Gioco
Aggrediti da quattro armati di manganello
Nel mirino due studenti nella notte a Banditella: uno fugge nel parcheggio sotterraneo, l’altro preso a pugni
LIVORNO. Camminare per strada, sul lungomare, e ritrovarsi nel mirino di una inspiegabile aggressione: in quattro contro due. Da un lato un gruppetto di giovani, pare livornesi, armati di manganello e con dei cappucci sulla testa; dall’altro due studenti francesi, un ventenne di Nizza di colore e un diciottenne di origini sudamericane, la cui famiglia vive a Livorno. Quest’ultimo da qualche mese è tornato a stare in città con i suoi, ad Ardenza; l’altro invece è un suo amico, che è venuto in città per trascorrere il weekend per un po’ di svago. Solo che le cose non sono andate esattamente come sperava: il fine settimana all’insegna del divertimento s’è trasformato in una brutta avventura.
A raccontare i fatti è la famiglia del diciottenne, che si è rivolta alle forze dell’ordine per presentare denuncia. I due amici, dopo esser stati a cena insieme, per terminare la serata hanno preso un taxi in direzione Calafuria, con l’intenzione di bere un drink e ballare un po’. Solo che nel locale non sono entrati. Secondo la versione del diciottenne, la sicurezza della discoteca non li ha fatti passare perché non avevano documenti che dimostravano la loro maggiore età. Il ventenne aveva solo il tesserino universitario.
A quel punto, i giovani hanno deciso di tornare indietro e, non potendo prendere un altro taxi, si sono avviati verso casa a piedi. Per accorciare un po’ l’itinerario, hanno provato a fare l’autostop. All’altezza di Banditella, i due hanno incrociato un’auto, forse una Clio bianca, che dopo qualche centinaio di metri si è fermata. La vettura ha fatto un’inversione a “U” e ha raggiunto i ragazzi all’incrocio con via Catanzaro.
Dal veicolo sono scesi quattro giovani: erano a volto scoperto, ma alcuni di loro indossavano un cappuccio. Uno poi aveva un manganello retrattile, come il 18enne ha raccontato ai suoi familiari e alla polizia. «Alla vista di quei quattro, che sono scesi di corsa e con fare minaccioso, mio nipote e il suo amico hanno cominciato a correre per sfuggire loro. Ma il gruppo li incalzava». A quel punto, il ventenne ha preso la fuga verso l’interno, in via Catanzaro, e ha trovato rifugio nel parcheggio di Marilia e da lì non s’è mosso per circa un’ora, terrorizzato. La peggio invece l’ha avuta il 18enne, che è stato raggiunto dai quattro e preso a botte sia col manganello sia con i pugni.
Proprio in quel punto, c’è una villa dove abita lo zio del giovane. Il 18enne allora, in un disperato tentativo di sfuggire all’aggressione, ha scavalcato il cancello dell’abitazione e ha tentato di citofonare allo zio. Ma gli inseguitori si sono a loro volta infilati nel giardino e hanno continuato a picchiarlo. La sfortuna ha voluto che uno dei due citofoni dello zio fosse rotto: il padrone di casa ha sentito il campanello solo al secondo tentativo.
«Lo stesso zio – racconta la compagna del padre della vittima – ha visto dal video citofono uno degli aggressori scagliarsi contro il nipote». Così scoperti, finalmente i 4 sono scappati facendo perdere le proprie tracce: quando è arrivata la polizia erano spariti. Da chiarire i motivi dell’aggressione: «I quattro potrebbero essere stati alterati da alcol o droghe oppure essersi scagliati contro i due perché stranieri», ipotizzano i familiari della vittima.
Fatto sta che il giovane picchiato è dovuto andare in pronto soccorso per le ferite: ha un trauma cranico e contusioni guaribili in 10 giorni. Ma soprattutto i due ragazzi sono sotto choc. Sul caso indaga la polizia.
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