Gioco
«Hanno dato l'ippodromo a 300 euro al mese»
I 5 Stelle puntano il dito contro la convenzione fatta dalla vecchia giunta ad Alfea: «Cosimi, Picchi e Nebbiai vengano in commissione»
Il consigliere del M5S, Alessio Batini, prende in mano l’ultima convenzione stipulata dalla vecchia giunta con Alfea e inizia a leggere il capitolo sul canone di affitto iniziale dell'ippodromo: «La vecchia amministrazione – si arrabbia – per 300 euro al mese ha dato le piste, le tribune, il ristorante al prato con relativa autorizzazione amministrativa, box, foresterie, uffici, l'immobile adibito a sala scommesse: questo per 300 euro al mese per sette anni! Io abito in un appartamento a Stagno, ne spendo 450 e non ho nemmeno la sala corse». E subito dopo: «Cosimi, Nebbiai e Picchi vengano in commissione a spiegare».
È stato questo, mercoledì 10 giugno, uno dei momenti più tesi della terza commissione convocata per discutere dell'ippodromo: i Cinque Stelle mettono sotto tiro la convenzione varata dalla giunta precedente. Alla fine il gruppo pentastellato chiedeo al presidente Daniele Galli (M5S) di convocare in audizione i vertici della vecchia giunta. Mentre nel mirino dei consiglieri è finita anche una mail che un tecnico del Comune non avrebbe inviato a Alfea per disdire il vecchio bando.
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«Accordo debole». «Com’è stato possibile un accordo del genere?», tuona Francesca Martini, assessore al lavoro, mentre analizza alcuni punti della convenzione che era stata definita a suo tempo con Alfea. «La cosa più grave – sostiene – è la concessione trentennale data alla società, ora siamo in difficoltà a trattare». L’assessore, oltre a sottolineare la questione dei lavoratori della Livorno Galoppo (8 dipendenti ex Labronica più una settantina di collaboratori a serata) ripercorre le vicende che hanno portato alla situazione attuale: «Dopo una prima gara andata a vuoto, la precedente amministrazione ricevette una proposta da Alfea e su questa fece un’altra gara a invito a condizioni favorevoli per Alfea, che appunto vinse». «Non avendo ricevuto garanzie fidejussorie e piani finanziari – va avanti – il Comune, con atto di decadenza del 21 maggio 2014, l’ultimo della giunta Cosimi, dichiarò fallita la gara. Alfea, però, ha fatto ricorso al Tar mettendo in evidenza che queste condizioni non erano scritte nel bando». Critico anche Marco Ruggeri (Pd), che dopo aver ricordato «le condizioni d’emergenza in cui fu fatta la trattativa, Alfea era l’unica ad essersi presentata realmente», non usa mezzi termini: «La convenzione non mi piace, è stata gestita male».
Manutenzioni e affitto. Ma quali sarebbero queste condizioni poco vantaggiose per il pubblico? Oltre alla concessione trentennale, nel mirino c’è finito il capitolo delle manutenzioni. «Fino a 300.000 euro – dice Batini (M5S) – dovrebbe essere Alfea a fare gli interventi: da quella cifra in poi dovrebbe farsene carico il Comune...». «È stato fatto almeno dai tecnici un capitolato dei lavori prima della convenzione?», chiede Valter Sarais (M5S), mentre il collega Alessandro Mazzacca si augura «che non si ripeta come per le piscine, dove la cifra stimata poi è lievitata». Cerca di fare chiarezza l’assessore Nicola Perullo, ricordando che «intanto la Livorno Galoppo ha fatto interventi per 400.000 euro, quindi non si parte da zero». «Però – chiosa – bisogna dire che le certificazioni sulla sicurezza risalgono al 2005, quindi non so se il Comune dovrà fare ulteriori lavori e se su questo ci possano essere appigli per la revoca della concessione». A questo riguardo Ruggeri fa notare che «i documenti sono fermi a quella data perché sono a scadenza decennale».
Si dice «choccata» invece Elisa Amato (Forza Italia) «per i 30.000 euro di canone annuale che dovrà pagare Alfea, ridotti per i primi sette anni al 10%». È lei a tirare fuori il caso-canone: «Insomma – dice – un impianto del genere lo pagheranno 300 euro al mese, un regalo». La forzista poi chiede se è vero che «Alfea ha chiesto al Comune di sistemare la centralina elettrica, e che il Comune dovrebbe pagare più di un milione di euro». Ma Martini risponde di non saperne niente, mentre direttamente il direttore di Alfea smentisce: «Falsità, non sappiamo di cosa si parli».
«Vogliamo Cosimi , Picchi e Nebbiai». È da Batini (M5S) che parte la richiesta più diretta: «Cosimi, Picchi e Nebbiai vengano in audizione in commissione a render conto di tutto».
Il giallo della Pec. Non solo: in commissione è richiesta anche l’audizione del dirigente del Comune che a suo tempo, dice Sarais, «non avrebbe mandato ad Alfea la Pec (l’e-mail di posta certificata, ndr) di disdetta del bando precedente e sarebbe anche per questo che la società pisana avrebbe vinto il ricorso al Tar».
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