Il Tirreno

Livorno

«Situazione migliorata ma cresce l’abuso di esami e farmaci»

di Stefano Bartoli

Sabina Nuti, docente a Pisa e responsabile del progetto: «Troppe prestazioni inutili, uso record di antidepressivi»

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«Rispetto allo scorso anno sono migliorati tutti gli indicatori di appropriatezza medica e chirurgica e si è ridotto il tasso di ospedalizzazione, cioè il numero dei ricoveri per abitante, segno anche questo di un miglioramento delle cure territoriali. Ci sono però ancora indicatori in cui si registrano peggioramenti complessivi». È molto accurata l'analisi di Sabina Nuti, professore ordinario alla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa e responsabile del Laboratorio Management e Sanità della stessa struttura: il sistema di valutazione delle performance da loro sviluppato è diventato un termometro che spazia dalla medicina di base a quella dei grandi interventi, così accurato che, dopo l'esordio una decina di anni fa, è ora adottato, oltre che dalla Toscana, anche da altre 14 regioni.

Cominciamo proprio da quest'ultimo aspetto e cioè la confermata validità del vostro meccanismo di valutazione e le differenze con lo scorso anno.

«Gli indicatori sono moltissimi per la Toscana, mentre sono circa un centinaio quelli usati a livello del network delle regioni i cui risultati 2014 saranno presentati il prossimo primo luglio al ministero della Sanità. Tutto partì dalla richiesta, nel 2001, dell'allora assessore al Diritto alla salute Enrico Rossi che voleva un sistema capace di misurare i risultati ottenuti con la spesa sostenuta. La prima regione ad aggiungersi fu la Liguria nel 2008, le ultime quattro in questo ultimo anno sono la Lombardia, il Lazio, la Sardegna e la Calabria. Venendo al quadro generale, tutto è basato su una valutazione quantitativa del sistema toscano misurata con il confronto tra le aziende del sistema e tra le regioni che condividono il metodo: le differenze tra aziende non giustificate da bisogni differenti dei pazienti segnalano le aree di intervento, ossia dove si può migliorare la qualità, dove si possono recuperare risorse. In generale, si può dire che la nostra regione sta migliorando, rispetto al 2014, nel 65 per cento degli indicatori, e nel 40 per cento dei casi si è ridotta anche la “variabilità interregionale”, indicatore essenziale perché verifica che le cure siano distribuite in modo adeguato in tutto il territorio. Poi c'è un 14 per cento di indicatori che invece sono peggiorati».

Che cosa è migliorato rispetto a dodici mesi fa?

«Sono migliorati gli indicatori di appropriatezza medica e chirurgica, oltre al fatto che si è ridotto il tasso di ospedalizzazione, cioè il numero dei ricoveri rapportato a quello degli abitanti, perché sono migliorate le cure territoriali».

Cosa invece va peggio?

«Qui si rientra in quel 14% di indicatori peggiorati e con una variabilità diminuita. Ad esempio sono aumentate le risonanze magnetiche lombari ripetute due volte nel giro di dodici mesi: eseguire una prestazione diagnostica inappropriata può comportare un allungamento dei tempi di attesa per un esame invece davvero urgente, anche se l'erogazione complessiva rimane la stessa. Da una parte sono gli stessi i cittadini che a volte richiedono esami e prestazioni inutili, altre volte dipende dai medici che le prescrivono».

Altri problemi?

«Un aumento dell'uso degli antidepressivi, soprattutto tra le donne, quando invece l'obiettivo era la riduzione. Sull'uso degli antibiotici invece si registra una riduzione generale in ambito territoriale, ossia i medici di famiglia li prescrivono con maggiore accuratezza, ma invece un ulteriore aumento dei consumi in ospedale con tutte le conseguenze del caso».

Ci sono differenze tra un ospedale e l'altro?

«Ogni ospedale ha aree in cui può migliorare e servizi di eccellenza. Non credo alle pagelle e alle classifiche, ma al lavoro serio e attento degli oltre 50.000 operatori che ogni giorno lavorano nelle strutture toscane e che, anche grazie a queste misure, sono riusciti a migliorare il livello di qualità dei servizi erogati».

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