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Livorno

I parrocchiani di Ardenza: «Non era più lui, soffriva tanto»

I parrocchiani di Ardenza: «Non era più lui, soffriva tanto»

La denuncia: «Lasciato solo e con i debiti dei lavori della chiesa. È il vescovo che ha fatto il pasticcio»

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LIVORNO. «Non era più lui, questa storia del trasferimento lo ha devastato, l’aveva presa proprio male. Chissà come deve essersi sentito per arrivare a una decisione del genere. Il vescovo ce l’avrà sulla coscienza». È un coro a un’unica voce quello dei parrocchiani di San Simone, tutti schierati in difesa di don Carlo.

Ieri sera la signora Laura, una delle parrocchiane a lui più vicine, gli aveva inviato un sms: «Gli avevo chiesto come stava e lui aveva risposto con un “benino”», racconta la donna. «Anche domenica alla messa non stava bene - dice in lacrime Gelsomina Saccone Passariello - Vedeva doppio, non riusciva a leggere bene in Vangelo. Noi glielo abbiamo fatto sentire il nostro affetto ma non è bastato. In Venezia lui non ci voleva andare. Io gli dicevo: va’ dove ti porta il cuore, come il libro. Lui sorrideva. S’è sentito solo e trattato da bugiardo. E pensare che per domenica prossima erano già fissate le comunioni di 11 bambini: lui aveva già acquistato i regalini per i bimbi. Ora come si fa a dire ai piccoli che don Carlo è morto? A breve lui aveva anche un matrimonio. Noi parrocchiani, sapendo che sarebbe dovuto andare via, avevamo anche progettato di regalargli un bel calice».

I parrocchiani ce l’hanno col vescovo: non riescono a mandare giù la sua assenza non solo dalla messa del 9 maggio, in cui lo aspettavano per parlare del caso don Carlo, ma anche in generale in tutta la vicenza. Questa è la loro accusa a monsignor Giusti. «A quella messa ha mandato il vicario Ivano Costa, lui non s’è visto. E oggi (ieri ndr) c’è don Paolo Razzauti», accusano i parrocchiani. Grande il dolore della gente. «Si scherzava insieme, si parlava della bici, la sua passione», dice Piero Consensi. «L’altro giorno è venuto a pranzo da me e ora non c’è più», dice in lacrime la signora Rosalba. Pacato don Felice: «Non c'è niente da dire, la gente lo sa come sono andate le cose. Lui era fragile ed è stato lasciato solo dall’alto». Punta il dito sui problemi economici della parrocchia, Mariagrazia Dell’Acqua: «Lui ha ereditato un sacco di debiti legati ai lavori: non ci dormiva la notte, questo problema lo tormentava. Ha dovuto affrontare problemi di infiltrazioni, il cornicione a pezzi, campane e campanile da rifare e così via. Un’angoscia senza fine».

Lara Loreti

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