Gioco
Notte e giorno al call center «Rivogliamo il nostro posto»
Da mezzanotte scattano i licenziamenti. Presidio a oltranza fino al tavolo al ministero con Comdata Operatori in lacrime. «Non chiediamo l’elemosina: qui lavoro di qualità, hanno sempre fatto utili»
LIVORNO. Notte e giorno davanti al call center. A presidiare quel capannone che, telefonata dopo telefonata, ha i ritmi di una catena di montaggio, ma più che a una fabbrica di metalmeccanici assomiglia a un mega ufficio. Da ieri sono riuniti in assemblea permanente i lavoratori del call center di Guasticce. E ci resteranno almeno fino a quando, giovedì 4 giugno, istituzioni e sindacati non torneranno al ministero per cercare di intavolare una trattativa con il gruppo Comdata.
Sarà l’ultima spiaggia per i 341 operatori (senza contare un altro centinaio di addetti precari) che fra poche ore, dalla mezzanotte di oggi, saranno già tutti licenziati.
L’ultima due giorni di trattative al ministero dello Sviluppo economico, infatti, non ha dato i frutti sperati. Prima è naufragato il piano A, ovvero il passaggio da People Care a una cordata di imprenditori guidata da Umberto Costamagna di Call&Call. Poi è naufragato anche il piano B: nessun accordo con Seat e People Care per posticipare almeno di quindici giorni la chiusura e intavolare intanto la nuova trattativa senza lasciar scappare le commesse. Comdata è il gruppo che nel frattempo si è aggiudicato i servizi 12.40 e 89.24.24 di Seat Peagine Gialle: fino a oggi a rispondere alle chiamate in arrivo da tutta Italia sono stati i lavoratori di Guasticce, che giovedì chiederanno a Comdata di poter continuare a farlo.
Venerdì notte e ieri mattina gli stessi delegati della Rsu (Filippo Bellandi e Michela Orofino della Cgil, Margherita Luperini dei Cobas, Jana Vidrih della Cils, Marco Silvestri e Marco Marconcini della Uil) hanno cercato di trovare le parole per riferire ai colleghi l’esito della trattativa a Roma e al tempo stesso spingerli a non mollare.
«Ieri molti lavoratori – racconta Filippo Bellandi (Cgil) – hanno dovuto rendere i badge, le cuffie, i beni aziendali. Abbiamo dovuto vedere tanti lavoratori in lacrime, è stato straziante. Ma ci siamo, c’abbiamo provato e ci proviamo ancora. Non è finita. Da qui al 4 vogliamo tenere vivo il centro con assemblee permanenti e presidi». «Dobbiamo arrivare al tavolo del ministero – sottolinea – forti della consapevolezza che per dieci anni tutti coloro che hanno lavorato con questi lavoratori hanno portato a casa sempre e solo utili: lo ha fatto Telegate (mondo Seat) poi People Care. Siamo capaci di fare bene il nostro lavoro, non andiamo a chiedere a Comdata l’elemosina, vogliamo offrire a Comdata la possibilità di fare business a Livorno e di dare lavoro a persone che hanno dimostrato di saperlo fare. Spero che Comdata faccia una riflessione sul pacchetto che mettono a disposizione le istituzioni per questo territorio, in termini di incentivi e commesse pubbliche. E mi aspetto che Seat manifesti una responsabilità sociale».
Margherita Luperini (Cobas) alterna pianto, rabbia e spirito battagliero: «Tutto questo è uno scandalo». «Ho molto rispetto – sottolinea – delle istituzioni tutte che sono state con noi per cercare di risolvere questa crisi. Ma il problema, e l’ho detto anche al tavolo del ministero, è uno solo: a cosa serve cercare di risolvere una crisi come questa al tavolo del ministero, se il governo ha firmato il Jobs Act e non mette paletti per regolamentare il settore-jungla dei call center? Il problema va risolto a monte, prima di sedersi ai tavoli».
Venerdì notte all’assemblea è arrivato anche il sindaco di Collesalvetti, Lorenzo Bacci, che poi, via Facebook, ha provato a mandare un messaggio in codice a Seat, «azienda che fa del marketing il proprio core business». «Se è vero come è vero – ha scritto – che una scimmietta e Claudio Bisio hanno saputo attirare la grande simpatia degli italiani, è altrettanto inconfutabile che lasciare a casa 350 persone può rivelarsi un'operazione di immagine non proprio azzeccata». E poi: «I jingle del 12.40 e dell'89.24.24 sono stati e continueranno ad essere molto efficaci nell'immaginario dell'italiano medio», «ma a Livorno e dintorni abbiamo una natura creativa che agli uomini marketing di Seat forse sfugge: l'auspicio è che non ci venga chiesto di metterla alla prova».
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