Il Tirreno

Livorno

Notti delle “streghe” in Venezia, «Lascio casa, voglio trasferirmi»

di Federico Lazzotti
Alcune foto di quanto avvenuto domenica notte in Venezia
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Alcune foto di quanto avvenuto domenica notte in Venezia

Lo sfogo di un residente: nemmeno il sindaco e l’assessore ci danno ascolto. La replica del proprietario del locale: «Ho fatto il possibile per andare incontro agli abitanti»

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LIVORNO. In Venezia, tra via della Madonna, vie dei Pescatori e gli scali del Pesce, la notte delle streghe arriva due volte a settimana: tra venerdì e sabato e sabato e domenica. Ogni settimana da oltre tre anni. Intendiamoci, Hallowen e le zucche c’entrano ben poco, a meno che non si associ il temine zucche a chi vive una movida dissennata: urla, risse, torsi nudi e rappresaglie.

Ma chi abita in questo quadrilatero che guarda i Fossi, la sede del Vernacoliere e il Comune vecchio, ogni volta vede i mostri per ore, e al risveglio, sotto casa, non trova mai un dolcetto, ma solo brutti scherzetti: pipì agli angoli delle strade, macchine fracassate, parabrezza sfondati, vomito per terra. Così tra sonno arretrato e danni, c’è chi ha deciso di fare le valigie.

Racconta un residente che vuole restare anonimo: «Questa casa l’ho comprata con il lavoro di una vita ma ora la metto in vendita e me ne vado altrove. Qui - va avanti - non si può più abitare. Pensavamo che con l’arrivo di Filippo Nogarin e del Movimento Cinque Stelle qualcosa cambiasse. Invece abbiamo chiesto un appuntamento da mesi con il sindaco e l’assessore, ma nessuno ci ha mai ricevuti».

Al centro delle lamentale dei residenti c’è il locale “La Strega”, un bar bugigattolo aperto tre anni e fa. Di giorno tranquillo caffè davanti alla spalletta dei Fossi, le notti del fine settimana si riempie di ragazzini poco più che maggiorenni a caccia di alcol a prezzo conveniente.

Da due anni il locale è gestito da Alessandro Giusto che in Venezia ha investito tempo e soldi. «È vero - racconta - faccio prezzi popolari per lavorare sulla quantità: è una regola del mercato, non un reato. Ma sono il primo a non dare da bere a chi si presenta già brillo».

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L’ultimo episodio che ha fatto scatenare di nuovo la rabbia dei residenti è andato in scena il weekend scorso: urla, botte e minacce fino alle tre del mattino. «Bisognerebbe anche dire che a quell’ora il mio locale era chiuso da almeno due ore. Non è certo colpa mia se i ragazzi anche quando chiudo restano davanti al locale perché quello è un posto tranquillo e soprattutto in estate ci si sta bene».Lo scorso anno per via di una rissa, il questore chiuse il locale per due settimane. «Due settimane di pace», ribattono i residenti. Proprio il rapporto con gli abitanti della zona è per il proprietario un cruccio irrisolto.

«Quando due anni fa ho rilevato il locale ho cercato un dialogo, un confronto per avvicinare le parti: io voglio lavorare e loro hanno diritto di dormire. Ma evidentemente la situazione era talmente compromessa che non c’è stata nemmeno la possibilità provarci. Addirittura ho subito delle ritorsioni. Un volta, di pomeriggio, ero sdraiato sulla spalletta a riposare e qualcuno mi ha tirato un gavettone di acqua e pipì. Eppure qualche tentativo per disturbare un po’ meno l’ho fatto. Un esempio? Nel mio locale dò soltanto bicchieri di plastica. Ogni settimana spendo 150 euro che in un mese fanno il prezzo di un aiutante al bar che in questo modo non posso permettermi. Eppure quando vado a pulire per strada lo sapete cosa trovo? Le bottiglie di Beck’s che io non tengo da oltre un anno».

Nessuna soluzione dunque di ricucire un rapporto tra le due parti. «Credo che sia più facile - sospira il proprietario - attaccare un orso a un carretto e fargli trasportare decine di case di pesce». Roba da stregoni, mica da streghe.

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