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Livorno

lo spaccato sociale

Siamo la città con meno voglia di fare impresa

Siamo la città con meno voglia di fare impresa

LIVORNO. Non c’è lavoro? E neanche pensano ad inventarselo i livornesi. Siamo infatti il territorio con la più bassa propensione a fare impresa di tutta la Toscana. E questo primato, non certo...

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LIVORNO. Non c’è lavoro? E neanche pensano ad inventarselo i livornesi. Siamo infatti il territorio con la più bassa propensione a fare impresa di tutta la Toscana. E questo primato, non certo positivo, caratterizza anche gli under 40: solo il 12.7% dei cittadini sotto i 40 anni (considerati “giovani” a livello imprenditoriale) tenta di fare impresa, rispetto al 14.8% della media regionale.

Esce anche un ritratto sociale dei livornesi dal rapporto sull’economia presentato in Camera di Commercio.

«Rispetto sia a dieci anni fa che al 2011, l’attitudine allo sviluppo d’iniziative imprenditoriali da parte dei residenti risulta in calo ed inferiore alla media regionale», hanno spiegato Raffaella Antonini e Federico Doretti del centro studi dell’ente camerale.

Rispetto al 2011 la contrazione del bacino imprenditoriale giovanile è forte: 15.6%. Come conseguenza l’indice di propensione a fare impresa degli under 40 residenti passa dal 13,9% del 2011 al 12,7%, per un calo complessivo di quasi un punto percentuale, peggior indice della Toscana.

La contrazione della propensione imprenditoriale femminile è in realtà contenuta (meno di un punto percentuale), «ma quel che lascia pensare - aggiungono Antonini e Doretti - è comunque la mancata evoluzione positiva».

L’origine di una così bassa propensione imprenditoriale per Livorno - secondo l’analisi della Camera di Commercio - è da ricercare nelle radici del suo sistema economico, basato sugli alti livelli di occupazione generati dalla grande industria a partecipazione statale.

«Nel tempo - affermano Doretti e Antonini - i residenti hanno sviluppato una cultura occupazionale prevalentemente rivolta alla ricerca del posto fisso in fabbrica o negli enti pubblici, con ciò sopendo lo spirito e la creatività imprenditoriale».

E’ chiaro però che davanti all’evoluzione del quadro occupazionale, si pone ai livornesi «l’obbligo-dovere di ripensare quella cultura occupazionale sinora alimentata dalla tradizione, risvegliando la voglia di innovare e giocare in prima persona la partita del futuro lavorativo», dicono Doretti e Antonini. L’alternativa è continuare ad aspettare un lavoro che dal cielo non arriverà. (g.cor.)

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