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Livorno criminale, maxi inchiesta con 40 indagati, ci sono anche due poliziotti e un ex finanziere
Livorno, nel giorno dell’inizio del processo contro i presunti capi Andrea Polinti e Andrea Calloni spunta l’indagine bis sulla “banda degli amici”. Tra i reati corruzione, usura e truffa
LIVORNO. Due agenti della polizia e un ex finanziere indagati. Una cancelliera del Tribunale corrotta. E ancora commercialisti capaci di truccare i conti e professionisti compiacenti, oltre a imprenditori pronti a barattare, nascondere, riciclare. Ma non solo. Perché del sistema criminale - secondo la Procura - avrebbero fatto parte anche picchiatori, prestanome e procacciatori di cocaina e armi.
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È un vaso di pandora quello che si schiude nell’inchiesta “Attila bis”, l’indagine della procura iniziata nel marzo 2014 con la denuncia di un ex appartenente al sodalizio criminale e che nella mattinata di giovedì 4 giugno ha visto andare in scena la prima udienza del processo madre nei confronti dei presunti boss: Andrea Polinti, 48 anni soprannominato “Attila”, e Andrea Calloni, 42, suo braccio destro.
C’è un passaggio nella richiesta di convalida del fermo dello stesso Polinti, depositata in Tribunale il 20 settembre dello scorso anno, in cui viene spiegato perché la “banda degli Amici” - è secondo la Procura (a torto o a ragione lo dirà l’eventuale processo) - una sorta di banda della Magliana composta da colletti grigi in salsa livornese. Di questo sodalizio - sempre secondo carabinieri e finanza - farebbero parte almeno una quarantina di persone già iscritte nel registro degli indagati a vario titolo.
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In città - scrive al giudice il pubblico ministero Luca Masini riferendosi alla banda - «esiste un’associazione a delinquere operante da anni, promossa e capeggiata da Andrea Polinti, soprannominato “Attila”, pluripregiudicato, noto, rispettato e soprattutto temuto, da tutti a Livorno e in provincia. Questa associazione aggregatasi nel tempo intorno al suddetto indagato operava nel settore delle estorsioni, dell’usura e delle truffe ai danni di assicurazioni e banche, nonché nel settore delle bancarotte, servendosi sistematicamente di metodi violenti e intimidatori, avvalendosi di informatori tra le forze di polizia e financo all’interno del tribunale, nonché della connivenza di professionisti quali commercialisti, direttori di banca e altri liberi professionisti».
L’inchiesta nei successivi dieci mesi è andata avanti. Gli investigatori hanno acquisito centinaia di intercettazioni telefoniche e documenti; effettuato perquisizioni e ascoltato persone informate sui fatti mentre alcuni degli indagati sono stati interrogati e in alcuni casi hanno risposto. È dalle carte dell’indagine bis che emerge come l’associazione riguardasse un numero maggiore di persone. Oltre a Calloni e Polinti - secondo la Procura - facevano parte della vetta della piramide Linda Giuliano, 40 anni, organizzatrice delle attività commerciali gestite dalle associazioni, Livio Paci, 33, autista del Polinti, Daniele Petroni, 42, guardia del corpo del boss, Alessandro Tampucci, 42, considerato il pusher del clan, Tiziano Camus, 35, utilizzato per spedizioni punitive e recupero crediti insieme ad Alessio Fortunato, 39, e Mario Cavaliere.
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Ma c’è di più. Molto di più. Perché il sistema per stare in piedi - sostiene chi indaga - aveva bisogno di agganci nel mondo del credito, delle forze di polizia e pure in Tribunale. È da qui che sarebbero emersi i contatti con la cancelliera dell’ufficio del giudice per le indagini preliminari Paola Bartoli accusata di corruzione per aver accettato denaro in cambio di informazioni. Oppure il ruolo dell’agente di polizia Paolo di Nardi, 44, indagato pure lui per corruzione in atti d’ufficio e favoreggiamento per aver aiutato Polinti «ad eludere le indagini in cambio di qualche regalino».
Posizione di secondo piano per un altro agente, Lorenzo Panarella, 49 anni, indagato per favoreggiamento perché il 22 febbraio 2011 nel giorno in cui venne arrestato Polinti in una inchiesta di usura dal quale è stato poi assolto, gli permisi di chiamare l’amante che più distrusse alcune prove. Infine tra gli indagati eccellenti c’è anche l’ex finanziere Carmine Balzano, 47 anni, che avrebbe millantando amicizie altolocate in cambio di soldi.
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