Il Tirreno

Livorno

M5S-Pd, la sfida un anno dopo Occhi su sinistra ed effetto Lega

di Juna Goti
M5S-Pd, la sfida un anno dopo Occhi su sinistra ed effetto Lega

Primo banco di prova per i 5 Stelle che proprio a Livorno hanno aperto la “breccia” in Toscana I Democratici sperano nella rivincita. Test nell’area che con Buongiorno è diventata la terza forza

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LIVORNO. C’era anche il sindaco Filippo Nogarin, due giorni fa, a chiudere la campagna elettorale del candidato governatore dei Cinque Stelle, Giacomo Giannerelli, nel piazzale Michelangelo di Firenze. E il ritornello di molti pentastellati è stato questo: “A Firenze come a Livorno, il ballottaggio è possibile. Il ballottaggio e poi lo scherzetto”.

Per il Movimento di Beppe Grillo, partendo da Livorno, le elezioni di oggi avranno di fatto il sapore della doppia sfida: sarà la prima volta che i 5 Stelle si misureranno con il voto regionale e con la possibilità di entrare in consiglio, dopo aver aperto, esattamente un anno fa, la “breccia Livorno”. Ma all’ombra dei Quattro Mori sarà anche la prima volta che torneranno alle urne dopo un anno di governo. Così, se è vero che far coincidere perfettamente elezioni regionali ed elezioni comunali sarebbe un errore, è vero anche che per il M5S quello di oggi sarà di fatto il primo banco di prova rispetto al giudizio dei livornesi a un anno dalla vittoria.

Un banco di prova per i grillini e un banco di prova per il Pd (candidato governatore Enrico Rossi), che invece torna alle urne a quasi dodici mesi dalla storica disfatta. E dopo due congressi che hanno rivoluzionato i vertici delle segreterie (il timone è passato da mani cuperliane-bersaniane a mani più renziane), portando anche ad alcune fuoriuscite (dai civatiani alle “ribelli” di Shangai).

Non è un’esagerazione dire che per la prima volta nella sua storia, il centrosinistra guarda al risultato delle elezioni regionali a Livorno con mille punti interrogativi, speranze e paure. Basti pensare che nel marzo del 2010 Enrico Rossi incassò in città il 71,3% delle preferenze: percentuali bulgare, seppur in una coalizione allargata a sinistra (dove il Pd pesò per il 47,7%) e con un astensionismo record rispetto al resto della Toscana.

Sfide incrociate alle urne, insomma. A Livorno forse più che nel resto della Toscana. I grillini (che al primo turno delle ultime comunali presero il 19%) si giocheranno con la sinistra anche il ruolo di “anti-Pd”. Senza dimenticare che un anno fa la coalizione di Buongiorno Livorno sfiorò il ballottaggio volando oltre il 16%.

A questo giro Buongiorno ha deciso di non correre: appoggia dall’esterno Tommaso Fattori, il candidato governatore di Sì Toscana a Sinistra, che in città ha messo in piedi una lista eterogenea con l’obiettivo di tenersi stretti i voti presi a sinistra al primo turno delle comunali e di portare alle urne anche alcuni mondi che forse avrebbero scelto il non voto.

È evidente che il risultato di oggi potrebbe proprio andare a rivedere (o a consolidare) gli equilibri dentro e intorno all’ex coalizione di BL. Tutto mentre i 5 Stelle, nelle ultime settimane, hanno cercato di lanciare messaggi alla pancia degli elettori di sinistra: dalla proposta di intitolare una via a Che Guevara alle chiavi della città consegnate all’ex presidente dell’Uruguay, Pepe Mujica.

E il centrodestra? Dopo i minimi storici toccati alle ultime amministrative (solo un seggio in consiglio), si presenta diviso in tre blocchi che si giocano la leadership. Molti occhi sono puntati sulla Lega di Matteo Salvini, che in via Grande si è visto lanciare contro uova e pomodori, ma che sta facendo breccia ben oltre i confini padani. Ad appoggiare il candidato governatore della Lega, Claudio Borghi, c’è anche la lista di Fratelli d’Italia-An, che in città ha un suo bacino di voti. Dall’altra parte c’è Forza Italia, unica anima del centrodestra rappresentata in consiglio comunale, che sostiene Stefano Mugnani. Molti volti del Nuovo Centrodestra sono invece confluiti nell’area popolare rappresentata da Passione Toscana, del candidato governatore Giovanni Lamioni.

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