Attenzione
Bancarotta, arrestato consigliere comunale
L’indagine che ha coinvolto l’imprenditore Alberto Rocchi, dell’omonimo gruppo di costruzioni, è partita dal fallimento dell’Immobiliare Vicarello
LIVORNO. Una marea di firme e documenti falsificati oltre a scritture contabili fatte sparire per sottrarre beni immobili alle società destinate al fallimento. Gli uomini della Guardia di Finanza di Livorno, che hanno indagato sul fallimento dell’Immobiliare Vicarello (sede a Collesalvetti), hanno dovuto districarsi in un labirinto di società reali e fittizie messo su dal consigliere comunale e imprenditore di Cascina Alberto Rocchi, 45 anni, probabilmente dietro i suggerimenti di alcuni professionisti, a partire dal 2008 anche se poi la società è fallita nel 2011. Dopo il primo crac finanziario altri guai hanno travolto le società del Gruppo Rocchi. Denunce ed esposti erano però caduti nel vuoto per cui, ieri mattina, quando finanzieri e carabinieri sono arrivati a casa di Rocchi, a Musigliano di Cascina, l’uomo ha inizialmente protestato ma poi ha preso atto di una situazione che non poteva più essere arginata. Nelle prime ore del mattino militari del Nucleo di polizia tributaria e della sezione di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza di Livorno hanno dato esecuzione ad un'ordinanza - emessa dal Gip di Livorno, dottoressa Beatrice Dani - di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di Rocchi, ritenuto responsabile, in concorso con altri tre indagati che lo avrebbero aiutato a fare sparire il patrimonio delle società, del reato di bancarotta fraudolenta. Per evitare la reiterazione del reato e ulteriori trasferimenti fittizi di beni e per tutelare i creditori del fallimento, è stato anche eseguito un decreto di sequestro preventivo che ha colpito quote sociali per 50mila euro e quarantadue unità immobiliari, formalmente intestate a società riconducibili al “Gruppo Rocchi Costruzioni”, aventi un valore di oltre 5,5 milioni di euro. L'indagine, che per la complessità dei legami tra le varie società è stata chiamata “Labirinto”, è coordinata dalla Procura della Repubblica di Livorno, dal pm Gianfranco Petralia, e ha consentito di accertare che Alberto Rocchi, nella qualità di amministratore unico della Immobiliare Vicarello srl, con sede a Collesalvetti e fallita il 16 febbraio 2011, ha sottratto le scritture contabili della società in modo da impedire al curatore fallimentare la ricostruzione dell'attivo patrimoniale. Ma soprattutto, secondo gli inquirenti, ha posto in essere una sistematica attività distrattiva dei beni aziendali. Per comportamenti simili è stato denunciato pochi mesi fa anche in Procura a Pisa per fatti che riguardano un’altra società che opera in provincia.
Rocchi, malgrado un evidente stato di crisi manifestatosi già dal 2008, ha continuato negli anni, in maniera consapevole e negligente, nella gestione societaria aggravando il dissesto dell'Immobiliare ed accumulando debiti per oltre 3,3 milioni di euro. Per sottrarsi all'azione di responsabilità dei creditori, aveva ideato (su suggerimento anche di professionisti) e attuato un articolato sistema fraudolento con la predisposizione di una serie di atti societari che hanno visto il coinvolgimento di altre società del “Gruppo Rocchi”, soggetti giuridici strumentalmente utilizzati per simulare la vendita di unità immobiliari e disperdere le risorse finanziarie.
Si tratta di società la cui proprietà in alcuni casi è stata mascherata da società di diritto inglese, in cui il Rocchi ha svolto l'indirizzo, il controllo e il coordinamento delle attività, avvalendosi di “teste di legno” remunerate con compensi forfettari che si limitavano ad aprire conti correnti, firmare assegni in bianco o compiere e firmare atti, anche di rilevante importo, di cui disconoscevano il contenuto.
Gli accertamenti finanziari eseguiti dai militari della Guardia di Finanza hanno appurato come gran parte delle compravendite immobiliari simulate siano state regolate con pagamenti in realtà mai eseguiti e, in particolare, con assegni annullati, mai negoziati e incassati, oppure con inverosimili pagamenti in contanti avvenuti prima dell'atto di registrazione per importi fino a 2 milioni di euro.
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