i toni da crociata ma c’è un richiamo al fatto che, se sistema ha da essere, bisogna costruirlo guardando con più attenzione alla dimensione regionale: non è forse vero che, come dice la Confindustria, proprio le tre città portuali sono state al centro degli accordi-chiave promossi dal governatore Rossi?
«La situazione italiana in ambito logistico-portuale è del tutto anomala e inidonea alla competizione globale: non solo con i porti nordeuropei ma anche con i porti spagnoli. Abbiamo un porto ogni 80-100 km, con obiettivi analoghi e 25 Autorità Portuali». Parte da qui Gloria Dari (Spedimar) per aprire le porte alla riforma e sottolineare quanto sia indispensabile intervenire sulla frammentazione della portualità («non ci consente di stare al passo con il resto d'Europa e, soprattutto, di avere una regia volta a semplificare ed a rendere realmente competitivo il sistema»). Senza contare che perdere traffici significa perdere posti di lavoro, ma anche gettito, tasse portuali comprese.
«E' fuor di dubbio che la strategia e l'obiettivo di recuperare in termini di efficienza a tutto vantaggio del sistema nel suo complesso, si renda oggi necessaria», dice Dari. Ma c'è modo e modo: «Avrei idealmente pensato ad una sorta di Authority toscana che riunisse Livorno, Marina di Carrara e Piombino, con una strategia per il rilancio dell'economia della costa toscana e portuale nel suo complesso». E aggiunge: «Non credo che l'accorpamento con Civitavecchia possa aiutare in questo, anche in considerazione del fatto che mancano i collegamenti viari e ferroviari (vedasi il caso della Tirrenica). Livorno e Civitavecchia sono due porti che gravitano su aree diverse e non complementari».
Su analoga lunghezza d’onda anche Laura Miele (Asamar). Positivo il giudizio sulla bozza del Piano strategico nazionale dei trasporti e della logistica («è sicuramente un buon strumento»), favorevole l’occhio con cui si guarda alla riforma («contiene aspetti positivi come ad esempio quello di prevedere una regia nazionale delle Infrastrutture che la nostra associazione sostiene da anni anche per coordinare le scelte dei finanziamenti pubblici sui singoli porti»).
Ma questo non fa velo a Miele per dire, pur con toni pacati,che «un approfondimento merita invece la scelta dei distretti logistici così come erano stati disegnati nelle bozze che abbiamo letto anche per evitare interferenze tra le scelte portuali delle diverse Regioni». Inutile dire che il riferimento è soprattutto al caso toscano: Miele dice chiaro e tondo che «è a nostro parere logico un accorpamento tra i tre porti di Livorno Marina di Carrara e Piombino». E rincara: «Un'Autorità di sistema che includa i tre porti della Toscana sarebbe un'ottima occasione di programmazione articolata ed integrata di un'unica politica portuale che includa ovviamente anche i retroporti, interporti e le piattaforme logistiche». La presidente di Asamar non ha dubbi: «L’economia della Toscana dovrà ripartire anche dai porti: sono fortemente convinta che un distretto logistico toscano possa avere delle straordinarie potenzialità».
Dal quartier generale di Confindustria si sottolinea di «non aver nessuna intenzione di lanciare crociate contro chicchessia e men che mai contro Civitavecchia»: nessuna pregiudiziale né ostilità, semmai però – avverte il direttore provinciale Umberto Paoletti – «chiediamo che si salvaguardi la portualità toscana che è costruita come sistema e ha le basi in tre accordi di programma che riguardano proprio i tre poli portuali-marittimi della nostra regione».
C'è comunque una cosa che, a giudizio di Paoletti, resta incontrovertibile: bisogna tener conto del fatto – afferma – che Regione Toscana e Authority livornese (ma anche lo stesso governo) hanno deciso di investire forte nella realizzazione di una infrastruttura come la Darsena Europa, «fondamentale per il futuro del nostro porto e della nostra economia». Ma proprio sulla maxi-Darsena la Confindustria livornese mette in rilievo «la virtù dell'unità di intenti»: «L’espansione a mare – sottolinea Paoletti – permette non solo di creare un nuovo grande terminal contenitori ma libera anche aree dove potranno crescere altre tipologie di traffico: che si tratti di impiantistica, ro-ro, auto o cos'altro ancora, fatto sta che si innescherà una potenzialità ad ampio spettro, non limitata ai soli container».
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