Il Tirreno

Livorno

«Senza il blocco Signorine la Chiccaia resti in piedi»

«Senza il blocco Signorine la Chiccaia resti in piedi»

Faggi (Unione Inquilini): «Ormai i vecchi piani di recupero non ci sono più prima di demolire il palazzo finiamo il resto. Intanto usiamolo per l’emergenza»

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LIVORNO. «Non demoliscano il blocco della Chiccaia prima di aver ritirato su quello delle Signorine». L’Unione Inquilini, con Daria Faggi, torna sul futuro del blocco di Shangai dopo le polemiche scoppiate all’indomani dell’ultima visita del sindacato tra i vecchi palazzi.

«Quelli spacciati oggi per piani di recupero – esordisce Faggi da Pieroni – non lo sono più». «Le leggi di fine anni Settanta – parte da lontano – finanziarono i piani di recupero, con i piani urbanistici che prevedevano interventi a tutto tondo nei quartieri: case, spazi verdi e per bambini, aree a servizi». «Quando a metà anni Novanta finirono i finanziamenti nazionali – aggiunge – avrebbero dovuto fermare i piani di recupero, anziché andare avanti finanziando gli interventi con la vendita delle case popolari. Così si è impoverito il patrimonio Erp: da 12.000 a 6.000 case».

Quindi? Dall’Unione Inquilini parlano di «nuovi criteri per i piani di recupero» per provare a risolvere la crisi del mondo della casa, «aspettando che li rifinanzino». Così chiedono di seguire tre strade: 1) «non demolire mai prima di aver ricostruito le parti già demolite di un quartiere» e «usare per l’emergenza le case che aspettano di essere buttate giù»; 2) «le circoscrizioni non ci sono più, ma gli edifici sì, e diventino centri civici e sociali autogestiti (ludoteche, biblioteche, spazi per associazioni»); 3) «per gli appartamenti popolari che versano in condizioni disastrose cambi d’ufficio o autorecupero, come ormai si fa già in tutta Italia».

Quindi Shangai: «Non demolire la Chiccaia prima di aver ricostruito il blocco delle Signorine». Che è andato giù anni fa (qui sono previste 60 case). «Sono entrambi finanziati con la 560, facciamo un intervento alla volta e portiamolo fino in fondo». La richiesta dell’Ui è sempre la stessa: «Appena la Chiccaia sarà svuotata, sia l’ufficio casa del Comune ad affidare in via temporanea gli alloggi a chi ha più bisogno, ad esempio sfrattati che hanno perso il lavoro». Ma si pensa davvero che queste vecchie case possano essere riusate, seppure temporaneamente? Secondo Faggi sì, almeno quelle dei lati lunghi: «È vero, non si possono riassegnare se non c’è la messa a norma, ma si possono usare ai fini dell’emergenza».

L’Unione Inquilini chiede anche di non demolire la Chiccaia fino a quando non saranno risolte altre tre partite: «Ristrutturazione di Lamarmora; uso di Casa Firenze dove c’è solo da mettere porte e finestre; utilizzo del distretto Asl dei via Rossi, dove ci sono occupanti da tre anni, avranno diritto all’autorecupero...». (j.g.)

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