Il Tirreno

Livorno

Il porto da solo attutisce il crollo dell’economia di tutta la provincia

di Giulio Corsi
Il porto da solo attutisce il crollo dell’economia di tutta la provincia

Altro anno nero da Livorno a Piombino: contrazioni pesanti per industria, costruzioni e pure per vino e olio Si salva (in parte) il terziario grazie ai traffici in banchina, ma il commercio va male: fatturato a meno 5.8%

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LIVORNO. Nella provincia in cui in appena 80 chilometri, dal cartello di Stagno a quello di Piombino, sono state riconosciute due aree di crisi complessa, chiedersi in che condizioni di salute versa l’economia sembra quasi retorico. E invece il rapporto annuale realizzato dal centro studi della Camera di Commercio e presentato ieri dal presidente dell’ente camerale Sergio Costalli e dal segretario generale Pierluigi Giuntoli regala più che una fotografia, una vera e propria Tac del tessuto produttivo, sociale ed economico livornese. Che finisce col dimostrare con i numeri quanto il porto di Livorno, da solo, oggi rappresenta la locomotiva non solo della città ma dell’intero territorio, almeno in termini di produzione di plusvalore e dunque di fatturato (e anche di posti di lavoro?).

Diciamolo subito: il responso della Tac è preoccupante. Ci sono degli squarci di luce (i servizi, cioé il porto), ma Livorno (con la sua provincia) continua a soffrire più del resto della Toscana. E non soffre soltanto nel settore della grande industria manifatturiera (la mazzata arrivata con la chiusura della Trw è stata il sigillo ad un anno che nel settore industriale ha visto registrare un calo del valore aggiunto del 3.4% rispetto al 2013), non soffre soltanto nel criticissimo settore dell’edilizia (meno 4.9%, il risultato del valore aggiunto, anche se nel secondo semestre un leggero incremento delle vendite immobiliari potrebbe segnare un’inversione di tendenza), ma rincula (parzialmente) anche laddove genera produzioni di altissima qualità apprezzate in tutto il mondo, lèggi vino e olio. Il dato non lascia scampo a interpretazioni: nel 2014 Livorno ha registrato un vero e proprio crollo dell’export agricolo (-11,7%) a cui si abbina un ridimensionamento del numero delle imprese agricole. Anche se, evidenzia l’analisi dell’ente camerale, non è il cattivo andamento delle importazioni la causa di questa riduzione, quanto invece la concentrazione e la crescita delle imprese agricole. E il positivo risultato della vendemmia 2014 già fa tornare il sorriso, raccontando un incremento della produzione di vino provinciale sia per le Doc che per le Docg.

In assoluto nel 2014 il valore aggiunto provinciale, cioé il plusvalore, ha sfiorato gli 8 miliardi di euro, con una leggera flessione rispetto al 2013 (-0,1%), ma come dicevamo la contrazione sarebbe potuta essere anche maggiore senza il buon andamento dei servizi (+0,9%). Attenzione però, perché non è tutto il terziario a tenere. Anzi: se per il commercio si stima una perdita di fatturato del 5,8%, e nel turismo si riscontra un calo tendenziale dell’alberghiero, un aumento di ristoranti (ma una diminuzione dei bar), delle agenzie di viaggio e degli stabilimenti balneari (con un aumento degli arrivi ma non delle presenze), sono state le attività portuali a trainare il settore. I dati in questo caso li abbiamo scritti e riscritti, ma visti nel contesto generale del terziario provinciale fanno un effetto ben più forte: il segno più davanti a rinfuse solide, Ro-Ro e soprattutto contenitori ha permesso ai traffici del porto di Livorno di fare meglio del 2013, ma anche di scrivere il più 0.9% al settore dei servizi di tutta la provincia, migliorando così la flessione della ricchezza totale prodotta da Livorno fino a Portoferraio.

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