Gioco
Velo: il Santuario dei Cetacei fa da esempio
Il sindaco Nogarin insiste sulla tutela ambientale: perciò occhi aperti su maxi-Darsena e Olt
LIVORNO. «Un'esperienza di riferimento a livello mediterraneo di governance internazionale dell'ambiente marino». Così stato definito il Santuario dei cetacei Pelagos dal sottosegretario all'ambiente Silvia Velo. L'occasione è stata offerta dal primo incontro internazionale dei comuni aderenti al Partenariato del Santuario dei cetacei Pelagos svoltosi ieri, con la partecipazione di relatori italiani, francesi e monegaschi, al Museo di storia naturale del Mediterraneo: un'occasione per valorizzare le iniziative poste in essere dai Comuni aderenti e definire un bilancio della Carta istitutiva di Pelagos in vista della sua eventuale revisione ed in particolare per creare nuove sinergie transfrontaliere a livello sia regionale che internazionale.
Istituito a Roma nel 1999 ed operativo dal 2002 il Santuario Pelagos si estende per 87.500 chilometri quadrati lungo una linea costiera di oltre duemila chilometri sulla quale si affacciano 241 comuni italiani e francesi oltre al Principato di Monaco: è l'unica area protetta marina di alto mare con particolare riferimento alla protezione dei mammiferi marini.
Ad oggi sono 82 i comuni aderenti al Partenariato di cui 29 francesi e 53 italiani, compreso quello di Livorno con l'adesione sottoscritta il 21 giugno 2014, uno dei primi atti politici della neoeletta amministrazione comunale pentastellata. Lo ha sottolineato il sindaco Filippo Nogarin: «Il nostro impegno è e continuerà ad essere quello di vigilare e di porre in essere tutte le misure necessarie a tutelare le specie viventi in un'area naturalistica di pregio assoluto purtroppo sottoposta talvolta a sversamenti accidentali di idrocarburi ed a inquinamento da plastiche». Nogarin sottolinea che «anche per questo motivo abbiamo preteso chiarezza e partecipazione riguardo al progetto di ampliamento del porto di Livorno, un'opera importante sia per lo sviluppo della città che per dare una prospettiva a tutta la costa toscana, ma che chiede la massima attenzione da parte di tutti noi per le conseguenze che in prospettiva potrebbe avere in termini di volumi di traffici e inquinamento del mare».
Il sindaco M5S livornese non ha fatto mancare una stoccata verso il rigassificatore: «Vogliamo evitare che avvenga quanto si è incredibilmente concretizzato anni fa con la nave rigassificatore Olt, un impianto industriale a rischio posizionato a 12 miglia dalla costa pisano-livornese dentro una delicatissima area dal punto di vista ambientale rispetto alla quale oggi resta fermo il nostro impegno a monitorare costantemente la sicurezza soprattutto sul piano ambientale».
Le principali specie di cetacei che possiamo trovare nelle acque del Santuario sono, in particolare, il delfino comune, il globicefalo nero, il tursiope, il grampo, lo zifio, la balenottera comune ed il capodoglio.
Non appare lusinghiero il giudizio che arriva dal Wwf a margine del convegno: l'accordo che ha creato il Santuario Pelagos «è giuridicamente debole»: è «un'entità che non è legalmente riconosciuta nei paesi firmatari come area marina protetta e pertanto non consente l'istituzione di un ente gestore». Nel mirino anche la carenza di mezzi finanziari ad esso dedicati o la effettiva riduzione dei materiali inquinanti nell'ambiente marino interessato.
Viene peraltro considerato un successo la Carta di adesione al Partenariato che ha coinvolto molti comuni costieri italiani e francesi, come pure l'incremento della ricerca scientifica nell'area. In base a tale analisi il Wwf raccomanda una più efficace gestione del Santuario. Come? Accrescendo le risorse finanziarie, istituendo misure di gestione del traffico marittimo nell'area, incrementando la ricerca e avvalendosi di altri strumenti normativi («come lo status Aspim o la Direttiva quadro 2008/56/CE e 2000/60/CE»).
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