Sicurezza
Il purgatorio dei Democratici
Bacci: «Sei mesi di traversata, ma siamo vivi e ci stiamo rialzando»
LIVORNO. Chissà se alla fine i “democrat” faranno davvero l’ex festa dell’Unità nella seconda metà di luglio e se, soprattutto, torneranno a farla alla Rotonda d’Ardenza (come dice di sperare il segretario Lorenzo Bacci), dopo un anno di esilio al Caprilli. Certo è che per il Pd questo è stato un anno di purgatorio: dalla storica sconfitta fino ai congressi e alle elezioni regionali, passando per il “quasi commissariamento” post-amministrative.
Bacci oggi lo paragona a «sei mesi di traversata» durante i quali «abbiamo avuto grandi difficoltà ad avere punti di riferimento chiari: ho sempre detto che secondo me in quella fase c’era bisogno di un commissariamento vero. I livelli locali erano spaesati e forse anche i livelli regionali si sono trovati spiazzati». Poi da dicembre sono arrivati i congressi, con Bacci e Federico Bellandi eletti segretari (territoriale e comunale). «Da quel momento, con le tappe di dicembre, marzo e maggio, quindi con le regionali – sostiene Bacci – sta riprendendo piede l’azione di un partito che poco ha da spartire con l’approccio vecchia maniera: pur mantenendo la nostra autonomia, lavoriamo in sintonia con il resto del Pd, da Roma a Firenze: l’accordo di programma per Livorno è frutto anche di questo approccio».
Agli iscritti oggi dice che «c’è ancora tanto da fare», «con Bellandi lavoreremo alla riorganizzazione del partito, senza avere paura di razionalizzare gli spazi e le sedi», ma pensando a «stare davvero inseriti nelle dinamiche della città».
Ma nel frattempo c’è stata anche una fuoriuscita di massa di iscritti, dai civatiani alle “ribelli” di Shangai. «Alcuni di questi – controbatte Bacci – hanno dato indicazione di voto per Sì Toscana a sinistra, ma non mi sembra che quell’area abbia avuto un grande risultato alle regionali...». Secondo il segretario Pd, con il voto del 31 maggio «gli elettori ci hanno detto di andare avanti: se si lascia da parte l’astensionismo, che chiaramente ci preoccupa, l’emorragia che qualcuno si aspettava a Livorno non c’è stata e siamo in linea con risultati del resto della regione». «Tra chi ha deciso di venire a votare – conclude – il risultato è chiaro: siamo vivi e abbiamo il 42%, il doppio della forza che governa la città».(j.g.)
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