Gioco
I nostri zaini sempre colmi di solidarietà
Il racconto del comandante provinciale dei carabinieri di Livorno
LIVORNO. Nel 1961, a un secolo dalla Spedizione dei Mille e dal neonato Regno d'Italia, la penna di Leonardo Sciascia partoriva la figura di Massimo Bellodi. L'autore siciliano, pubblicando Il giorno della civetta quando nell'isola si parlava di mafia a voce sommessa, pensò di affidare a un capitano dei carabinieri il ruolo di baluardo della lotta alla piovra. "Anche se m'inchioderà a queste carte come un Cristo lei è un uomo", dice al giovane ufficiale il padrino don Mariano, che vede nel mondo un coacervo di ominicchi e quaquaraquà da disprezzare pure se stanno dalla sua parte. E poco importa che nel capolavoro di Sciascia, il capitano, quel boss non lo abbia inchiodato.
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Conta che di Bellodi, nelle cronache tragiche di anni recenti, l'Arma ne abbia offerti una messe generosa. Uno si chiamava Emanuele Basile, fu ucciso nel 1980 a Monreale mentre stringeva fra le braccia la figlia Barbara di quattro anni, facendole scudo col suo corpo. Poi a cadere sotto il piombo mafioso fu il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, prefetto a Palermo dopo la battaglia vittoriosa sulle Brigate rosse. Con lui si spense la giovane Emanuela Setti Carraro, colpevole solo di averlo sposato. Ma per cercare le Vittime non serve andare lontano, il 12 novembre 2003 a Nassiryah muore il sottotenente Enzo Fregosi, a Livorno restano la moglie e i due figli. Terrorismo e criminalità organizzata: le minacce più gravi che l'Italia conosce nella sua storia repubblicana. Ma dal 1814, anno della Fondazione distante due secoli, i carabinieri hanno di fronte continue sfide. Come le guerre d'indipendenza e i conflitti mondiali, e oggi si celebra la Festa perché il 5 giugno 1920 alla bandiera dell'Arma perviene la prima medaglia d'oro al valor militare, per le "innumerevoli prove di tenace attaccamento al dovere e di fulgido eroismo" fornite nella Grande guerra. Sugli allori non si vive, tanto meno se ogni giorno porta con sé nuovi rischi e fardelli. Il pericolo assume le sembianze di un infermiere che spara dal balcone, un immobiliarista che irrompe armato in un tribunale o un gruppo di devastatori che cercano i riflettori affliggendo l'apertura di un'Expo. L'impegno ha i volti di un operaio che investe i suoi risparmi in una vacanza e spera di trascorrerla in pace, un anziano che esce dalle poste con la sudata pensione o una madre che riprende la figlia da una serata fra amici, pregando sia tutto a posto perché oggi se ne sentono tante…
Ci sono indigenti e profughi nella quotidianità di un carabiniere, nel suo zaino capiente deve trovare posto la solidarietà. Quella dei marescialli Giusti fra le Nazioni che, ricevuto dalla Repubblica di Salò l'ordine di arrestare gli ebrei, corsero di notte ad avvisarli di fuggire, testimone a Livorno il dottor Guido Guastalla. Beato il popolo che non ha bisogno di eroi, ci ricorda Bertolt Brecht, e speriamo prima o poi di arrivarci. Di persone normali però, che sappiano distinguere un dovere sacrosanto da una deriva criminosa, non lasciateci mai a corto.
*Comandante provinciale dei carabinieri
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