Gioco
Giovani del remo celebrano gli eredi della Resistenza
Incontro in Comune organizzato dalla Coppa Baronitini per il 70º della Liberazione. L’omaggio in musica delle nipoti di Benifei
LIVORNO. “W l’Italia Libera” si scriveva all’indomani dalla Liberazione dal nazifascismo, e ieri, nella sala consiliare , grazie alle iniziative promosse dal Comitato “Coppa Barontini” per il 70° della Liberazione, si è celebrato l’antifascismo e il valore della memoria. Come in un ponte ideale tra passato e futuro, sono state le giovani e i giovani vogatori, insieme alle autorità, a conferire le pergamene agli eredi delle medaglie d’oro della resistenza livornese, di Ilio Barontini, dei Sindaci della Liberazione, Furio Diaz, e della Ricostruzione, Nicola Badaloni, e dei partigiani. Per la prima volta in un’occasione pubblica, seduto accanto ad Osmana Benifei, era presente solo il figlio. Come omaggio a Garibaldo, tre delle sue nipoti, hanno deciso di esibirsi suonando dei brani musicali. “Nonno è con noi, sappiamo che sarebbe stato felice di partecipare e ancora di più di vederci qui con i nostri strumenti” dice Martina Benifei. “Lui adorava vederci suonare –aggiungono le sorelle Valentina e Federica- è un’emozione forte per noi essere qui oggi, sappiamo che nonna si commuoverà, e che lui ne sarebbe stato felice”. Appena imbracciati violoncello, violino e flauto, le note salgono e un silenzio carico di emozione scende nella sala. Osmana Benifei non riesce a trattenere una lacrima e nello scroscio di applausi che segue si legge il calore e l’affetto di una città a questa coppia della resistenza. “Quest’anno sono venute a mancare due colonne della storia livornese, simboli entrambi dell’antifascismo, il rabbino Elio Toaff e il simbolo della nostra resistenza Garibaldo Benifei –dice il sindaco Filippo Nogarin- ma è bello vedere oggi in questa sala, unite in un solo abbraccio le radici della storia livornese e il nostro futuro rappresentato da questi giovani”. “Quando ci hanno detto che saremo stati noi a premiare gli eredi di chi ha fatto la resistenza siamo rimasti sorpresi –dicono con emozione Federico Magni, 18, e Larisa Toschi, 22- ma ne siamo onorati, è grazie a loro che oggi conosciamo il valore della libertà”. “La Coppa Barontini ha avuto il grande merito di portare l’antifascismo fuori dai libri di storia, di farne una memoria condivisa –interviene Giovanna Cepparello - la Coppa Barontini ha saputo invece farne memoria per una città”. La sala consiliare è stracolma, autorità, consiglieri comunali, vogatori, giovani e anziani, ma soprattutto molti partigiani. Loro si riconoscono, hanno ancora negli occhi una luce che sa di libertà. “Mi chiamo Mauro Betti, ho 93 anni e sono stato deportato nei campi in Germania” dice il partigiano “diciamo che all’inizio della guerra mi ero arruolato volontario in Marina a 17 anni, ero addetto al telegrafo e poi c’è stato il famoso 8 settembre”. La storia esce dalle pagine dei libri e diventa carne, parla davanti a una sala ammutolita, i ricordi sono vividi e sembrano gli ingredienti per un film. “Sono stato in tre campi di prigionia come prigioniero politico, prima a Rodi dove venni catturato, poi Atene, poi in Croazia da cui tentai di fuggire –ricorda Mauro Betti- ricordo che nei campi di granturco le spighe erano come pugni che mi arrivavano in faccia, sento i cani dietro che abbaiano, il fiume freddo in cui mi gettai, le parole urlate in tedesco e infine i partigiani, la fatica e la diffidenza per farmi accettare”. Mauro parla ancora con la forza del ragazzo di vent’anni che venne catturato dai tedeschi. “In una spedizione morirono sette compagni partigiani, io fui catturato, mi venne chiesto se volevo tornare nella Repubblica di Salò, risposi che non era la mia guerra e così fui spedito in Germania –conclude Mauro- quando tornai a casa nel 46, erano sei anni che mia madre non mi vedeva, e non credeva ai suoi occhi quando tornai vivo”. L’emozione prende il sopravvento. “Senza questi uomini, senza questi partigiani, da Ilio Barontini a tutti quelli presenti, tutti i valori rappresentati da questa sala di democrazia sarebbero solo un sogno irrealizzato -dicono Massimiliano Talini presidente del comitato Coppa Barontini e Mauro Nocchi della segreteria Anpi- partecipando a questo bando pubblico della Regione Toscana avevamo in mente di avvicinare il mondo del remo e i suoi giovani ai valori dell’antifascismo”. Dopo l’intervento del professor Enrico Mannari è il momento della cerimonia di consegna degli attestati. Il primo è per “Il partigiano Pierluigi Falca” dicono al microfono e lui, il più anziano del gruppo ribatte “ Ce la faccio ad alzarmi da solo” e negli occhi c’è una luce di una gioventù che non si spegne, un orgoglio che risplende anche nei figli di ogni partigiano .
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