Il Tirreno

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CARO ACQUA

Gli aumenti non sono finiti: in arrivo altre due stangate

di Giulio Corsi
Gli aumenti non sono finiti: in arrivo altre due stangate

Dopo quello di luglio, l’Asa dovrà recuperare ancora 10 milioni di euro. Dal 2008 tariffe salite del 50% ma mancano i conguagli 2011 e 2014. L’azienda: fatti investimenti, è la legge a prevedere il recupero totale

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LIVORNO. Dal 2008 il costo dell’acqua a Livorno è lievitato. Di aumento in aumento, fare la doccia o accendere la lavastoviglie oggi ci costa il 50 per cento in più di quanto ci costava sette anni fa. E non c’entrano gli sprechi. Anzi, paradossalmente è proprio il calo dei consumi (e dunque dei ricavi di Asa) ad aver fatto crescere le bollette.

Nessuno però s’illuda che la grande corsa dell’acqua sia in dirittura d’arrivo. Domenica abbiamo scritto della stangata 2015 - approvata venerdì scorso in municipio dalla conferenza territoriale dell’Autorità Idrica Toscana - che sarà deliberata definitivamente a inizio luglio e comporterà un altro più 5% medio per le utenze. Ebbene, i livornesi si preparino a leggere qualche altra locandina-fotocopia. Perché fermi al semaforo, in attesa del via libera, ci sono già altri due aumenti che presto da via del Gazometri pioveranno sulle tasche di famiglie e imprese.

Si tratta degli ennesimi due conguagli, cioé costi sostenuti dall’azienda negli anni 2011 e 2014 che non sono stati coperti dalle bollette a causa del calo di consumi. La legge prevede che quei milioni vengano recuperati spalmandoli sull’utenza e alzando la tariffa.

La cifra da recuperare dovrebbe attestarsi attorno ai 10 milioni (4.7 per il 2011, mentre per il 2014 il dato non c’è e l’abbiamo stimato facendo una media degli ultimi sette anni). Con un conto un po’ grossolano, ma verosimile, significa che quando saranno deliberati quei due conguagli, l’aumento dell’acqua potrebbe superare abbondantemente il 60%, 65% rispetto al 2008.

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D’altra parte, proprio dal 2008, sono 45 i milioni di euro mancati alle casse di via del Gazometro (39.4 al netto del 2014). Una cifra enorme - e per molti lettori probabilmente incredibile - che rende fin troppo facile la battuta del pozzo senza fondo o dell’azienda che fa acqua. «Ma non è così - ribatte il presidente dell’Asa Fabio Del Nista -. Guardate che tutto passa dall’Autorità Idrica Toscana e a livello nazionale dall’Aaegsi, l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico. Loro monitorano le nostre spese, fissano gli investimenti e propongono le tariffe». Come dire: se qualcuno pensa di accusarci di far male i conti o di sprecare raschiando le tasche dei livornesi, si sbaglia di grosso. «Al contrario noi lavoriamo per efficentare l’azienda e i risultati ci danno ragione. Prendiamo il numero dei dipendenti: 10 anni fa erano 561, oggi sono 490. Prendiamo il patrimonio netto: nel 2008 era di 14 milioni e mezzo, oggi è di 69 milioni (dentro c’è anche la vendita di Asa Trade ad Eni, ndr)».

«Nell’ultimo decennio - aggiunge il numero uno di via del Gazometro - non hanno mai smesso di calare i consumi. Sia per una questione culturale, di maggior sensibilità verso gli sprechi, che per colpa della crisi, soprattutto per quanto riguarda le utenze non domestiche. Questo calo ha comportato che dal 2008 i fatturati previsti non siano mai stati realizzati». E così sono iniziati i recuperi all’insegna del full cost recovery, tre paroline inglesi che significano copertura integrale dei costi di gestione (investimenti compresi) mediante la tariffa, scritte in una direttiva quadro dell’Ue e recepite dalla legislazione italiana e dall’Authority. Tanto che l’estate scorsa - come si ricorderà - fu inserito in bolletta un aumento relativo ai gap 2008-2010 di 18.8 milioni. «Avremmo potuto chiedere quei soldi tutti in un anno, ma con un accordo con le associazioni dei consumatori li abbiamo spalmati su tre anni», ricorda Del Nista. Altri 11.6 milioni di euro mancavano all’appello per il biennio 2012-2013 e il loro full cost recovery è rientrato nell’aumento del 6.5% deliberato nella primavera dell’anno scorso. Mentre il via libera all’aumento del 5% decretato dalla conferenza territoriale dell’altro giorno (l’ok definitivo dell’Ait arriverà a inizio luglio) riguarda il recupero degli incassi che erano stati previsti per il 2015 e che invece ci si è accorti che non arriveranno. Mancano all’appello, come dicevamo, ancora i recuperi del 2011 e 2014, ma presto ci sarà presentato anche quel conto.

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Una domanda nasce spontanea: possibile non riuscire ad abbattere i costi per tenere invariata la tariffa? «L’unico modo sarebbe ridurre gli investimenti - replica Del Nista -. Ma detto che l’Ait li fissa in maniera chiara, noi abbiamo un ruolo istituzionale a cui non vogliamo derogare. Abbiamo portato l’acqua in quasi tutta l’isola d’Elba e a Volterra, in val di Cornia spendiamo 1.8 milioni di euro di costi di gestione dei nuovi impianti nati per risolvere il problema della qualità. Se a Livorno dove prima tutti avevano l’autoclave, adesso non ne esistono quasi più, un motivo ci sarà: è il miglior servizio che forniamo. Se dal 45% di perdite di rete, adesso siamo scesi al 24% è dovuto agli investimenti che continuiamo a fare. In totale sono 127 milioni dal 2008, una cifra che parla da sola». E sugli altri costi aziendali? «Rispondo con un esempio soltanto, piccolo ma significativo: nel 2014, nonostante i 5 milioni e mezzo di utile, abbiamo deciso di non dare il premio ai dirigenti perché riteniamo che quando si chiedono sacrifici ai cittadini, tutti debbano fare delle rinunce».

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