Gioco
Nonni e genitori contro il cartello
All’uscita dell’asilo Gobetti: quel foglio non rappresenta il vicinato ma un singolo
LIVORNO. Chissà se i residenti di via degli Asili, o almeno coloro che si sentono rappresentati da quel cartello affisso nei giorni scorsi sul portone della scuola dell'infanzia "Gobetti", non preferirebbero che i piccoli frequentatori dell'asilo fossero già come il più grandicello "Otto", installazione dell'artista Giovanni da Monreale che ritrae un giovane appoggiato al muro nella poco distante via Carlo Bini. Un adolescente silenzioso, con il corpo chinato sullo smartphone tra le mani, lo sguardo assente e la mente già assuefatta dai videogiochi. Di certo, questo è ciò che non vogliono le insegnanti, né tantomeno i genitori degli alunni dell'asilo nel cuore di Borgo Cappuccini.
Ieri pomeriggio siamo andati a raccogliere gli umori fuori dalla scuola, dove c'erano soprattutto nonne e nonni in attesa dell'uscita dei nipotini. Nelle loro parole abbiamo colto l'incredulità per quel cartello comparso al portone dell'asilo con cui veniva chiesto alle maestre di "non far urlare i bambini all'ora di pranzo", in nome del "diritto di riposare".
Ma l'amarezza per quanto accaduto è accompagnata dalla convinzione che si tratti di un gesto che non identifica "il vicinato", come scritto genericamente al posto della firma sul foglio, quanto piuttosto un singolo abitante della zona.
«Dietro al cartello - afferma una nonna - si nasconde una persona intransigente. Non può pretendere il silenzio assoluto dove ci sono dei bambini. L'asilo - aggiunge prima di prendere in braccio la nipotina - non è stato aperto ieri, sembra davvero una polemica fine a se stessa».
«I bambini - interviene un nonno appena uscito dalla scuola - sono qui per essere educati, ma anche per socializzare tra loro e divertirsi. Mi spiace che in una città un tempo tollerante come la nostra si debba assistere a vicende di questo tipo».
«I piccoli - gli fa eco un'altra signora - non stanno fuori in giardino tutto il tempo, ma è normale che approfittino del bel tempo per trascorrere un'ora all'aria aperta. Con questo caldo e con le finestre spalancate, poi, è inconcepibile pretendere il silenzio quando svolgono attività ricreative, pranzo compreso».
C'è anche chi prova a concedere qualche attenuante al reponsabile del messaggio: «Forse è qualcuno che lavora la notte e quindi deve dormire di giorno - ipotizza un nonno cercando di sdrammatizzare - comunque si tratta di sopportare ancora qualche giorno, poi sarà libero di riposare quando vuole».
La testimonianza più significativa, però, è quella di un altro nonno, un po' più anziano, che ci indica l'orecchio, facendo cenno di ascoltare le voci giocose dei bambini che escono dall'asilo: «Lo sente? Qualcuno questo lo chiama rumore, fastidio. Io lo chiamo divertimento. Dovremmo essere tutti più spensierati. Compreso chi ha scritto quel cartello».
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