Il Tirreno

Livorno

Addio a Graniero il pescatore che trovò l’Anfora di Baratti

Nel 1968 con le sue reti tirò su l’opera che oggi vale diversi milioni Il ricordo: «Una notte la tributaria venne a casa e ce la sequestrò»

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LIVORNO. Gaetano Graniero se n’è andato a 86 anni. Il suo nome a molti non dirà nulla, ma nel 1968 finì sulle prime pagine di tutti i giornali come il pescatore che ritrovò sui fondali del nostro mare la celebre “Anfora di Baratti”, a lungo custodita al museo archeologico nazionale di Firenze e oggi conservata nel museo di Pupolonia. Non è un caso che proprio a Baratti Graniero sia ricordato quasi come un eroe nazionale.

«Quando il peschereccio di mio padre tirò su con l’ancora quell’anfora non credevamo ai nostri occhi - racconta Mauro, uno dei figli -. La lucidammo col Sidol, come usava all’epoca quando tiravamo su reperti di bossoli o proiettili, ed era meravigliosa, con i suoi 134 medaglioni in argento che luccicavano».

Sulla banchina dei Quattro Mori, dove il peschereccio di Graniero attraccò quella mattina del 1968, si sparse subito la voce di quel ritrovamento e si fecero avanti in tanti per tentare l’armatore-pescatore a rivenderla. «Ci offrirono 10mila lire, che oggi equivarrebbero a diverse decine di migliaia di euro qualcuno arrivò a proporne addirittura 20mila. Erano tanti soldi, ma mio padre capì il valore di quell’anfora e disse di no a tutti, tendendosela a casa. Una notte, erano circa le due, sentimmo bussare alla porta: era la tributaria che la sequestrò».

Gaetano Graniero non fece una piega: l’anfora fu analizzata dagli studiosi e si scoprì che quei 6 chili e 800 grammi di argento splendidamente lavorato, con le sue 134 applicazioni ovali con figure legate al culto di Cibele, diffuso soprattutto in Siria e Anatolia, risalivano al IV secolo dopo Cristo. E che la Sovrintendenza confermò che Graniero fece bene a rifiutare le offerte che gli erano arrivate sulle banchine della Darsena Vecchia: altro che 20mila lire, all’epoca il valore fu stimato in 8 milioni di lire, diversi milioni di euro di oggi.

Nella loro casa di via Fiume, a pochi metri dal molo dei pescherecci, i Graniero hanno ancora le interviste dei giornali di quei giorni, ed è con una certa fierezza che il figlio Mauro li mostra. «Mio padre non è nato a Livorno, ma è livornese d’adozione. Si è trasferito qui da giovane e qui ha sempre vissuto - continua Mauro -. Talvolta certi personaggi sfuggono alla notorietà, ma credo che la città dovrebbe esserne fiera». (g.co.)

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