Toscana
Consorzio di bonifica, aumenta lo stipendio del direttore
Con il sì dell’assemblea consortile passa da 70.000 a 94.000 euro. Il comitato anti-Consorzi va all’attacco: «Chiedono sacrifici, ma sono enti costosissimi»
CECINA. E' bufera sul Consorzio di Bonifica Toscana Costa. Nel mirino finisce la delibera approvata dall'assemblea consortile dell'8 maggio scorso con quale, su proposta del presidente Giancarlo Vallesi, si fissa il nuovo compenso del direttore generale dell'ente, l'ingegner Roberto Benvenuto. Uno stipendio che passa da circa 70.000 a 94.000 annue, 24.000 euro lorde in più all'anno, provvedimento che fa discutere animosamente la stessa assemblea (alla fine la proposta passerà con due voti contrari e un astenuto), e che scatena la proteste del comitato No consorzi di Bonifica, attivo nella Bassa ed Alta Val di Cecina. Comitato che da anni contesta l'imposizione dei contributi e ha intrapreso una battaglia legale contro l'Unione Montana a suon di ricorsi nelle commissioni tributarie di primo e secondo grado, arrivando in alcuni casi anche in Cassazione.
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Dal 27 febbraio 2014 con l'insediamento dell'assemblea consortile di Toscana Costa si è decretata la soppressione dei precedenti consorzi Alta Maremma, Colline Livornesi e l'acquisizione delle funzioni di bonifica esercitate dall'Unione Montana Val di Cecina. Così adesso il comitato No Consorzi contesta il nuovo organismo ed invita a non pagare gli avvisi relativi alle ultime due annualità inviati nel mese di maggio. Si accusa il consorzio che mentre da una parte chiede nuovi sacrifici ai cittadini con i contributi 2013 e 2014, dall'altra decide di aumentare i compensi dei propri dirigenti,. Provvedimento perfettamente legale - si ribadisce - ma quantomeno inopportuno.
Dice l'avvocato Flavio Nuti che patrocina i ricorsi contro i consorzi: «I cittadini sono chiamati a contribuire alle opere di bonifica perché è un obbligo collettivo di tutela del territorio ma nessuno si pone il problema che i consorzi , seppur ridotti dalla legge 79/2012 a solo 6, hanno mantenuto costi amministrativi elevati , come dimostra il caso dell'aumento di stipendio del direttore generale del consorzio n. 5 costa Toscana, che assorbono la gran parte delle risorse destinate alle opere di bonifica e/o manutenzione e difesa idraulica del territorio».
Una riflessione in merito all'opportunità o meno di aumentare il compenso al direttore generale era stata fatta anche dal consigliere del consorzio Toscana 5, il cecinese Massimo Creatini (già Colline Livornesi), proprio nell'esame del provvedimento: "vorrei invitare a riflettere - si legge nel verbale dell'assemblea del'8 maggio a proposito dell'intervento di Creatini - sul mandato che abbiamo ricevuto dai contribuenti che ci hanno eletto, contribuenti tra i quali vi sono disoccupati, pensionati, lavoratori precari con redditi annui di gran lunga inferiori alle cifre di cui stiamo parlando qui in assemblea e che nonostante questo versano la quota di iscrizione richiesta dal consorzio perché credono nell'utilità del servizio. Come potremo spiegare a queste persone che, a distanza di soli 5 mesi dall'assunzione del direttore generale, oggi siamo qui riuniti per aumentarne il compenso?".
Con Creatini si schiera il consigliere che rappresenta il comune di Livorno Giovanni Gordiani. Insieme voteranno no all'aumento di stipendio, ci sarà un astenuto. Gli altri 19 voteranno a favore. A motivare questa decisione ci pensa il presidente del Consorzio Vallesi, il quale prima pone l'attenzione sull'ente che rappresenta che si avvale di macchinari, personale, strumentazione necessaria per gestire circa 270.000 ettari di superficie, "con grandi responsabilità in capo al direttore generale che ha il compito di coadiuvare, organizzare e gestire il lavoro su tutto il comprensorio, sia dal punto di vista operativo che tecnico amministrativo".
Si sottolinea ancora che il "compenso attuale non riesce neanche a coprire gli oneri previsti dal Ccnl richiamati nell'accordo di distacco stipulato tra consorzio 5 e Consorzio 6. E che il trattamento dell'ingegner Benvenuto si uniformerebbe a quello di direttori generali di altri consorzi toscani. Chiarimenti che non bastano a spengere le polemiche.
«Forse - aggiune Nuti - come di recente è stato detto da Andrea Pieroni, candidato per il Pd alla regione , è opportuno riflettere sulla necessità di strutture il cui costo grava sui contribuenti alla luce anche della abolizione delle Provincie, mentre tali competenze dovrebbero ritornare in gestione diretta alla Regione , razionalizzandone i costi ed imputandoli sulla fiscalità generale e non sui cittadini».
L'avvocato anticonsorzi continua: " Fare ricorsi, peraltro onerosi, non deve essere l'unica forma di difesa ma la politica deve intercettare il malessere dei cittadini chiamati a pagare una tassa di bonifica che non corrisponde in termine di costi-benefici a reali ed effettivi vantaggi alle singole proprietà dei contribuenti. Si paga tutti indistintamente sulla base del reddito catastale a prescindere dal reale vantaggio arrecato dall'intervento di bonifica e/o di difesa idraulica in contrasto con i principi della stessa legge regionale 79/2012 che richiedono a fronte del contributo un vantaggio e/o beneficio diretto e fondiario. Ecco perché questa tassa è ingiusta e non deve essere pagata».
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