Gioco
La frecciata del vescovo al Comune «Tutto risolto, ora c’è l’Emporio...»
Giusti: «Vedremo se soddisferanno i bisogni di tutti o si accorgeranno di vivere nel mondo dei sogni» Nella chiesa di Sant’Andrea due manifesti per salutare don Carlo, il prete morto tragicamente
LIVORNO. Nonostante il sole e il gran caldo, una folla di fedeli ha partecipato alla solenne celebrazione del Corpus Domini, presieduta dal vescovo Simone Giusti. Già per Santa Giulia i livornesi avevano riempito la cattedrale: stavolta la celebrazione è partita dalla chiesa di Sant’Andrea, poi il corteo ha accompagnato il Santissimo, custodito nelle mani del vescovo e protetto dal baldacchino processionale, per le vie del centro fino al duomo.
Il saluto. E questa cosa avrà fatto piacere a don Carlo Certosino, il prete morto tragicamente: lui di tradizioni e paramenti ne faceva pilastri della fede. Forse per questo i parrocchiani di Sant’Andrea lo hanno voluto ricordare con due locandine messe all’ingresso della chiesa: «Ciao, arrivederci! Prega per noi, don Carlo!» recita la prima con una foto del sacerdote mentre celebra l’eucarestia. «Donaci ancora il tuo sorriso, don Carlo» dice l’altra, con un’immagine di don Certosino sorridente. Entrambe firmate «Parrocchia di Sant’Andrea, i tuoi amici da sempre».
No alle divisioni nella Chiesa. A molti la mente sarà andata al pensiero di don Carlino e alla sua scelta di farla finita. E anche le parole di mons. Giusti, seppure non sono mai entrate direttamente nella questione, possono aver fatto riecheggiare a chi lo ha ascoltato dei rimandi alle ultime vicende diocesane: «Nessuno – ripete il presule per ben tre volte – può generare nella Chiesa divisioni in nome delle proprie idee, e non bisogna confondere la libertà e la franchezza dell’ espressione con il pettegolezzo». Il vescovo ha invitato a guardare dentro alle parrocchie («le nostre eucarestie sono vere o sono riti?»), esortando a non contraddire il significato del sacramento con l’agire quotidiano: «Rubare le ostie è scandaloso, ma pensiamo a quante volte profaniamo anche noi Cristo con la nostra vita». «L’eucarestia – ha spiegato mons. Giusti – è fonte dell’agire morale e crea comunione, il chiacchiericcio invece genera divisioni perché viene dal diavolo».
Parlando poi dei religiosi e dei sacerdoti, il vescovo ha sottolineato che per la scelta di vita che hanno fatto «a maggior ragione devono avere parole di amore e di comunione», perché «se celebri il sacramento e poi parli male del tuo fratello, bestemmi. Guardiamo a Cristo – ha aggiunto – quando era in croce non ha condannato nessuno, nemmeno chi lo stava offendendo, anzi».
«L’Emporio solidale? il mondo dei sogni». Altro invito fatto alla chiesa livornese è quello di guardare ai poveri. Riprendendo le parole di papa Francesco, mons. Giusti ha posto l’accento «sulla moltitudine di persone che chiedono aiuto materiale alle parrocchie durante la settimana ma la domenica a messa non vengono. Dove sono? I nostri riti spesso sembrano per i ceti medi».
«Non dobbiamo essere organizzazioni di filantropia», ha proseguito il vescovo: «Oltre ai beni necessari dobbiamo dare anche Cristo, la nostra più grande ricchezza». Ed è da qui che è partita una critica al Comune: «Adesso tanto c’è l’Emporio Solidale, chi ha bisogno vada pure lì a prendere i pacchi – ha detto in tono ironico – voglio vedere se saranno in grado di soddisfare i bisogni di tutti o se si accorgeranno di vivere nel mondo dei sogni».
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