Il Tirreno

Livorno

Persi per strada oltre 28.000 voti Solo la Lega nord fa il vero boom

di Juna Goti
Persi per strada oltre 28.000 voti Solo la Lega nord fa il vero boom

Sia il M5S che il Pd guadagnano in percentuale ma perdono migliaia di elettori rispetto a un anno fa Forza Italia sprofonda al 5%, la coalizione di sinistra non sfonda. E in Capraia Borghi batte Rossi

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LIVORNO. Un autentico tracollo, forse qualcosa di più: in appena un anno, tra il primo turno delle elezioni comunali del 2014 e la consultazione regionale di domenica, a Livorno sono letteralmente spariti quasi 30.000 voti: un anno fa ha votato il 64,56% degli aventi diritto (88.380 persone), a questo giro il 44,21% (60.273). In tutto (altri) 28.107 elettori in meno. Elettori che hanno scelto di starsene a casa, di andare al mare, di non esprimersi perché non rappresentati, di rinunciare per protesta, o semplicemente di dire “ma chi se ne frega”.

Ok, sovrapporre esattamente elezioni comunali ed elezioni regionali sarebbe un errore. Ma anche rispetto alle regionali del marzo 2010 il dato sull’affluenza è disarmante: 16.231 elettori in meno, con una percentuale crollata dal 55% (76.504 votanti, che cinque anni fa erano stati già un minimo storico) al 44,21%.

Non si può non partire da qui per provare a leggere i risultati di domenica. Perché se è vero che a Livorno, in percentuale, molte forze politiche crescono (a cominciare dal Movimento 5 Stelle e dal Partito democratico), è vero anche che in termini assoluti, proprio alla luce dell’astensione record, scendono tutti, Lega esclusa.

Dopo un anno di governo, a Livorno il Movimento 5 Stelle ha affrontato il primo test elettorale e di fatto ha tenuto, confermandosi seconda forza dopo il Pd. Non ci sono stati i crolli ipotizzabili per una realtà, al debutto, catapultata dal 19% del primo turno delle comunali al timone del municipio.

Se si guarda alle percentuali, il M5S è addirittura cresciuto: dal 19,17% al 22,01%. Ma attenzione: in soldoni, guardando al numero dei votanti più che alle percentuali, il M5S a livello cittadino ha lasciato per strada quasi 4.000 preferenze: da 16.017 del primo turno delle comunali a 12.247 delle regionali (-3.370 voti).

Il Pd, che esattamente dodici mesi fa ha perso al ballottaggio la storica roccaforte di Livorno, si conferma la prima forza, incassando quasi il doppio dei voti dei grillini (23.274). L’incremento percentuale è di oltre sei punti, dal 35,26% delle comunali al 41,83% delle regionali. Ma anche in questo caso, nell’emorragia generale di votanti, i dati reali raccontano che rispetto al 2014 sono andati alle urne addirittura 6.191 elettori del Pd in meno (e ne sono stati persi 8.500 considerando le regionali del 2010).

Enrico Rossi (Pd), riconfermato governatore della Toscana (con l’appoggio anche dei riformisti), all’ombra dei Quattro Mori prende più del doppio dei voti del candidato governatore dei pentastellati, Giacomo Giannarelli (25.457 preferenze contro 12.608).

Difficile però sovrapporre questi dati con quelli registrati cinque anni fa, quando fu eletto per la prima volta presidente. In quel caso, a Livorno Rossi raggiunse addirittura il 71,31%, corrispondente a 53.393 schede. Ma nella coalizione che lo sosteneva, allargata a sinistra, c’erano anche Rifondazione-Comunisti Italiani e Verdi (5.000 voti), Sel (quasi 3.400), Idv (più di 8.500).

Ma mentre Pd e Cinque Stelle si prendono le misure, quello che salta di più agli occhi, a Livorno come nel resto della Toscana, è l’exploit della Lega nord. A Livorno forse un po’ di più, perché mentre Salvini è stato preso a uova e pomodori in un angolo di via Grande, nelle urne il Carroccio è diventato di colpo il terzo partito. Il terzo. Scavalcando la coalizione di sinistra e schiacciando Forza Italia, ridotta addirittura a poco più del 5% (i voti rispetto alle comunali si sono più che dimezzati, da 6.240 a 2.877). Ininfluente Passione Toscana, che aveva unito forze popolari e Nuovo Centrodestra: poco più dell’1%, 573 schede.

Insomma, anche nella pancia della Livorno delle crisi occupazioni e delle crescenti tensioni sociali, la Lega cresce. Anzi lievita: fino a 7.766 voti, tutto d’un colpo (più le 1.278 preferenze degli alleati di Fratelli d’Italia-An). Significa che in città, a conti fatti, il Carroccio prende qualcosa come 4.500 voti meno dei 5 Stelle, che sono al governo. Se si guardano i risultati dei candidati governatori la forbice è anche più alta: Claudio Borghi (Lega) ha sfiorato il 17%, contro il 21,73 di Giannarelli (e in Capraia ha anche battuto Rossi...).

La coalizione di sinistra non sfonda. Anzi delude. Perché se è vero che qui rispetto al resto della regione ha tenuto di più (ieri alcuni volti di riferimento dell’area parlavano di «anomalia positiva in Toscana») è vero anche che a Livorno aveva in mano una dote ben diversa: alle comunali la coalizione di Buongiorno Livorno aveva incassato 13.208 voti, sfiorando il ballottaggio con quasi il 16%. Questa volta la lista di Sì Toscana a sinistra, con l’aggiunta di Sel ma senza l’impegno diretto di Buongiorno (che ha appoggiato dall’esterno Tommaso Fattori), non ha superato i 6.615 voti: 11,89%, scavalcata dalla Lega, segno che qualcosa non ha funzionato. Quasi un terzo dei voti complessivi della lista è legato all’ottimo risultato del capolista-prof Lamberto Giannini, che da solo ha preso in città 2.544 preferenze, ma non è riuscito a entrare in consiglio.

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