Il Tirreno

Livorno

Occupazione rosa al call center, «Non si molla, dateci risposte»

Mauro Donateo
L'occupazione al call center
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L'occupazione al call center

A Guasticce lunedì primo giugno sono stati licenziati i 341 dipendenti, un centinaio da domenica notte ha organizzato un sit in permanente. Messaggio al neo governatore: dopo le parole servono fatti

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LIVORNO. Da ieri 341 lavoratori del Call Center di Guasticce risultano licenziati. Ma loro, nonostante rabbia e delusione siano molti forti, non si rassegnano e nutrono ancora una speranza. È quella legata all’incontro di giovedì al Ministero dello Sviluppo Economico, dove si siederanno al tavolo il gruppo di Comdata, che si è aggiudicato i servizi di Seat Pagine Gialle, e i vertici delle istituzioni insieme a quelli sindacali.

«Per noi-sostengono gli ex lavoratori- sarà l’ultima chance, ci auguriamo che Comdata punti su Guasticce e che possa riassumerci dandoci altre commesse». Nel frattempo, la prima notte di occupazione del Call Center è passata. A turno, infatti, diversi gruppi resteranno dentro la struttura fino a giovedì, come gesto simbolico, proprio per dimostrare che loro ci credono. Critiche sulla riconferma di Enrico Rossi a governatore della Toscana.

L’occupazione. Un centinaio di persone presidia da fuori il Call Center, diversi hanno con sé i bambini. Sono sdraiati su dei tappetini, sotto i gazebi, al riparo dal sole e dal caldo. Alcuni mangiano, altri discutono della loro situazione. Nel dramma, la condivisione sembra essere una risorsa che aiuta ad andare avanti, per questo è stata fatta una colletta generale per la spesa degli alimenti, mantenere la guardia privata, e continuare a fare le pulizie dei locali.

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Perché l’interno dell’azienda deve rimanere in ordine, e occorre farsi vedere agli occhi di Comdata pronti per tornare a lavorare subito. Intanto, escono quelli che hanno passato la notte dentro l’azienda, a cui si sostituiscono altri. «Non è facile dormire per terra –commenta Valentina Guelfi - ma qualche ora di sonno sono riuscita a farla. Dentro non possiamo stare in più di venti».

«La mia preoccupazione –riprende la donna- adesso è riuscire a pagare il mutuo che ho contratto per la casa. Poi ricollocarsi a 35 anni non è facile, so tre lingue, forse potrei provare con il turismo. E pensare che ho lavorato tanto all’estero, forse facevo meglio a restarci».

Il grido delle mamme. «Col mio stipendio -afferma Annalisa Gambino, mentre stringe tra le sue braccia la figlia Aurora- pagavo il mutuo, adesso come farò? Tra l’altro ho anche un figlio di sette mesi con problemi cardiaci congeniti». Negli occhi e nelle parole di Giulia Biasci, 30 anni, madre di due bambini piccoli e marito operaio, si avverte la voglia di lottare di una mamma, «che vuole dare un futuro ai figli, come hanno fatto i miei genitori, che ancora oggi mi danno una grossa mano, e non me ne vergogno».

Poi il tono della voce si fa spezzato: «Questo lavoro mi dava dignità, ora mi sento precaria completamente nella vita, vorrei avere delle certezze. Comunque –riprende con un sussulto di orgoglio- fino a giovedì dobbiamo rimanere uniti e crederci, per questo stanotte dormirò qui». Preferisce evitare di parlare del suo futuro Raffaella Guetta, sposata (ma il marito ha lavoretti saltuari) e madre di una bimba di dieci anni: «Voglio aspettare di vedere cosa verrà fuori dall’incontro al Mise».

Però qualche riflessione a livello economico si sente di farla: «Rispetto agli operai Trw a noi non ci danno la buona uscita, perché ci hanno imposto il licenziamento collettivo, inoltre la nostra Naspi è di due anni e prevede per i primi sei mesi il 75% dello stipendio, che già di suo non è che fosse granché».

«Un dramma per tutti». Storie di famiglie, certo, ma occorre ricordare, come sottolinea Flavia Ferretti, «che la disoccupazione colpisce chiunque, anche chi non ha figli. Le nostre vite –aggiunge- sono accomunate dalla disperazione, sono dieci anni che lavoriamo qui e ricollocarsi nel lavoro oggi è difficile».

«Rossi? tante promesse, vogliamo fatti». All’indomani delle elezioni regionali, non mancano anche i commenti sulla rielezione di Enrico Rossi, e i toni sono piuttosto polemici. «Lo abbiamo visto solo alla fine in campagna elettorale –afferma critica Guelfi- ha detto tante belle parole, ma ora vogliamo i fatti».

Più dura la collega Guetta: «Non sono andata a votare per scelta politica, non ho più fiducia nelle istituzioni. Gli aiuti di Rossi –aggiunge tagliente- sono stati solo tre telefonate, eppure noi siamo una delle tre colonne portanti di Livorno». «Non l’ho votato –spiega invece Biasci- perché si è visto in poche occasioni, magari la domenica quando in molti non c’eravamo. Voglio vedere cosa farà adesso». Più cauti i toni della Gambino: «Ha promesso molto, speriamo bene…»

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