Gioco
Ogni portuale produce 72mila euro di ricchezza
A Livorno il record della produttività: il 40% in più rispetto al resto d’Italia Il nostro scalo incide per il 15.6% sull’intero sistema economico provinciale
LIVORNO. Chiamatelo locomotiva oppure volano, su una cosa però non abbiate più dubbi: il fatto che il porto rappresenti l’elemento chiave per la ripartenza del territorio. Si dirà: è la scoperta dell’acqua calda. Probabilmente sì, ma ribadirlo forse non è inutile, se è vero che è stato il ritornello di Enrico Rossi nell’ultimo anno del suo primo mandato (quando c’è stata l’accelerazione verso la Darsena Europa) e durante la sua campagna elettorale sulla costa: «E’ solo dal rilancio dell’economia portuale che Livorno può ripartire», ha ripetuto come un mantra il governatore.
I dati 2014 in arrivo dalla Camera di Commercio hanno detto ancora di più, come abbiamo evidenziato sul giornale di ieri: che da solo il porto non soltanto regge la città ma è in grado di spostare la bilancia dell’intera economia della provincia, mettendo il segno più su tutto il terziario (che per il resto sarebbe stato in profondo rosso) e riuscendo a riequilibrare anche l’andamento negativo di agricoltura e industria.
E’ il caso allora di entrare dentro a questa bilancia, per capire dai numeri quanto pesa oggi il porto in termini di fatturato, di posti di lavoro e quanto lo sviluppo dei traffici possa dare in termini occupazionali fin da quest’anno (col ritorno di Zim, gli investimenti di Msc e Grimaldi, gli insediamenti di Masol e General Electric, l’ulteriore legame con Uasc) senza dover attendere la Darsena Europa e il famoso scavalco (che arriveranno ma non domani).
Secondo il quarto rapporto sull’economia del mare presentato nelle scorse settimane da Unioncamere, nella graduatoria italiana per incidenza del valore aggiunto prodotto dall’economia del mare sul totale dell’economia locale, Livorno figura al secondo posto, superato soltanto (e di pochissimo) da Trieste, nonostante la blu economy di altre province abbia generato un valore aggiunto piu elevato. A Livorno è stato pari a 1.324 milioni di euro. Significa che il 15,6% della ricchezza prodotta dall’intero sistema economico provinciale, da Stagno a Capoliveri, in qualunque settore, è rappresentato dal porto (andrebbe inserita anche la pesca, ma la Camera di Commercio lega il dato esclusivamente al porto). A Trieste invece le banchine incidono per il 15.8% dell’economia provinciale. Subito dopo viene Genova, distanziata però tantissimo, col 13.7% di incidenza su un valore aggiunto assoluto di 3 miliardi e 136 milioni di euro. Si tratta di numeri e confronti emblematici.
Leggermente inferiore il peso del porto sull’occupazione. 18.400 lavoratori orbitano intorno alle nostre banchine: essi rappresentano il 13.4% del totale occupati della provincia, una percentuale inferiore a quella registrata a Olbia-Tempio (15.6 lavoratori ogni 100 sono “portuali”), Rimini (14.7%), La Spezia (14.6%), Trieste (13.8% come Livorno).
Il bicchiere può esser visto da una doppia angolazione: da un lato dice che ogni lavoratore occupato all’interno dell’economia del mare a Livorno produce una porzione di valore aggiunto pari a 72mila euro circa contro i 51mila della media nazionale. «Stiamo quindi parlando di un territorio dove la produttività del lavoro nel settore e decisamente piu alta della media nazionale, un risultato che può essere considerato un punto di forza importante», spiega l’analisi della Camera di Commercio livornese. L’altra visuale del bicchiere racconta invece che il rapporto lavoratori-carichi di lavoro è probabilmente al massimo (anche se ciò è in evidente contraddizione con tanti ammortizzatori sociali aperti in porto) e che dunque all’aumento dei traffici previsto anche quest’anno non potrà (o non potrebbe) che corrispondere nuova forza occupazionale. Se sarà così lo scopriremo presto.
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