Il Tirreno

Livorno

Ladro si pente e restituisce il calice rubato

di Lara Loreti
Ladro si pente e restituisce il calice rubato

Refurtiva consegnata a una suora incontrata nell’ospedale. Il giovane rischia una denuncia per furto o ricettazione

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LIVORNO. La nemesi del furto sacrilego si è abbattuta sul malvivente, ma solo da un punto di vista spirituale. Sarebbe stato spinto da un sentimento di contrizione il ladro della pisside piena di ostie e del calice sottratti dalla chiesa dell’ospedale, dedicata a San Giuseppe. Un colpo scoperto domenica 24 maggio e rimasto insoluto fino al colpo di scena. Nei giorni scorsi, il giovane, pentito del suo gesto, ha restituito il calice rubato a una suora che ha incrociato all’interno dell’ospedale. In base a quanto appreso, la sua intenzione iniziale era quella di vendere l’oggetto - peraltro poco prezioso - per ricavare un po’ di soldi, ma poi, evidentemente, non ce l’ha fatta. E così il ladro è tornato sui suoi passi, si è pentito e ha approfittato della figura della sorella, incrociata tra i giardini dei padiglioni del viale Alfieri, per restituire la refurtiva. Il tutto a distanza di quasi un mese dal fatto.

Il caso è stato seguito dalla squadra mobile: sono stati gli uomini della sezione Antirapina della questura, guidati dal dirigente Giuseppe Testaì, a portare avanti tutti gli accertamenti per ricostruire la dinamica del fatto e per risalire al movente che ha spinto il giovane a colpire. Le indagini sono tuttora in corso: da capire anche se il ladro abbia agito da solo o con un complice. Per ora non sarebbero emerse responsabilità da parte di altre persone. Il giovane rischia una denuncia per furto o ricettazione.

La storia del furto di ostie e calici era stata ravvivata anche da un episodio “intermedio”: un paio di settimane dopo il colpo, la pisside era stata ritrovata vicino a una siepe. All’interno c’era solo un’ostia. Mancava però all’appello il calice, che è spuntato appunto nei giorni scorsi per mano dello stesso ladro.

Il furto nella cappella dell’ospedale aveva suscitato grande sdegno nella gente, oltre che sconforto nei fedeli e un filo di irritazione nel parroco, che, in quella domenica di maggio, non aveva potuto portare a termine la funzione e distribuire l’ostia. Sul caso era intervenuto don Placido Bevinetto, cappellano della chiesa dell’ospedale, e anche il vescovo Simone Giusti. Il timore di tutti era che le ostie sparite fossero usate per riti satanici. Chi l’avrebbe detto che invece a trionfare sarebbe stato il sentimento religioso del ladro pronto a pentirsi e a costituirsi?

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