Il lutto
I fondali del Romito sotto l'assedio dell'alga-ragnatela
Scogli e coralli ricoperti sui fondali da un reticolo. L’allarme dei sub: le gorgonie sono soffocate. Ma l’Arpat rassicura: è una normale alga bruna
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LIVORNO. C’era una volta, sui fondali di Calafuria, uno dei coralli più belli e preziosi del Mediterraneo, il leggendario corallium rubrum, che fin dall’epoca dei Medici aveva fatto di Livorno una delle capitali europee della sua lavorazione e commercializzazione, e che negli ultimi decenni è diventato attrazione per migliaia di ammiratori subacquei provenienti da tutta Italia, affascinati da quel colore quasi unico per il nostro mare e dalla sua capacità di proliferare a profondità incredibili, quindici metri anziché trenta-quaranta come in qualsiasi altra parte della penisola.
Il lettore stia tranquillo: quel corallo c’è ancora e almeno per adesso sta bene. Purtroppo però non si vede più. E’ sparito alla vista. Perché negli ultimi giorni è stato letteralmente ricoperto da un’alga che ha invaso i fondali livornesi. E come una ragnatela fittissima sparata da uno Spiderman sottomarino ha oscurato le pareti e le scogliere sottostanti nascondendo tutta la vita che quotidianamente vi ruota intorno.
C’è da preoccuparsi? Fabrizio Serena, responsabile dell’unità operativa risorsa ittica e biodiversità marina dell’Arpat, evita allarmismi: «Probabilmente si tratta non di mucillaggine ma di alga bruna che è proliferata trovando sui nostri fondali le condizioni ottimali», dice.
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Già domani però l’Arpat cercherà di capire meglio, visto che le segnalazioni arrivate all’agenzia sono state numerose, da Livorno lungo tutta la costa, fino alla Maremma: «Abbiamo in programma un sopralluogo e un’immersione proprio a Calafuria», annuncia Serena. L’esame visivo e quello al microscopio daranno risposte sull’origine dell’alga. Che - rassicura il responsabile dell’Arpat - non è un’alga killer. Ma che qualche problema lo sta già creando. Il primo alle attività di pesca: «Ci hanno chiamato dal sud della provincia e anche da Castiglion della Pescaia per segnalarci i danni procurati da quest’alga che impregna le reti e costringe i pescatori ad ore e ore di lavoro per ripulirle».
Il secondo è un’ipotesi, un timore che se fosse confermato, allora sì che farebbe scattare l’allarme, perché andrebbe a danneggiare proprio loro, le gorgonie e i coralli del nostro mare. «A vederle dal vivo sembrano soffocare, quasi morire», racconta Luciano De Nigris, subacqueo esperto, videomaker sottomarino che per Il Tirreno ha realizzato un eloquente filmato dei fondali di Calafuria ricoperti di alga bruna e visibile sul nostro sito.
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«Ricoperte da queste sostanze filamentose le gorgonie sono irriconoscibili, danno l’idea di trovarsi in sofferenza. Ma tutte le pareti sono modificate nelle loro forme», continua De Nigris. «Dal punto di vista visivo l’impatto è terribile. Non si vedono le pareti, non si vedono i fondali. In tanti anni sott’acqua non ho mai visto un fenomeno di queste dimensioni».
Perché l’alga bruna ha invaso il nostro mare? «Sono fenomeni ciclici - spiega Fabrizio Serena - L’inizio dell’estate può essere un periodo riproduttivo adatto all’espansione dell’alga. Per quanto riguarda l’estensione dell’area interessata non ci stupisce, vista la somiglianza delle temperature dello stesso ambiente marino»
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