Toscana
Niente più navi nella Darsena Nuova
Col raddoppio del molo Elba, neanche i piccoli traghetti riusciranno a passare dal ponte girevole e raggiungere il bacino piccolo
LIVORNO. Dentro il porto Mediceo, accanto a dove un tempo erano ormeggiati uno a fianco all’altro i rimorchiatori dei Neri, là dove ora si alternano il traghetto per la Capraia e le navi da crociera più piccole e più lussuose, nascerà in questi giorni una nuova banchina.
In realtà la banchina c’è già (si chiama Molo Elba) e si potrebbe dire che c’è sempre stata se è vero che si prevedeva il suo allungamento già nel Prp del 1953. Ora però letteralmente raddoppia: da 80 a 150 metri di lunghezza.
E’ un pezzo di porto che cresce (e che cambia), e per quanto non rappresenti di certo l’elemento chiave per lo sviluppo dei traffici, il nuovo molo Elba (ribattezzato sporgente) trasformerà profondamente il Mediceo e dunque quel pezzo del nostro scalo inserito nella città, addirittura tutt’uno con la città, ancor di più ora che è sbocciata Porta a Mare.
Per due motivi, almeno. Il primo: perché la sua realizzazione rappresenta il sigillo al porto turistico e non a caso avrà funzione di delimitazione del suo specchio acqueo e di riduzione delle onde. Il secondo: perché da ora (in realtà da quando un anno fa sono iniziati i lavori) nessuna nave potrà più entrare in Darsena Nuova, l’area davanti al nautico affacciata sullo scalo Umbria, e per questo, tra le altre cose, anche il ponte girevole non girerà più. Si penserà: non è una novità, visto che sono 12 anni che non vengono varate navi in cantiere. In realtà però, fino ad un anno e mezzo fa, le navi entravano ugualmente in Darsena Nuova per accedere al bacino piccolo (o vecchio, che dir si voglia), uno dei più antichi d’Italia, dove soprattutto i traghettini di Toremar e Moby continuavano ad essere ospitati per le riparazioni da parte principalmente di Gestione Bacini e di Montano.
Ora con l’allungamento del molo Elba la manovra perché le navi vengano pilotate in Darsena Nuova diventerà impossibile e il bacino piccolo (137 metri per 26 di larghezza, 17 in alla base della platea) sarà inutilizzabile. Sembra scontato, quasi banale, nell’epoca del gigantismo navale e dei porti extralarge, ma per Livorno è davvero un pezzo di storia che finisce, se è vero - come ricorda Adalberto Roncucci, ex vicepresidente del Cantiere Orlando - che fu nel 1862 che si progettò la Darsena Nuova con fondali di 7 metri e il bacino piccolo e in soli 23 mesi entrambe le opere furono realizzate tanto che l’11 settembre 1867 una nave scavafango fu la prima ad entrarvi. Non è un caso che il ministero dei beni culturali, dando il parere di compatibilità ambientale al Prp, abbia raccomandato non solo progetti di recupero architettonici per tutte le aree del porto Mediceo (dai torrini lorenesi ai lati del ponte girevole, alle mura medicee che costeggiavano l’ex Lips, fino alla gradinata semicircolare di approdo che si affaccia proprio sul molo Elba), ma per il bacino piccolo ha previsto che dovrà rimanere la forma e l’invaso attuale. Con quale utilizzo? Roncucci (leggi sopra) propone un museo del mare. Le idee sicuramente non mancano. L’unica opzione da evitare è che in attesa di realizzarle, il bacino piccolo diventi un pezzo di degrado del porto dentro la città, come le foto scattate ieri raccontano.
(giu. cor.)
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