Il Tirreno

Livorno

Morto a 46 anni, aperta un'inchiesta: disposta l'autopsia dopo l'esposto

di Lara Loreti e Federico Lazzotti
Andrea De Giulli e il pronto soccorso di Livorno
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Andrea De Giulli e il pronto soccorso di Livorno

Livorno, il fratello della vittima si è presentato in Procura: dimesso dopo l'operazione senza che la ferita si fosse rimarginata

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LIVORNO. La Procura di Livorno ha aperto un fascicolo per ricostruire le ultime ore di Andrea De Giulli, l’ex barman di 46 anni (e non 45 come scritto in precedenza ndr) scomparso martedì 23 giugno a causa di una emorragia. L’uomo, con diversi problemi di salute con i quali combatteva da tempo, era stato dimesso sei ore prima, intorno alle 14, dall’ospedale di Livorno dove era stato operato nei giorni precedenti per una patologia emorragica all’arteria femorale.

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A nulla è servita la corsa per trasportarlo - intorno alle 20,30 - dalla casa dove viveva in via Giordano Bruno, al pronto soccorso. Ora dalle prime indiscrezioni, pare che l’intervento al quale il quarantaseinne si era sottoposto, fosse solo l’ultimo di una lunga serie, sempre per il medesimo problema. A far scattare l’inchiesta del pubblico ministero di turno Gianfranco Petralia, l’esposto presentato nella tarda mattinata di mercoledì 24 giugno dal fratello della vittima, Massimo De Giulli. A quell’ora la salma della vittima  era già stata esposta nella camera ardente dell’ospedale creando un piccolo corto circuito procedurale, tanto che qualche ora dopo la salma è stata messa sotto sequestro.

Adesso toccherà agli investigatori ricostruire il percorso ospedaliero della vittima e verificare se ci siano state responsabilità da parte dei medici che lo hanno curato. Sabato prossimo, 27 giugno, il pm firmerà il primo atto formale dell’inchiesta dando l’incarico al medico legale per effettuare l’autopsia sul corpo dell’ex barman.  Dall’Asl 6 nessuna dichiarazione ufficiale. Ma chi ha seguito il percorso clinico dell’uomo parla di un “caso molto complicato” viste le diverse patologie di cui soffriva.

Il nodo dell’inchiesta è però un altro: Andrea De Giulli poteva essere salvato? E soprattutto: è stato fatto il possibile? A cominciare dalla scelta di dimetterlo – come spiega il fratello – quando ancora la ferita dell’operazione non si era rimarginata.

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