Gioco
Lo stop al nuovo ospedale la mossa più azzeccata
I consiglieri M5S: faccia a faccia con la crisi, la partita vera è stata quella sul porto Tra le note dolenti le tasse e la comunicazione. «Proviamo a cambiare la città»
LIVORNO. Il no all'ospedale mette tutti d'accordo (in attesa degli atti). E secondo i consiglieri M5S figura in cima alle decisioni più importanti della nuova amministrazione, insieme al lavoro per il riconoscimento di Livorno come area di crisi e alla votazione del Prg portuale (che però ancora divide). Mentre tra le note dolenti ci sono soprattutto tasse e comunicazione. Più che un “abbiamo fatto la rivoluzione” è un “proviamo a farla”. Domani, esattamente un anno fa, Filippo Nogarin sarebbe diventato sindaco e poco dopo i venti consiglieri M5S avrebbero preso posto in municipio. Come hanno vissuto il primo anno di governo? Quale è stata secondo loro la decisone clou e cosa, invece, poteva essere fatto meglio? Ecco alcuni degli umori tra i banchi M5S. «Con lo spirito – dice oggi Serena Simoncini – non tanto dei grillini che vogliono rivoluzionare il mondo, ma coinvolgere la città».
Daniele Esposito, dipendente ministero Difesa. «La più importante tra le cose fatte – dice – è proprio quella che non si è fatta: il nuovo ospedale. È vero che mancano gli atti perché stiamo attendendo le mosse della Regione, ma la parola è data: il nuovo ospedale a Montenero non si farà, sarebbero dovuti passarci sopra con la ruspa». Dall’altra parte «dovevamo confrontarci di più con i cittadini, invece in molti casi, un po' per paura un po' per inesperienza, ci siamo chiusi in noi stessi». Guardando al primo anno taglia corto con l'aggettivo «speranzoso»: «Eravamo partiti con degli obiettivi e siamo lontani dal raggiungerli, spero che nei prossimi quattro anni si riesca a lavorare meglio...».
Alessandro Mazzacca, farmacista. «La cosa più importante? Aver fatto riconoscere Livorno come area di crisi complessa: l'accordo tra governo, Regione, Comuni, Provincia e Authority potrebbe segnare una svolta, speriamo, in questo momento di difficoltà per il territorio». Di cose che potevano andare meglio «ce ne sono tante, abbiamo pagato l'inesperienza»: «All'amministrazione rimprovero di aver condiviso poco con la cittadinanza alcune scelte, ad esempio sulle tasse: se avessimo spiegato meglio, magari con assemblee pubbliche, che con i tagli del governo siamo stati costretti ad aumentarle, forse in molti avrebbero capito, pur lamentandosi, giustamente». «Il primo anno? «Difficile, anche per motivi non dipendenti da noi, ma speranzoso. Speriamo di lasciare la città meglio di come l'abbiamo trovata».
Giuseppe Grillotti, dipendente Asl. Il più severo è proprio l’attuale capogruppo. «Ho apprezzato molto – dice – il riconoscimento a Pepe Mujica, per la levatura morale della persona. A fronte di scelte che invece non ho condiviso...». La prima: «La questione della Darsena Europa. La Regione ci aveva offerto la soluzione su un piatto d'argento: si sarebbe potuta sostituire al Comune e noi non saremmo stati responsabili di quello che temo accadrà nei prossimi anni, perché le risorse non ci sono. Avevamo la maggioranza per votare contro e non lo abbiamo fatto». Poi il libero accesso ai bagni: «È vergognoso come si è concretizzato, un percorso di forche caudine. Noi chiedevamo l'ingresso libero e il pagamento dei servizi, mentre l'ordinanza continua ad essere fuori legge, farò una nuova mozione». Per lui, in generale, «si può fare meglio».
Giovanni Fuoti, ferroviere. Per Fuoti l’atto sul mare libero è stato invece, comunque «uno dei più importanti, per due motivi: per dare la possibilità alle famiglie di fruire di un servizio in piena crisi economica e per cercare di aprire la costa ai turisti, rilanciando un settore che porterebbe posti di lavoro». Dice anche che «non abbiamo brillato nella comunicazione con i cittadini» e per il futuro chiede di «occuparsi della salute, partendo dai quartieri nord: delocalizzare aziende inquinanti».
Corrado La Fauci, architetto e insegnante. «La cosa più importante – sottolinea – è stata la gestione e l’approvazione del Prp legata a quattro accordi paralleli importanti per la città». Da migliorare: «La comunicazione verso l'esterno». E chiede attenzione alla «cura della città». «Quest’anno? Faticoso, ma soddisfacente».
Maria Cristina Mileti, docente e archeologa. Cita tra gli atti più importanti, guardando alla commissione cultura, «quello in favore dei ragazzi disabili nelle scuole, abbracciato da tutte forze politiche», insieme alla «trascrizione delle nozze gay». Nota dolente: «le tasse, dipendono dai tagli del governo, ma ci daremo da fare per diminuirle». Il bilancio: «Un anno impegnativo ma dinamico, siamo partiti da zero e ci stiamo dando da fare».
Edoardo Marchetti: ingegnere e libero professionista. «La battaglia per il porto, con il Prp è stata la cosa più importante, poi ci sarà il piano strutturale, che inciderà sulla vita della città per 20-30 anni. Cito l'approvazione del Prp in modo neutro, indipendentemente dal giudizio: ora occhi sui finanziamenti, vediamo se le promesse fatte saranno mantenute…». Anche Marchetti cita la «comunicazione» tra le cose che potevano funzionare meglio («lavoriamo molto, ma è difficile comunicare quello che facciamo»).
Valter Sarais, geometra. «Ok – dice – allo stop alla costruzione del nuovo ospedale, insieme alle battaglie a tutela del lavoro». E poi: «In generale tutto si può fare meglio, ma anche peggio. Il primo anno è servito a renderci conto della realtà all'interno dell'istituzione e a iniziare a portare avanti la nostra politica, sapendo che poi servono le risorse. Da qui a cinque anni saremo più incisivi». E mette i riflettori sui servizi: «Punto sulla partita dell'Ato rifiuti, non vogliamo il socio privato per non trovarci in un'altra Ctt». Parola d’ordine: «Determinati».
Nicola Meschinelli: rappresentante. «Bene lo stop al nuovo ospedale, mi sarei steso davanti alle ruspe». Mentre «l'ok al Prp è stata una decisione non voluta, per come era stato impostato, ma non volevamo bloccare lo sviluppo di Livorno». Per il futuro: «Referendum propositivo senza quorum». «Il primo anno? Possiamo fare di più».
Sandra Pecoretti, disoccupata. «Abbiamo fatto tante cose importanti – dice la consigliera più giovane – forse il bilancio poteva essere fatto meglio ma ne abbiamo discusso molto, c’erano i tagli del governo. Per il futuro, ma lo stiamo già facendo, dobbiamo lavorare sull’emergenza casa: in tanti vivono in auto o sfondano perché non sanno dove andare».
(j.g.)
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