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Villa Alma Pace, hotel chiuso: senza lavoro i 9 dipendenti
Livorno, la struttura di Antignano è passata sotto la gestione della diocesi di Livorno. «Sarà una casa per esercizi spirituali, non possiamo riassumere quel personale»
LIVORNO. Prende il via ufficialmente oggi la nuova gestione di Villa Alma Pace, lo splendido edificio che da un lato si affaccia sul lungomare di Antignano e dall’altro guarda a picco sul mare. La villa - di proprietà della diocesi di Piacenza - cambia gestione: dalla Cooperativa sociale Alma Pace alla diocesi di Livorno. Cambia anche veste: da albergo a casa di ritiro spirituale. E in questo doppio cambio perde i suoi lavoratori. Nove persone che da oggi si trovano senza lavoro, disoccupate.
E così proprio oggi - “giornata di santificazione sacerdotale”, come la definisce la diocesi di Livorno sul proprio sito internet - rischia di diventare anche una giornata di protesta e sicuramente diventa una giornata di dolore, rabbia e paura per gli ormai ex lavoratori della cooperativa, nove soci-dipendenti che nel passaggio di chiavi di villa Alma Pace sono rimasti senza lavoro.
14 anni da hotel. Facciamo un passo indietro. Era il 2001 e la diocesi di Piacenza, proprietaria dell'immobile, si era messa alla ricerca di un soggetto che lo gestisse. Era nata così la Cooperativa sociale Alma Pace, che con nove dipendenti (di cui due soggetti svantaggiati) ha amministrato lo splendido immobile come una casa per ferie, praticamente un hotel, formalmente a una stella, di fatto di ben più alta categoria a leggere sia il listino prezzi che i giudizi dei clienti sui siti internet specializzati, a partire da Tripadvisor. La casa per ferie ha funzionato per ben 14 anni. Il 13 marzo però ha chiuso. «In tutti questi anni abbiamo ospitato sopratutto persone legate al mondo ecclesiastico - raccontano gli ex dipendenti - ma anche associati alla Uisp livornese, studenti fuori sede dell'Istituto Nautico Cappellini e dal prossimo inverno sarebbe partita la collaborazione con le giovanili del Livorno Calcio».
I problemi dal 2011. Le cose sono andate bene a lungo, poi nel 2011 sono iniziati i problemi: «I problemi economici sono cominciati quattro anni fa - ricordano - e hanno portato, tre anni dopo, alle dimissioni del vecchio presidente. Era il 2014 e, come cooperativa, eleggemmo un nuovo presidente ed un nuovo consiglio di amministrazione». Con il consiglio rinnovato, secondo i lavoratori, si cominciava a respirare aria nuova: «Abbiamo assistito ad un'impennata positiva, tant'è che negli ultimi mesi del 2015 il fatturato è aumentato, rispetto all'anno precedente, di 54mila euro. Certo, rimanevano dei debiti da ripianare - ammettono - ma il cambio di rotta era evidente».
Da hotel a casa spirituale. Perché, dunque, questo improvviso stop che ha portato la Diocesi piacentina a tagliare fuori dalla gestione della villa la Cooperativa sociale? Secondo la Curia livornese, che ha ricevuto l'incarico della nuova gestione, il problema starebbe proprio nella sostenibilità economica: «Abbiamo ricevuto la struttura in comodato d'uso per trasformarla in una casa di esercizi spirituali, senza scopo di lucro. Funzione, tra l'altro, che sarebbe anche indicata nel vecchio lascito, quello con cui Piacenza ricevette l'immobile». E sulla tutela dei posti di lavoro? «Come potremmo assumere personale? - dicono da via del Seminario -. La villa non ha più una destinazione commerciale. Inoltre non sappiamo niente del contenzioso in corso tra la Cooperativa e la Diocesi di Piacenza».
«La diocesi di Livorno non ci vuole». Eppure, secondo gli ex lavoratori, quando nell'ottobre del 2014 il nuovo presidente della Cooperativa decise di affidargli direttamente la gestione della villa, dalla Diocesi di Piacenza sarebbero arrivati solo incoraggiamenti: «Tant'è che nel gennaio di quest'anno ci siamo riuniti per chiudere la vecchia cooperativa e aprirne una nuova, che fosse in grado di sopperire alle difficoltà economiche» spiegano. Poi, all'improvviso, sarebbe saltato il tavolo: «Il 3 febbraio ci è arrivata un'email in cui la Diocesi di Piacenza ci ha intimato di interrompere tutto. Vogliamo interfacciarci con la Diocesi livornese, ci hanno detto, per trovare un'alternativa alla gestione”. Con lo stop, per gli ex dipendenti, anche la vanificazione delle prenotazioni della nuova stagione («Abbiamo dovuto girare a un albergatore della zona ben 65mila euro di prenotazioni», dicono) e la perdita del posto di lavoro: «Da Piacenza ci avevano assicurato che i posti di lavoro sarebbero stati mantenuti nonostante il passaggio ma la Diocesi di Livorno si è sempre rifiutata di incontrarci e di concordare una strategia comune». Il fatto, nel frattempo, è finito sul tavolo degli avvocati: «La Diocesi di Piacenza ha negato di averci mai appoggiato nella creazione di una nuova Cooperativa; non solo: hanno detto che ci avrebbero contattato per proporci un lavoro e che noi ci saremmo rifiutati. Non è vero e che diciamo la verità - concludono - gli atti che testimoniano i passaggi di questa vicenda sono tutti scritti».
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