Il Tirreno

Livorno

Inchiesta "Attila", ecco le prime intercettazioni: «Polinti voleva scappare in Brasile»

di Federico Lazzotti
Andrea Polinti e Andrea Calloni durante la prima udienza del processo
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Andrea Polinti e Andrea Calloni durante la prima udienza del processo

Nell’inchiesta Attila spuntano i piani di Andrea Polinti per vendere alcuni terreni in Brasile: passiamo dal Portogallo così non ci beccano, laggiù ci aspetta Kakà

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LIVORNO. «Linda, ci siamo quasi: tra poco non avremmo più problemi, vi farò stare da principessa». Sono le 19 del 16 luglio dello scorso anno e questo è il messaggio intercettato dai carabinieri e inviato dal telefono di Andrea Polinti, 48 anni, alla sua amante Linda Giuliano, anche lei indagata nella veste di gestrice delle società legate a Polinti, nella maxi inchiesta condotta dalla Procura sulla presunta associazione per  delinquere che avrebbe impervesato a Livorno attraverso truffe, pestaggi, usura, minacce e la corruzioni di pubblici ufficiali e forze dell’ordine.

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È da questo sms e dal memoriale del pentito che ha dato il via all’inchiesta («l’infame», viene ribattezzato nelle intercettazioni) che le indagini degli investigatori si sarebbero concentrate su questo nuovo affare che “Attila”, così era soprannominato Polinti, stava per intraprendere. Secondo gli investigatori, in concorso con indagati nel procedimento bis (non ancora chiuso) avrebbero ricevuto e acquistato terreni edificabili del valore di milioni di euro, per una estensione di 16.000 metri quadrati nello stato di Espirito Santo, nella parte sud orientale del Brasile, da un narcotrafficante italiano, pure lui indagato, che li aveva acquistati attraverso lo spaccio di droga.

Il ruolo di Polinti e di altri tre suoi collaboratori, sarebbe stato quello - avuta la procura speciale dal proprietario - di intermediario nella compravendita dei terreni così da ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa dell’operazione speculativa. È stato proprio l’avvicinarsi della data di partenza a costringere, due mesi dopo, il pubblico ministero Luca Masini a chiedere al giudice per le indagini preliminari il fermo di Polinti, giustificando la richiesta con «il pericolo di fuga». La tentata truffa della quale si sarebbe reso responsabile Polinti, è sintetizzata nel capo v della richiesta di convalida dell’arresto: 168 pagine nelle quali vengono ripercorsi tutti i reati contesti al presunto boss e nell’informativa dei carabinieri che da mesi intercettavano sia le persone coinvolte nell’indagine sia i luoghi da loro maggiormente frequentati.

Il gancio carioca è Kakà. Come la sede della Attila sas, in via degli Acquaioli, considerata la base dell’organizzazione. Sempre il 16 luglio del 2014, quindi poche ore prima del messaggio «vivremo da principessa», inviato a Linda Giuliano, Andrea Polinti è in ufficio con altri due uomini.

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I tre parlano della vendita di terreni in Brasile e di una persona di nazionalità brasiliana che si chiama Kakà ma di cui gli investigatori ignorano il ruolo nella vicenda. Marco Giampaoli, considerato il deus ex machina dell’affare, dice che a fine mese andranno via facendo la tratta aerea passando dalla capitale del Portogallo, Lisbona. L’altro uomo dice che loro partiranno invece da Milano facendo scalo a Lisbona da dove successivamente acquisteranno il biglietto per il Brasile così da risparmiare. Inoltre acquistando in Portogallo il biglietto non risulterebbe il nominativo e non lascerebbero tracce. I tre parlano anche di come l’affare si dovrebbe compiere. I compratori creerebbero una società ad hoc per l’acquisto dei terreni con credenziali fiscali brasiliane.

Il denaro relativo alla vendita potrebbe essere fatto affluire in speciali carte di credito chiamate Cartan che permettono di far arrivare i soldi ovunque. Ma per portare a termine questa operazione è necessario che Polinti e soci siano intestatari di un conto corrente e del codice fiscale brasiliano. Ma viene spiegato a Polinti che per fare il codice fiscale in Brasile ci vuole la residenza e per avere la residenza serve un codice fiscale. Dunque per aggirare il problema serve trovare qualcuno lì che faccia la residenza, magari pagando. Quanto tempo serve? Per concludere la prima parte dell’operazione serviranno al massimo 12 giorni.

Linda lascia tutto. L’8 luglio 2014 intorno alle 10 del mattino avviene un conversazione che secondo gli inquirenti è rilevante. Nell’ufficio di via degli Acquaioli ci sono Linda Giuliano e Michele Barile, dipendente della società e al momento non indagato nel procedimento. Mentre i due parlano, la donna esprime tutto il suo malcontento per la situazione economica delle società ed esprime la possibilità di lasciare e andarsene.

«Sicché - dice - io ho deciso. Tutti i giorni sono buoni: mi paghi e ti lascio l’azienda, mi levo dal cazzo, tanto vado in Brasile e non torno più. Te ti puoi immaginare una mamma, perché il pensiero mi è saltato alla bimba a vedere suo padre....Alché la mia reazione è stata, vabbé devo fare i conti ad Andrea Polinti. Ma è lui che c’ha da darmi a me». E ancora sulla possibilità che Polinti possa andare via da solo aggiunge: «A parte se te ne vai fai un favore a tutti perché gli ho detto: ci si mette in busta paga 2.000 euro al mese e si vive tutti bene perché se te non ci prendi più nulla ci levi le auto di merda e si vive bene». La stessa Giuliano, infine, ricorda a Barile che «se non c’era Linda eravate tutti già sprofondati».

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