Gioco
«La nostra costa è in crisi ma non dico no ai migranti»
Il sindaco Nogarin: «Non mi rifiuterò mai di cercare soluzioni per l’accoglienza mi auguro che anche i colleghi offrano piena collaborazione ai prefetti»
LIVORNO. «Non ho cambiato opinione. È evidente che tutta la zona di costa potrebbe avere maggiori difficoltà nell’organizzare l’accoglienza. La crisi sta mettendo a dura prova il tessuto sociale ed economico del territorio, ma io non mi rifiuterò mai di cercare soluzioni per l’accoglienza dei migranti. Di fronte alla bellezza della vita umana non si può dire no». Filippo Nogarin non vuole essere etichettato come uno dei sindaci toscani del no ai disperati dei barconi. Livorno non è né sarà uno dei Comuni “riluttanti”. Anzi si candida come il capofila di una svolta.
«Ho offerto e offrirò piena collaborazione sull’accoglienza dei profughi al prefetto, e mi auguro che lo stesso facciano anche gli altri colleghi che finora non hanno risposto alla chiamata. Tutti hanno il dovere di non restare inerti di fronte al dramma di chi fugge dalla disperazione. Per questo la mossa di Maroni, che minaccia di punire i sindaci che daranno assistenza ai migranti tagliando loro i fondi regionali, non solo è pura propaganda, uno strappo istituzionale, ma è addirittura immorale».
Non un appello lanciato a caso. La Toscana in questo momento ospita circa 4.000 persone, il 5% del totale nazionale. «Per le prossime due o tre settimane sappiamo di dover fronteggiare 850 nuovi arrivi», aveva detto due giorni fa Luigi Varratta, prefetto di Firenze incaricato di coordinare la geografia dell’assistenza in tutta la regione.
Già ieri sono arrivati da Pozzallo e da Augusta quattro pullman con 170 richiedenti asilo salvati dai barconi lanciati alla deriva dagli scafisti libici. Somali e eritrei, soprattutto. Insomma, le ondate non si fermano, eppure «ancora troppi sindaci continuano a non offrire né alloggi né strutture, mancano di responsabilità – accusa Varratta – Per questo sembrano inevitabili le maxi strutture e le caserme».
Una strigliata doverosa, a guardare i numeri, visto che «solo poco più di un terzo dei Comuni – dicono dall’ufficio immigrazione della Regione – per ora ha messo a disposizione immobili per ospitare migranti sul proprio territorio». Dei 278 sindaci toscani, almeno 180 continuano a recalcitrare, nicchiano, rispediscono al mittente gli appelli dei prefetti. A farlo «sono soprattutto la Versilia e la Maremma», precisa Varratta, spesso utilizzando come giustificazione la «mancanza di edifici», «l’impossibilità di caricare un territorio che sta affrontando la stagione turistica» e il binomio «crisi e rischio di tensioni sociali».
Ma qualche settimana fa alcune di quelle ragioni le aveva opposte proprio Nogarin di fronte alle quote fissate dalla prefettura fiorentina per la ripartizione degli arrivi in regione. La distribuzione è basata solo sulla popolazione residente di ogni provincia e assegna a Livorno l’obbligo di ospitare il 9,1% dei profughi. «Non ho cambiato opinione – dice Nogarin – Lo ribadisco, Massa Carrara, la nostra città e Piombino vivono una crisi profonda. Probabilmente ci sono altre zone più attrezzate della nostra. Ma questo non significa che non farò la mia parte. Chi sono io e chi sono i sindaci per opporsi?».
«Questa emergenza umanitaria – aggiunge – è una crisi complessa, condizionata da molti equilibri e squilibri internazionali, per questo le ricette semplicistiche di chi, come Maroni e Salvini, si divertono con le ruspe giocattolo solleticando i peggiori istinti, la violenza, la paura, sono solo propaganda irresponsabile».
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