Gioco
Nella notte della Barontini la grande bellezza di Livorno
La gara si conferma la vetrina più bella per la città e per le sue potenzialità turistiche Lungo i fossi Venezia e San Jacopo hanno confermato di avere una marcia in più
LIVORNO. Quant’è bella Livorno. La notte della Barontini sembra avere la bacchetta magica. Chi passeggia nella cartolina di piazza della Repubblica e dei fossi illuminati mentre i gozzi solcano le acque dei canali, chi il giorno dopo guarda le foto degli scorci più antichi e unici di questa città, ha ogni anno lo stesso moto d’orgoglio e di appartenenza. E si ripete, ogni anno di questo periodo, la stessa domanda: possibile che non si riesca a sfruttare la grande bellezza di Livorno e le sue potenzialità per qualche serata in più del sabato della Coppa Barontini o della settimana di Effetto Venezia?
Aspettando la risposta, il Venezia si gode il trionfo nella Barontini mentre tra i gozzi a quattro remi il San Jacopo si lecca baffi dopo la doppietta Risiatori-Edda Fagni e sogna - come i biancorossi - il trittico.
Il merito del trionfo del Venezia è di un gozzo che sembra averci il motore al posto dei remi, ma un ruolo fondamentale, molto più che nella Risiatori, è del timoniere Michele Moneta, assoluto regista del tempo di 14’38”21, che non è record (anch’esso appartiene al Venezia: nel 1995 fece 14’04”44), ma rappresenta comunque un signor tempo.
E non è un caso che da quest’anno Il Tirreno abbia deciso, insieme al comitato organizzatore, di istituire un premio proprio per il miglior timoniere. Nonostante i suoi 31 anni Moneta è un veterano del mondo remiero: il ruolo di anima e di navigatore dei gozzi lo svolge da quando di anni ne aveva 16, con i colori prima del Borgo, poi dell’Ovosodo e dal 2009 del Venezia. Quella di sabato è la sua quarta Barontini. Nel suo palmares ora anche il trofeo di miglior timoniere. (g.co.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
