Gioco
Occhi dolci ma tosta, la ragazza con la felpa tuona contro l’Islam
Elisa Montemagni è l’unica versiliese ad andare a Firenze Nella tranquilla Massarosa ha portato la Lega al 29%
Qui non esisteva altro se non la Dc, che ha governato di fatto dal settembre 1944, quando i soldati brasiliani liberarono il Comune. Massarosa è quella parte di Versilia che non si tuffa in mare, e mantiene stretti legami con Lucca. «Signore, fatti campa sto’ padrone» era l’invocazione dei contadini.
I padroni dei terreni erano i nobili di Lucca (dai Cenami ai Mazzarosa), che se ne stavano lontani dentro le Mura e poco controllavano su cosa avveniva nei campi, tantomeno erano avvezzi a ragionare di semi e raccolto, orci d’olio e stie di granturco. Un popolo tranquillo, il massarosese. Per questo fa specie il trionfo leghista. Quasi il 29% alle regionali, il Comune toscano dove Salvini ha raccolto più voti. E boom di preferenze per Elisa Montemagni, 29 anni, nata a Viareggio , diplomata geometra a Pietrasanta, ma massarosese doc. A lei 6589 preferenze in provincia di Lucca. Un exploit talmente clamoroso da essere l’unica versiliese ad andare in consiglio regionale.
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«Non stupisce questa vittoria. Elisa è brava e conosce il territorio, su cui lavora da anni. Non è il classico candidato catapultato da lontano». Fabrizio Larini conosce Massarosa come le sue tasche: è stato esponente dc e per 10 anni sindaco forzista del paese che qualche eccellenza la vanta pure. Come il direttore d’orchestra Nicola Luisotti e la Salov, 350 milioni di euro di fatturato, prima azienda privata produttrice di olio, passata di recente ai cinesi.
Un residente su tre ha votato Lega. Eppure non ci sono campi rom, ma soprattutto la disoccupazione ha picchiato meno che in altre zone. Ci sono i furti, certo. E tanti. Favoriti anche dall’urbanistica. Tante ville e villette a schiera, figlie di un boom edilizio partito a metà anni Novanta quando tanti viareggini hanno comprato casa qui, lontani dalla speculazione che imperava sulla costa.
Si ruba e anche facilmente. Una sensazione di insicurezza che è venuta fuori soprattutto nelle urne, perché manifestazioni eclatanti non ce ne sono state. Si ruba facile perché Massarosa ha il casello dell’autostrada. Si entra e poi a destra c’è Lucca e Firenze. A sinistra si corre verso Parma, Genova ma anche Pisa e Livorno, dove i campi nomadi non mancano. Elisa Montemagni è ragazza tosta e alla politica ha dedicato ormai tutto, sospendendo gli studi universitari, facoltà di Scienze Politiche. È segretaria provinciale della Lega e quindi ha ben coltivato in tutta una provincia dove gli sbandamenti del Pd sono stati notevoli. Viareggio e Pietrasanta, già democrat, rischiano di finire all’opposizione se i 15 giorni che mancano al ballottaggio non colmeranno i gap.
Lei ha giocato bene. A Viareggio il suo candidato è fuori dal ballottaggio per 31 voti. A Pietrasanta si è alleata con Mallegni. In più ha portato Matteo Salvini, a miracolo mostrare, finendo su tutti i giornali per la contestazione armata (di uova e altro) a Viareggio.
Ha occhi dolci ma è decisa, come quando ha invocato il divieto di moschea in Lucchesia e tutta la Toscana. O quando ha attaccato l’Islam, dopo l’allontanamento dell’imam di Capannori.
Il 31 maggio – almeno in Versilia e Lucchesia – è passata alla cassa ed il bottino è stato fruttuoso. Certo se si vanno a sfogliare gli archivi dei quotidiani non si trovano dichiarazioni o proposte innovative o spiazzanti. Ma in questo momento non conta. A caldo ha ricordato due priorità: «Uscire da una visione Firenze-centrica e difendere la nostra sanità».
Lo smantellamento dell’ospedale Versilia, in nome della spending review, non è piaciuto. Soprattutto non è piaciuto l’atteggiamento supino dei Pd locali ai voleri di Rossi. E allora alla fine, Elisa vince perché è andata oltre le ruspe e i campi rom, i furti e i barconi a Lampedusa. Ricorda il prototipo del primo leghista, quello che dalle parrocchie alle fabbriche non sdegnava nessun elettore. L’antipolitica montante e un Berlusconi declinante hanno fatto il resto.
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