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Livorno

Toscana, ora gli statali battono cassa: «Vogliamo in busta tra 120 e 170 euro in più»

Ilaria Bonuccelli
Toscana, ora gli statali battono cassa: «Vogliamo in busta tra 120 e 170 euro in più»

Per la Consulta è illegale il blocco degli stipendi nella Pubblica amministrazione. I sindacalisti, così, illustrano le richieste economiche che saranno avanzate al governo: «L’inflazione si è mangiata l’8,4% del salario, vogliamo recuperare tutto»

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Ora c’è da mettersi a sedere e discutere quanto. Minimo un aumento di 100-150 euro lordi al mese, dice Alessandro Rapezzi, responsabile di Cgil scuola in Toscana. Gli arretrati persi con il blocco quinquennale del contratto del pubblico impiego non si possono recuperare. È chiara la sentenza della Corte Costituzionale che dà la stura alla contrattazione nazionale. E agli stipendi. Perciò nulla vieta ai 160mila dipendenti pubblici della Toscana di recuperare il potere d’acquisto perso.

AUMENTO MINIMO 120 EURO

Il ragionamento è semplice: fra il 2010 e il 2015, l’inflazione che ha aggredito i salari è arrivata all’8,4%. Su uno stipendio medio di 1500 euro lordi, un aumento per recuperare il potere di acquisto perso per strada sarebbe di circa 120 euro; su uno stipendio medio di 2000 euro lordi, l’aumento da proporre dovrebbe essere di 168. Per questo, si pensa a una trattativa che parta da almeno 120-170 euro lorde mensili. I toscani ci puntano. Se lo aspettano.

RICORSO DA LIVORNO

Per meritarselo se lo meritano. È che hanno contribuito in prima persona alla battaglia davanti alla Consulta. Lo conferma Massimo Battaglia, segretario di Confal Unsa, il sindacato che ha avuto l’idea di sollevare il dubbio di costituzionalità del blocco dei contratti. A Livorno - racconta - un gruppo di dipendenti ministeriali ha presentato davanti al giudice ordinario il ricorso contro il congelamento dei contratti nazionali. « L’obiettivo era di far sollevare dal giudice ordinario la questione di costituzionalità. Abbiamo presentato ricorsi analoghi in 50 tribunali. Il primo a procedere è stato quello di Ravenna, pochi giorni dopo quello di Parma: si è fermato perché era già in piedi un procedimento davanti alla Consulta. Ma ora che c’è una sentenza, ci sono altri 49 ricorsi, compreso quello di Livorno, pronti a ottenere una sentenza storica come quella di ieri». Infatti - evidenzia Battaglia - è la prima «che si occupa dei contratti del pubblico impiego». Danneggiati da tre premier, due dei quali toscani: Enrico Letta e Matteo Renzi poi.

PERSI MIGLIAIA DI EURO

«Un congelamento del contratto per problemi economici contingenti poteva essere tollerato con il governo Monti - prosegue Battaglia - ma non si può giustificare la reiterazione con Letta e poi con Renzi». Soprattutto dopo che il primo blocco aveva già provocato un danno pro capite di circa 9mila euro secondo Confsal Unsa.Il calcolo di Cisl è diverso: si parla di una perdita secca fra 2800 e 5600 euro nel quinquennio, in base all’inquadramento del lavoratore. «Una perdita comunque ingente - sottolinea Marco Bucci, segretario del pubblico impiego di Cisl Toscana - tanto che il nostro sindacato chiede l’apertura immediata di un tavolo nazionale per arrivare quanto prima alla sigla del nuovo contratto. Non si può continuare a tenere bloccato ancora per un anno il contratto, considerando il depauperamento subito dai salari».

Bucci pone l’indice sulla perdita del potere di acquisto dei salari, anche se non c’è «rimedio per il danno permanente ai diritti dei lavoratori. In particolare, i provvedimenti del governo contrastano con l’articolo 36 della Costituzione che garantisce al lavoratore una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro, sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza dignitosa».

MANIFESTAZIONE A ROMA

Tutto quello che dal 2009 è mancato, denuncia Alice D’Ercole, segretario della Cgil Funzione Pubblica in Toscana. «In questi anni, il blocco della contrattazione non è mai stato giustificato se non con un riferimento generico alle difficoltà economiche del Paese che sono state riversate sulle spalle dei dipendenti pubblici. Ecco perché ora sollecitiamo una convocazione rapida dei tavoli di contrattazione. Come sindacati confederali abbiamo già fissato tre iniziative - 1,2 e 3 luglio - per presentare la nostra piattaforma per il rinnovo del contratto. Il 2 saremo a Roma per l’iniziativa che riguarda la Toscana. Gli altri due appuntamenti sono a Milano e Bari. Noi ci siamo organizzati: ora il governo deve fare la propria parte». E l’occasione - aggiunge Paolo Becattini, segretario regionale Uil del comparto pubblico - ce la potrebbe avere già oggi: il sindacato, infatti, avrà un’audizione con la commissione Affari istituzionali di Camera e Senato, allapresenza del sottosegretario Bressa, per la vertenza delle Province e dei Centri dell’impiego: «È l’occasione per chiedere l’apertura dei tavoli di contrattazione sul pubblico impiego, la calendarizzazione degli incontri. E per fissare un confronto con il sottosegretario alla Funzione Pubblica, Righetti. Come Toscana chiederemo al governo di riaprire la contrattualizzazione perché al di là della sentenza della Consulta, siamo ancora fuori dalla porta. E non accetteremo dilazioni per motivi di calcolo. Quanto ci spetta, nei fatti, l’ha già conteggiato la Ragioneria dello Stato».

RINNOVO MILIARDARIO

O comunque ci ha pensato Confsal Unsa: allo Stato - conclude Battaglia - il rinnovo del contratto «nel triennio 2015-2017 costerà circa 2,5 miliardi netti (o 4 lordi). Quest’anno solo 235 milioni, dovendo pagare da quando la sentenza verrà pubblicata».

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