Gioco
Body-guard e dissuasori, così la Versilia li contrasta
I bagnini guardinghi e minacciosi del Bagno Piero e del Twiga di Briatore, le corde stese tra uno stabilimento e l’altro: è la guerra soft ai venditori
La Versilia “leghista“ affila le armi e si prepara alla campagna d'estate. E' quella che si combatterà sui venditori abusivi che invadono i quindici chilometri di spiagge nobili frequentate dai vip ma anche dagli Ivo Barrocciai, arricchiti di Prato (il personaggio letterario inventato da Edoardo Nesi).
E' una guerra antica, che si combatte in Riviera da almeno 30 anni. Ma quest'anno assumerà caratteri più fortemente politici. Il partito di Salvini a Viareggio sfiora il 20%. La dice lunga in una città dove gli impresari edili arrivano tutti da Afragola e Marcenise, i pescatori da San Benedetto del Tronto, Gaeta e Porto Empedolce, i salumai da Parma, i pizzaioli da Napoli, gli infermieri del Versilia dalla vicina Massa (e Carrara). Insomma il melting pot viareggino è esploso. Figuriamoci cosa succederà a Pietrasanta, con la nuova giunta di centrodestra, e a Forte dei Marmi dove il Pd teme il ritorno dei vecchi padroni.
Il problema è politico ma è anche pratico. I venditori abusivi non sono solo brutti, sporchi e cattivi. E sicuramente fastidiosi. Sono troppi. Rispetto alla crisi, rispetto alla merce che vendono, rispetto alla pazienza del turista, rispetto a tutto il contorno.
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E allora si è arrivati agli scontri dello scorso anno, quando durante una retata un marinaio tirò fuori uno sfollagente e il video finì su Youtube. Un momento di rabbia che costò la testa al comandante della Capitaneria (non in maniera ufficiale, è chiaro).
Gli stabilimenti balneari, da par loro, cercano rimedi. Omeopatici, onde evitare il brutto spettacolo della caccia al nero in spiaggia che in passato le forze dell'ordine praticavano con frequenza. E allora fra un bagno e l'altro si stendono le corde, per costringere il venditore a fare su e giù, con dispersione di energia e pazienza sotto il caldo africano.
C'è chi cerca altre forme. Al bagno Piero di Forte gli assistenti bagnanti invece di guardare il mare (tanto il bagno lo fanno tutti in piscina) fanno un discreto lavoro di controllo e sicurezza. I venditori si avvicinano alle tende solo se sono graditi, se da parte della signora sdraiata sul lettino c'è una minima voglia di contrattare una borsa simil-Prada. Altrimenti sono gentilmente invitati a passare oltre.
Lo scorso anno il primo a tuonare sull'eccessiva presenza di venditori e massaggiatrici in spiaggia, fu Flavio Briatore, titolare del Twiga. Quest'anno ha un vantaggio, basta telefoni al nuovo sindaco di Pietrasanta, amico di vecchia data. E comunque anche lui ha una discreta sorveglianza in spiaggia, ma anche qui i body guard sono in maglietta e bermude, come gli steward del suo yacht.
La Versilia tenta di salvarsi così. Dall'eccessiva pressione sugli ospiti, e anche dalla pubblicità negativa. Anni fa uno Zucchero Fornaciari in vena di eccessi tuonò che «Forte era la capitale italiana del falso». Lui che in Versilia ci è cresciuto voleva denunciare una certa ipocrisia, ma in realtà si parte sempre dal venditore ambulante con le borse di Vuitton a tracolla e i Panerai al braccio.
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Roba che va avanti da trent'anni, lo si sa. Ma oggi la tolleranza cala e anche il Pd non può trovarsi spiazzato di fronte all'ondata di protesta. Che poi questi ragazzi dell'Africa nera non spaccino né delinquino, a differenza di altre etnie che hanno in mano coca e prostituzione, interessa poco. L'importante, per molti, è che restino invisibili.
O che diventino semplice folclore. Come il marocchino che due anni fa vendeva i bomboloni sul mare, stile Anni Sessanta. Ma anche lui durò poco. L'Asl gli contestò la mancanza dell'Haccp e gli sequestrò le ciambelle ancora calde. La burocrazia italica fu più feroce ed efficace di qualunque manganello.
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