Gioco
I “ponti”? A noi ci riescano solo velli delle vaànze!
Mentre quello “mobile” della Fortezza Vecchia non s’è urtimato, ora inizia a crollà anche ir Ponte di ‘Alignaia
Ovvia. Ora è palese. L’unici ponti che si sanno fa’ bene son quelli tra ‘r giovedì e ‘r sabato o fra la domenia e ir martedì. Sur resto, c’è da rivedé quarcosa. Pare ‘mpossibile, ma è così! S’è speso uno stonfo per costruì ir ponte mobile della Fortezza Vecchia per entrà ‘n Fortezza “da sotto”, per avevvi accesso dalla Venezia, e ir ponte è sempre lì, non ultimato, incompleto, spezzettato, non funzionante. O vai cor sarto in lungo o vai a nòto – perché ir ponte non pontifica né ponteggia (e di là ‘un ti ci porta). E mentre s’era vì a ragionanne, ecco arrivacci sulla testa un’artra tegola (o era una mattonata? O un calcinaccio?): ir Ponte di Calignaia perde i pezzi e piovono sulla chiorba de’ bagnanti. Boia dé, artro che ir “Ponte sur Fiume Kwai”, qui ci s’ha ir “Ponte sur mare di Guai”! Se non ci riesce finì da du’ anni un ponticello di legno di 20 metri (quello della Fortezza appunto), chi ci va a aggiustà ir Ponte di Calignaia, che ar confronto pare ir Gorden Gate o ir Ponte di Brooklyn de’ ciuingam! Certo dé, è ‘nutile fa ir “corridoio” su’ bagni per rendelli liberi e accessibili a tutti, se poi si ‘hiude Calignaia perché a prende’ ‘r Sole sulla spiaggia c’è anche ir rischio di pigliassi un pietrone der viso gratisse. Insomma, Livorno cade a pezzi, e queste son le prove.
di Claudio Marmugi
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Non c'è niente da fa', sono arrabbiata con lorolì
Lo so, il tema è abusato, ma come si fa a non ritornarci sopra? Dico, la proposta di lorolì di taglià i fondi ai comuni che accolgono i migranti senza trattarli da bestie, come si fa a non commentarla? E a cosa dobbiamo arrivare prima che ci sia un moto d'indignazione nella gente? (Ah, sia detto en passant, il rito dell'ampolla del dio Po non mi pare proprio una 'osa da mitteleuropei ganzi contrapposti all'affriani selvaggi e crudeli, è roba che seondo me fa specie anche ai sacerdoti vudù). Fino a dove ci vogliamo spinge'? Vogliamo dì che chi è povero va ammazzato da piccino? Vogliamo essere coerenti e tagliare i fondi anche ai comuni che investono per eliminare le barriere architettoniche? Basta scialare, "se 'un pòi caminà stattene a casina tua", dio bene? Ma aspetta, aspetta, leviamo anche la maternità per le donne che lavorano, con tutti l'omini disoccupati che ci sono queste qui prima si divertono e poi gravano sui nostri bilanci. Non parliamo poi di agevolare chi vòle studià, specie se di famiglie disagiate. Cioè, te nasci morto di fame e vorresti anche studià? Per cosa lo fai, per umiliare chi ne sa meno di te, è evidente, mazzate nelle gambe anche a te, così ti passa la voglia. Oh, andiamo avanti così, ma a furia di non tollerare più nessuno, questa gente e chi li vota, ce l'avrà prima o poi un rigurgito di 'oscienza? O il rigurgito ce l'ho solo io, quando li sento ragionà?
di Paola Pasqui
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Putinne in Italia
La visita ner nostro Paese, una vorta!, di Putinne ha provo'ato reazioni 'ontroverze mettendo 'r povero Renzino sulla grati'ola. Da 'na parte Matteino Sarvini, detto "ruspante", e Sirvio, detto "cascante" , che praudono ar loro ami'o Putinne, e dall'artra la Merke' che, dimostrando ancora una vorta che 'tedeschi ci vogliano 'omanda' a bacchetta, ha incari'ato ir propio Ministro della Propaganda, Otto Von Kaarìtten, di introdurre a scopo didatti'o nelle scòle italiane i manuali: Onestà prima di tutto, Amore per l'Europa e Voglia di lavora'. Matteino, spaventatissimo per questa iniziativa tendente a modifi'a i nostri 'ostumi nettamente 'ontrari a' dettami de' tre libbri, ha subito inviato in Germania, dopo avella levata dalla 'arbolina, Orietta Berti, che canterà ar Parlamento tedesco "E qui comando io, e questa è casa mia...", per dimostra' che Lui, Renzino, un ha paura di nissuni. Ma circola voce che la Merke' voglia attua' la "Kambien Sagren", ovvero la modifi'a der vitto delle sagre estive itali'he tipi'amente a base di rasagne, rostinciana, vino e marzucca con viuste,crauti, pannocchie, birra e varze' bavaresi, e che esiga che in Italia si mettano i 'artelli delle località in doppia lingua. Eppoi di'ano 'he siamo un Paese sovrano. Aho!
di Consalvo Noberini
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Ma allora si pòle dì “Lo Stintino di su’ mà”?
Ma cosa c'è di più bello per un livornese che far ritorno al proprio scoglio, al consueto arenile dove, or è l'anno, si sdipanava il telo di spugna o la sdraìna d'alluminio co' braccioli di plàstia? C'è cosa migliore che ritirà fòri ar tocco spaccato la stiacciata ripiena di mortadella profumata presa dall'alimentari sotto 'asa e l'arbiòcche già sciacquate dalla diacciaìna (con l’odori che si son mischiati dentro, ‘nsieme a quello della plastìa cinese ribollita, e pare che tu abbia scoperchiato la stazione ecologia der compost)? No, 'un esiste piacere più 'ntenzo che quello rinnovato ogni anno ner rito der primo bagno e ner rutto libero dopo la prima merenda sotto l'ombrellone e der sole che ti stiànta. E ‘nsieme a questo, le ‘mmancabili ‘hiacchiere da mare di vell’artri. Du’ donne accant’a me si raccontano i viaggi dell'inverno: “No, chè! Mellio vì che a Sciarm! Lì c'è ir barracùda e ci s'aveva paura, sicché siamo stati tutto ir tempo alla piscina dell'otèl”. “Dé, o ‘n Zardegna? A Stintino? Ma lo sai che Stintino vòr dì 'budello?”* (*isthintìnu, cioè intestino, budello in sassarese, ndr). “Ah sì? Allora si pòle dì lo Stintino di su’ mà?”. “Dè, e c'è anche Budelli perdavvero! Boia, ma cianno la fissa 'n Zardegna!”. “Mammamia, che postacci! Oh, però queste sdraìne dell'ipercòppe si son comprate solo dodicianni fa e son già tutte sformate, o come mai?”. Dentro di me rido e penso: “Badalì, donne, fàtine meno di merenda ar Sole, con questo cardo”.
di Patrizia Salutu
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