Gioco
«I soldi per rifare la Chiccaia non ci sono»
La proposta di Giovanni Ceraolo per il complesso di Shangai: liberare gli alloggi per l’emergenza e poi demolire
LIVORNO. «Il nostro progetto la Chiccaia? Liberare le case, assegnare subito parte di questi alloggi per l’emergenza abitativa fino a che l’ultimo immobile non verrà svuotato. Poi demolire la struttura e infine ricostruire - come prevede il progetto - 65 case. Il problema è che parlando con l’ufficio tecnico del Comune è venuto fuori che, al momento, i finanziamenti per la ricostruzione non ci sono. Quindi prima di demolire serve la certezza dei soldi per ricostruire».
Giovanni Ceraolo, rappresentate del sindacato inquilini Asia Usb, ha appena concluso il flash mob durante il quale per un’ora è stata occupata la sede di Casalp.
Perché questo gesto?
«Con il presidio pretendiamo risposte certe sul futuro del blocco della Chiccaia e intimiamo la dirigenza e gli uffici tecnici di Casalp a non procedere con la sistematica distruzione degli impianti: idraulico ed elettrico, degli alloggi di volta in volta liberati».
Ma di cosa avete paura?
«Non abbiamo paura, ma siamo preoccupati perché non capiamo dove stia la verità. Abbiamo effettuato questa occupazione simbolica per capire dove si vuole andare a parare. Sulla Chiccaia abbiamo avuto informazioni discordanti: la giunta sostiene che c’è una situazione di stallo a causa degli uffici, mentre gli uffici sostengono che non possono fare niente perché la giunta non decide. In una situazione simile il rischio è che qualsiasi progetto sia destinato a naufragare».
Quindi qual è il suo auspicio?
«Che i 126 trasferimenti comincino al più presto. Dunque che le famiglie regolari che hanno già un’altra destinazioni vadano in Corea o alla Padula, che vengano garantite sistemazioni alternative alla trentina di morosi e occupanti storici e che gli espropri siano portati a termine».
Quanto ci vorrà?
«Gli uffici parlano di almeno 13 mesi, quindi se si iniziasse oggi almeno fino all’agosto 2016. Ecco perché via via che gli immobili si libereranno sarebbe opportuno assegnarli provvisoriamente all’emergenza abitativa».
Non rischia di trasformarsi in un cane che si morde la coda?
«Basta stilare una graduatoria e rispettarla».
Lei da un lato partecipa ai tavoli tecnici sulla casa con rappresentati istituzionali e sindacali e dall’altro protesta per le scelte politiche dell’amministrazione, non le pare un controsenso?
«Noi come sindacato partecipiamo a tavoli tecnici e non politici, ma non lo facciamo come coogestore del Comune, ma solo per raccogliere informazioni perché abbiamo famiglie iscritte all’emergenza. Personalmente avrei rifiutato un approccio di diverso tipo. In ogni caso ci starò fino a quando mi inviteranno: non si tratta certo di un doppio binario».
@fedelazzotti
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