Il Tirreno

Livorno

Quando il raggio di sole gioca con le colonne della cattedrale

di Francesca Ferri
Quando il raggio di sole gioca con le colonne della cattedrale

Nel paese gioiello delle colline del Tufo dove nacque papa Gregorio VII anche domenica si rinnova il rito ancestrale della nascita del nuovo giorno

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Da secoli il primo raggio di luce dell’estate fa capolino, puntuale, nell’antica cattedrale romanica. Dalla monofora sul fondo della navata si allunga nella chiesa, rischiara una a una le colonne e illumina l’ambone e l’altare. È a questo punto che la magia del solstizio d’estate mozza il fiato in uno spettacolo che, dall’immensità del cosmo e dei suoi astri, raggiunge la terra e si manifesta in un gioco di luci unico al mondo e di raro fascino e bellezza. Tutto frutto del caso? Niente affatto.

Il rito ancestrale della levata del sole si rinnova dal Medioevo nella cattedrale di Sovana, in provincia di Grosseto. Paese gioiello delle colline del Tufo, che diede i natali a papa Gregorio VII, è diventato un appuntamento classico del 21 giugno, grazie anche all’associazione socioculturale “Sovana aperta” che da alcuni anni organizza una sorta di “benvenuto” al sole del solstizio.

L’appuntamento in duomo è alle 5.15 del mattino ma la levataccia vale sicuramente la pena. Quest’anno il rito sarà accompagnato da un’introduzione di Antonello Carrucoli, studioso ed esperto di storia locale, e da canti gregoriani eseguiti dal vivo da Martin Renshaw, con colazione sul piazzale antistante la cattedrale (per informazioni 324 368093 e sovanaperta@gmail.com).

Più che un evento, quello del levar del sole nel duomo di Sovana è un rito. Il gioco di luce del sole del solstizio non è, infatti, un caso. Il duomo, oltre ad essere un luogo di culto, è un vero laboratorio di archeoastronomia cristiana. Costruito tra l’undicesimo e il quattordicesimo secolo da sapienti conoscitori di astronomia e dedicato a San Pietro, deroga alla regola liturgica secondo la quale le chiese vanno orientate a est, cioè verso il sole dell’equinozio, considerato nell’antichità il simbolo dell’equità e della giustizia.

L’abside del duomo di Sovana, al contrario, è orientata al solstizio estivo, in netto contrasto con le indicazioni della Chiesa di Roma ma tipico delle culture nordiche e vicino alla religiosità precristiana. Secondo alcuni studiosi questo strappo alla regola potrebbe derivare anche da una vicinanza temporale al culto di San Giovanni Battista, che cade il 24 giugno. A ridosso del duomo ci sono infatti i ruderi della chiesa consacrata al Battista.

Se questa ipotesi risulta verosimile, è anche vero che il culto del sole in queste terre affonda le radici nella notte dei tempi. Percorrendo i quei canyon scavati nella roccia tufacea che sono le Vie Cave e le necropoli etrusche (proprio la campagna di Sovana ne custodisce una tra le più importanti del centro Italia) non è raro imbattersi in simboli e figure pagani scavati nella roccia che rimandano al culto del sole, prima fra tutti la svastica.

Niente a che fare con i nazisti, per carità. Il simbolo ariano del sole, l’astro per eccellenza, simbolo di vita, calore, energia, una vera e propria divinità, è raffigurato sulle antiche tombe ricavate nel tufo. Dall’antichità ai giorni nostri, dai remoti abissi del cosmo alla navata del duomo, insomma, il rito si ripete. Un rito di sole, di vita, di rinascita.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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