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La settimana di Callloni: dal lutto alla stretta di mano in aula con “il capo”
Livorno, Andrea Calloni è considerato con Polinti il riferimento della banda criminale che avrebbe imperversato in città
LIVORNO. Dall’ingiustizia a un’aula di giustizia. È un cerchio che si è chiuso in una settimana quello vissuto da Andrea Calloni, 42 anni, considerato il braccio destro e l’uomo di fiducia del boss della banda degli Amici Andrea Polinti, detto Attila. Venerdì scorso il quarantaduenne ha infatti perso la madre a causa di una brutta malattia e soprattutto ha visto ignorate le tre istanze con le quale chiedeva al Tribunale di poterle andare a fare visita prima che fosse troppo tardi.
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«È stato un trauma che non ha ancora superato», dice chi ha potuto parlarci. Scarpe bianche, pantaloni scuri, camicia grigia slim-fit e capello alla moda. È così che Calloni si è presentato, ieri mattina, alla prima udienza del processo in cui è imputato con l’accusa di associazione a delinquere, corruzione della cancelliera del tribunale in cambio di informazioni, false informazioni al pm, truffa e spendita di banconote false.
Per tutta la durata dell’udienza, circa due ore, è rimasto in silenzio, seduto al suo posto, a pochi passi da Polinti. Della tensione parlavano i movimenti delle mani: incrociate, strette, cinte in un gesto che ricordava un preghiera. L’unico momento in cui la tensione si è sciolta, è stata poco prima dell’inizio dell’udienza, quando i due amici si sono incrociati prima di mettersi a sedere accanto. Una stretta di mano e un cenno di intesa prima dell’ingresso dei giudici.
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Le accuse nei confronti di Calloni sono pesanti. Secondo il pubblico ministero Luca Masini, sostituito adesso dai colleghi Massimo Mannucci e Daniele Rosa, sarebbe «il braccio destro e uomo di fiducia di Polinti, addetto alla organizzazione, e realizzazione delle truffe ai danni delle banche e compagnie assicurative, amministratore di fatto, per coto di Andrea Polinti, di attività commerciali di proprietà di Polinti, nonché sostituto di Polinti nella direzione dell’associazione a delinquere in caso di detenzione del boss, incaricato del reclutamento ed istruzione dei falsi testimoni da impiegare nei processi a carico di Polinti, nonché spacciatore di banconote contraffatte». Proprio per quest’ultimo reato è stato arrestato lo scorso 18 settembre da carabinieri e finanza.
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