Gioco
Sulla maxi-Darsena puntano gli occhi i turchi
Dopo le missioni esplorative di banche, grandi terminalisti e big degli appalti, alla fiera del Mar Nero spunta l’interesse di un gigante che vuol espandersi
LIVORNO. Nel porto di Livorno hanno già messo piede gli indonesiani di Masol; nel polo siderurgico di Piombino sono sbarcati gli algerini di Cevital, dopo che si era fatto avanti il finanziere giordano Khaled al Habahbeh. Quant'è cambiata l'anagrafe delle multinazionali, rispetto all'ondata di colossi dell'Occidente industrializzato che avevamo conosciuto in passato (con la belga Solvay, con la tedesca Pierburg, con l'austro-canadese Magna, con gli svedesi di Trelleborg, con gli americani di Trinseo e via enumerando): ora sono i Paesi emergenti a fare shopping in casa nostra.
È quel che potrebbe accadere anche per l'infrastruttura-chiave da realizzare in porto: la maxi-Darsena da realizzare secondo ilo nuovo Prg all'esterno, lato mare, della Darsena Toscana, là dove adesso sono le vasche di colmata. A ridosso della foce dello Scolmatore.
Stiamo parlando del fatto che, secondo quanto riferisce l'Authority, un colosso dell'economia turca, il gruppo Yildirim, ha cercato contatti con la delegazione dell'istituzione portuale livornese alla quarta edizione della fiera internazionale del Mar Nero per raccogliere informazioni sulla realizzazione della Darsena Europa. A renderlo noto è una nota di Palazzo Rosciano, segnalando che l'appuntamento ha chiamato a raccolta a Istanbul centinaia e centinaia di operatori dell'industria marittima di quest'area dell'Europa dell'Est.
Sia chiaro, si tratta di contatti preliminari: del resto, l’Authority deve ancora mettere nero su bianco il (doppio) bando per andare a caccia di investitori. “Doppio”, perché prima sarà varato un bando per raccogliere manifestazioni d’interesse e poi, compiuto lo screening dei requisiti di solidità e affidabilità fra quanti si sono fatti avanti, la gara vera e propria che chiederà agli investitori in lizza di presentare anche il progetto definitivo entro i paletti determinati con il Prg. Anche su pressione del governatore Enrico Rossi, il commissario Giuliano Gallanti ha annunciato che questa fase sarà in pista a luglio.
L’attenzione del gigante turco, al di là che poi si concretizzi o no in una formale offerta in lizza nel bando, fa il paio con il fatto che alla presentazione ufficiale del progetto in Fortezza Vecchia erano presenti funzionari inviati da banche (Banca Intesa, Banco Popolare e Ing), da grandi terminalisti internazionali (Port of Singapore Authority) e da grandi gruppi delle costruzioni (Astaldi e Condotte). Non solo: l’Authority conferma che al conclave economico di Istanbul dei giorni scorsi un qualche interesse è stato segnalato anche da parte della società terminal Tcb di Barcellona.
Yildirim ha il quartier generale a Istanbul sul lato europeo del Bosforo ma in mezzo a una selva di grattacieli che fanno più New York che Turchia: è una holding dell’omonima famiglia che si occupa di un po’ tutto (dall’industria estrattiva all’energia, dalla cantieristica ai trasporti marittimi, dalla chimica all’immobiliare e alle costruzioni). Ma di recente soprattutto porti.
L’informazione internazionale di settore, a cominciare da ShippingWatch e da Containerisation International, insiste ad ogni piè sospinto sul fatto che questa conglomerata turca vuol diventare da qui al 2025 uno dei primi dieci terminalisti al mondo. Già adesso non è esattamente un moscerino: non solo controlla terminal-chiave nei porti turichi di Gemze, Yanmca e Gemlik, ha la metà del porto maltese di Marsaxlokk, poi è sbarcata in Scandinavia conquistando Oslo in Norveglia più Stoccolma Nord e Gavle in Svczia. Insomma, non sarà Hutchinson Whampoa ma...
È da dire che il gruppo è impegnato alquanto sul fronte dell’economia del mare: ma un mare di lquidità per finanziare la propria espansione nei porti potrebbe arrivargli proprio dall’idea di disinvestire il 24% acquisito quattro anni fa nella compagnia francese Cma Cgm, la flotta numero tre al mondo. Risulta che si tratti di un affare da 500 milioni di dollari che potrebbero tornare in riva al Bosforo.
«L'operatore turco – sottolinea Francesco Ghio, responsabile dell’ufficio studi dell’Authority – ha chiesto maggiori informazioni sul progetto, immagino vorrà presto parlarne con Gallanti».
Detto per inciso, nel corso della “conference” sul Mar Nero sono stati allacciati contatti anche con lo scalo rumeno di Costanza, il principale di tutta l’area. Come avverte Roberto Lippi, responsabile della promozione dell'Authority, è un importante nodo di transito per le merci che via fiume o via treno arrivano dall'Asia Centrale: «Hanno detto che vogliono fare di Livorno il loro “hub” di riferimento nell'Alto Tirreno».
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