Il dolore
Un motivo in più per esibirli
In un Paese di legulei c’è sempre qualcuno pronto a darvi ragione, anche se avete torto. Palesemente torto. Il caso degli scontrini del Consiglio regionale della Toscana è poca cosa...
In un Paese di legulei c’è sempre qualcuno pronto a darvi ragione, anche se avete torto. Palesemente torto. Il caso degli scontrini del Consiglio regionale della Toscana è poca cosa rispetto alle ruberie alle quali siamo abituati. Anzi, dichiaro qui pubblicamente, io non credo che si tratti di una ruberia e neppure di danari spesi in vini pregiati, cene preziose, abiti griffati, viaggi esotici, cinema e saune. Sono certo che i consiglieri hanno speso i soldi a disposizione dei gruppi politici per le finalità stabilite. Ok? È per questa ragione che ne chiedo la rendicontazione pubblica. Proprio perché non ho dubbi su nessuno dei membri del nostro costoso parlamentino (se vi pare poco uno stipendio lordo intorno ai 10 mila euro) mi domando per quale oscura ragione nessuno, tranne qualche eroe - è il caso di un livornese, non rieletto - abbia tolto di tasca le ricevute per mostrarle agli elettori. Si sarebbe trattato di trasparenza, banale ma essenziale, in un momento in cui siamo sempre più convinti che in Italia rubano tutti quelli che possono. Che esempio nobile sarebbe stato quello dei consiglieri regionali toscani i quali, pur non essendovi costretti per legge, avessero esposto ogni spesuccia, pure la più piccina, dicendo: sono soldi vostri, cari elettori, vi diciamo che uso ne abbiamo fatto.
Invece, si sa, la forma vale più della sostanza. Davanti alle richieste assillanti della Corte dei conti i Nostri, fieramente difesi dal presidente del Consiglio regionale, hanno detto: qui si lede la nostra autonomia, ci si sbeffeggia costringendoci a un’esibizione che è poco dignitosa. Debbo essere sincero, temo che la tesi avesse in origine una sua credibilità. All’interno delle attività politiche dei consiglieri regionali potrebbero esserci atti delicati, riservati, da proteggere. In teoria. In pratica non ne ho mai avuto reale contezza. Ho fatto il giornalista in Trentino Alto Adige, in Veneto, in Friuli Venezia Giulia e le uniche spese riservate che ho potuto appurare sono state quelle che i consiglieri non volevano che si sapessero... perché imbarazzanti. Dal pesce ai biglietti di una manifestazione di beneficenza, ho visto e letto di tutto. Non sarà il caso della Toscana, ne sono sicuro. Coltivo, tuttavia, il sospetto, e spero di essere smentito, che i nostri consiglieri non ci vogliano far vedere gli scontrini, nella migliore delle ipotesi, perché non li hanno conservati. Pure se hanno speso per benino i nostri soldi non hanno mai pensato che fosse loro dovere tenere un rendiconto. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio. Ci sono certamente decine di persone oneste che considerano l’attività politica una missione e non si sognerebbero mai di sperperare fondi erogati per attività istituzionale. La storia recente ci ha allenati, però, al sospetto che vi sia, quantomeno, una certa leggerezza nell’utilizzo delle risorse. Non c’è Regione che non sia stata toccata, seppure marginalmente, da polemiche o inchieste.
I consiglieri regionali oggi sono contenti poiché si vedono restituita la propria indipendenza. Nel periodo antecedente alla legge che ha cambiato la gestione dei fondi non possono essere richiesti controlli formali. Bene. Faccio un appello al presidente uscente del Consiglio regionale, uomo dalle molte stagioni il quale, ritirandosi nella sua Siena a godersi il vitalizio, non ha più bisogno di difendere la ditta: ora che ha vinto sul piano formale ci regali un atto sostanziale. Faccia saltar fuori gli scontrini e dichiari: non siamo tenuti a farveli vedere, per questo ve li mostro.
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