Il Tirreno

Livorno

Comandano i renziani, il consiglio è blindato

di Mario Lancisi

Le urne decimano la minoranza Pd: a Pisa e Carrara le bocciature più cocenti. Flop del voto di genere: dei 40 neo consiglieri regionali solo 11 sono donne

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Eccoli i magnifici 40. I nuovi consiglieri regionali. Una rivoluzione rispetto al passato consiglio. Basti pensare che gli uscenti rieletti sono appena sei. Gran rinnovamento. Anche anagrafico. Ci sarà solo un consigliere sopra i 60 anni: il fiorentino Paolo Sarti, pediatra, lista Fattori. Per la prima volta persino tre under 30, due sono studentesse. Maluccio invece la parità di genere: nonostante si dovesse votare un uomo e una donna, le consigliere saranno solo undici su quaranta.

Sul piano politico sarà un consiglio super renziano. Dei 24 consiglieri del Pd, 17 sono seguaci di Matteo Renzi, 4 tendenza Rossi e solo 3 oppositori, di cui un lettiano e due cuperliani. Rispetto alla passata legislatura costellata per il governatore di molte fronde (aeroporto, cave, Pit) questa volta il gruppo Pd è blindato. Poniamo che i due cuperliani e il lettiano Andrea Pieroni dissentano su un provvedimento, gli altri 21 (17 filo Dario Parrini, segretario regionale e 4 legati al governatore Enrico Rossi) fanno maggioranza da soli.

In breve. Giunta a Rossi. Consiglio a Parrini, che avrà il suo uomo di raccordo in Antonio Mazzeo, probabile nuovo capogruppo del Pd. Basta che i due si mettano d’accordo e la Regione, almeno sulla carta, andrà spedita, senza i contraccolpi, le lacerazioni e i compromessi dell’ultima legislatura. Ci si avvia verso una diarchia regionale. Parrini, che nel Pd qualcuno scherzosamente ha ribattezzato il Richelieu di Vinci (il comune di cui è stato sindaco e dove lo scovò Renzi), ha calcolato anche gli effetti dei possibili ingressi in giunta di Leonardo Marras, di Federica Fratoni oltre che di Stefania Saccardi. Se diventano assessori, i primi non eletti sono tutti renziani, cerchio magico.

Dunque: 40 nuovi consiglieri. Ventiquattro formano la maggioranza, sedici l’opposizione. Se saranno bravi lo sapremo con il tempo. Di sicuro ci costeranno meno di chi li ha preceduti e per le casse pubbliche esauste è già una buona notizia. Ma il fatto che nel prossimo consiglio regionale i consiglieri (indennità da 10 a 13mila euro lordi al mese) scendano da 55 a 40 è già un bel risparmio. Poi non ci sarà più il vitalizio.

I sopravvalutati. Ma chi sono i nuovi consiglieri? E chi hanno battuto? Cominciamo da quest’ultimi. Due le categorie: i sopravvalutati e i trombati. Troppi candidati avevano fatto i conti sbagliati. A Lucca ad esempio la bindiana Cecilia Carmassi era molto quotata: si deve accontentare del quinto posto. Peggio è andata al versiliese Michele Silicani: sesto su otto candidati. E anche in Forza Italia quanti duelli di latta. A Firenze quello principe tra il bergaminiano Marco Stella e il verdiniano Tommaso Villa, consigliere uscente. Alla fine il primo ha battuto il secondo, il cui nome era circolato anche come candidato alla presidenza. Tremila preferenze contro mille. Ma il re dei sopravvalutati è Giovanni Lamioni, presidente della Camera di commercio di Grosseto, che doveva guidare il centrodestra (sponsor Massimo Parisi, coordiantore verdiniano di Forza Italia). Era l’uomo simbolo della società civile targata centrodestra. Tipo Roberto Cenni ex sindaco di Prato. Alla fine è stato costretto a guidare un triciclo di improbabili liste civiche, Udc e Ncd. Che è rovinosamente sbandato: ha ottenuto appena l’1,3 per cento. Dopo la sconfitta ha promesso ai suoi sostenitori che riparte. Tenace, non c’è che dire.

Trombati. Due su tutti. Uno si chiama Loris Rossetti, consigliere uscente del Pd, massese, fedelissimo del potentissimo Andrea Rigoni. Era dato per stravincente, ma alla fine ha perso anche se con l’onore di 10mila preferenze.

Con Rossetti è caduta anche la roccaforte apuana anti renziana, tendenza ex dc. L’altra roccaforte, tendenza dalemiana, era quella di Pisa, dove il segretario provinciale Francesco Nocchi , ritenuto gran favorito, ha perso, nonostante l’appoggio del potente Paolo Fontanelli.

E la sua sconfitta ha indirettamente provocato quella di Ivan Ferrucci, capogruppo uscente del Pd. Nocchi e Ferrucci hanno appoggiato al congresso Cuperlo, poi si sono divisi e così i cuperliani a Pisa non hanno nessun rappresentante in consiglio regionale.

Cavalli di battaglia flop. La sconfitta di Rossetti e Nocchi introduce l’analisi sull’effetto quasi zero che hanno avuto due cavalli di battaglia contro Rossi: le cave e l’aeroporto. Rossetti è stato uno strenuo difensore dei cavatori contro il Pit di Rossi e dell’assessore all’urbanistica Anna Marson. Ma la battaglia non sembra avergli portato voti.

Nocchi invece ha capitanato l’opposizione pisana contro l’unificazione degli scali di Firenze e Pisa, alla quale hanno partecipato anche lFontanelli, il sindaco Marco Filippeschi e i parlamentari pisani. Anche nella Piana fiorentina la consigliere uscente Vanessa Boretti, paladina del no alla nuova pista fiorentina, ha perso, così come l’altro consigliere uscente Simone Naldoni. L’aeroporto non fa volare.

Le sorprese. Sono state non poche. Il primo posto va forse assegnato alla pisana Alessandra Nardini, studentessa di 27 anni, che è arrivata seconda. Nel nostro viaggio nei collegi elettorali il suo nome non compare, lei però non si è risentita come altri non citati. Ha accettato con modestia il ruolo di non favorita e ha stravinto con oltre 7mila preferenze: tanto di cappello.

Sorprendente anche la vittoria della leghista viareggina Elisa Montemagni, 29 anni. compiuti proprio ieri. Dopo tanti anni la Versilia torna ad avere un consigliere regionale. Leghista.

Così come anche il massese Giacomo Bugliani, 36 anni, è stato una sorta di piccolo David contro il Golia di turno rappresentato dal due Rossetti-Rigoni.

Promossi. Per alcuni candidati le elezioni erano una prova di esame per scalare posizioni nel Pd.

Per affermarsi classe dirigente in Toscana. Due nomi su tutti. A Pisa il capolista Mazzeo era tra i favoriti ma i suoi 10mila voti e il primo posto non erano scontati e rappresentano un buon viatico per fare il capogruppo mentre i 9mila voti del grossetano Leonardo Marras potrebbero valergli il biglietto di ingresso nella nuova giunta di Rossi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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