La manifestazione
C’è una piccola speranza che si chiama Comdata
Il colosso del settore ha chiesto al Ministero una settimana di tempo per valutare la possibilità di aprire una trattativa ma il piano prevede solo 140 posti part time
LIVORNO. Per capire se il piccolo spiraglio può trasformarsi in una reale opportunità occorre aspettare un'altra settimana: ieri mattina l'incontro al ministero dello Sviluppo Economico sul call center di Guasticce si è chiuso infatti con una trattativa appena avviata e con l'intendimento delle parti di ritrovarsi giovedì prossimo.
Il tavolo ministeriale ha definitivamente escluso People Care dagli interlocutori e si è concentrata con Seat e con il gruppo Comdata. Proprio quest'ultima società, che di recente si è aggiudicata la commessa di Seat Pagine Gialle, tra sette giorni farà sapere se la proposta formulata dalle istituzioni durante l'incontro a Roma può essere considerata "attrattiva", e quindi meritevole di approfondimento.
Il progetto presentato a Comdata prevede di cominciare a lavorare a Guasticce con la commessa Seat. Questo primo passo garantirebbe l'occupazione part-time di 140 operatori, ma da solo non sarebbe sufficiente a risolvere il problema delle 341 persone che hanno perso il posto di lavoro. Da qui l'impegno delle istituzioni nel reperire nuove commesse, per intraprendere un percorso che porti in breve tempo a un radicamento della nuova società sul territorio e all'aumento dell'occupazione. La Regione ha inoltre confermato la possibilità di utilizzare le risorse e gli incentivi alle assunzioni che ha messo a disposizione nell'ambito dell'accordo di programma per Livorno.
Al Mise erano presenti i rappresentanti delle istituzioni al gran completo, con in testa il governatore della Toscana Enrico Rossi, fresco di riconferma, e l'assessore regionale alle attività produttive Gianfranco Simoncini. Con loro il presidente della Provincia Alessandro Franchi, il sindaco di Collesalvetti Lorenzo Bacci, l'assessore al lavoro del Comune di Livorno Francesca Martini e i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil, che dal canto loro hanno ribadito la necessità di darsi da fare per completare un pacchetto attrattivo di prospettiva e di tutela di tutti i posti di lavoro.
Di fronte alla proposta, Comdata si è detta «disponibile a verificare la possibilità di intervenire su Livorno». Se la prossima settimana dovesse arrivare un'apertura non solo all'ascolto, ma anche a procedere nell'iniziativa, partirebbe allora il confronto per stabilire come avviare l'attività.
La fase della trattativa vera e propria, insomma, è ancora lontana. Ma si è comunque più avanti del "livello zero" con cui si erano lasciate le parti il 29 maggio scorso, quando People Care e Seat non riuscirono a trovare un accordo per tenere in piedi il call center almeno per altri 15 giorni. Una fumata nera, quella sì, che ha causato la perdita del lavoro per i 341 ex dipendenti, che da allora occupano il sito di Guasticce in attesa che l'ultimo spiraglio possa tradursi in qualcosa di concreto.
«È stato un incontro non di vera garanzia - ammette Miriam Orlandi (Uil) - ma pur sempre di speranza. Per intraprendere questo progetto c'è bisogno che Comdata si dica disponibile a gestirlo. Di pari passo - prosegue - serve l'impegno concreto delle istituzioni per attirare le nuove commesse. In questo senso, la presenza del presidente Rossi è motivo di ulteriore fiducia».
Filippo Bellandi (Rsu del call center e Cgil Slc) ribadisce come l'obiettivo sia «la salvaguardia, seppure nel tempo, di tutti i posti di lavoro».
«Da qui all'11 giugno - aggiunge - occorre rimettere in campo tutto ciò che era emerso nel confronto con Call&Call». Prima che saltasse la trattativa con quel committente, si era parlato di possibili commesse legate alla campagna regionale dei vaccini antinfluenzali o ad alcuni servizi di Eni. «Comdata - conclude Bellandi - resta la migliore azienda del settore, ma non è "impegnata", quanto "invitata" al tavolo: sta alle istituzioni offrire un pacchetto di condizioni che la convincano a investire con forza sul nostro territorio».
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