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Sconto in appello per l'omicidio al Mercato: «Così babbo ucciso due volte»
Livorno, le figlie di Claudio Costanzo contro la riduzione di pena da 30 a 16 anni nei confronti di Alfredo Andreucci: ora faremo ricorso in Cassazione
LIVORNO. «Babbo venerdì in corte d’appello a Firenze è stato ucciso per la seconda volta. Ma stavolta la sua memoria è stata tradita dalla Giustizia che da una parte ha riconosciuto come colpevole del delitto Alfredo Andreucci, ma dall’altra gli ha tolto l’aggravante della premeditazione. Noi ci domandiamo come sia possibile che una persona che esce di casa per andare a un appuntamento, lo faccia casualmente con in tasca un coltello. Che cosa voleva farci con quell’arma se non uccidere nostro padre?».
Claudia e Giada Costanzo parlano a ventiquattro ore dalla sentenza con la quale il giudice Maria Grazia D’Onofrio ha ridotto la condanna, da 30 (con rito abbreviato) a 16 anni, nei confronti dell’imprenditore che il 27 febbraio 2013 uccise a coltellate il carpentiere Claudio Costanzo, 60 anni, all’interno del palazzo centrale, a pochi passi dal Mercato di piazza Cavallotti.
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«Quella di venerdì - proseguono le figlie della vittima - è stata una giornata lunghissima durante la quale è stato detto di tutto e il contrario di tutto. La cosa importante è ovviamente che il giudice abbia riconosciuto Andreucci come il responsabile del delitto. Ma si tratta di un soddisfazione a metà perché crediamo che per quello che è successo questa sia una pena non equa. Ecco perché siamo intenzionate a fare ricorso in Cassazione».
Una mossa che ovviamente farà anche la difesa che dopo essersi vista dimezzare la condanna punta a un ulteriore vittoria. Durante l’udienza Firenze gli avvocati difensori di Andreucci, che da sempre sostengono la tesi di un terzo uomo all’interno del palazzo dove si è consumato il delitto, hanno anche contestualizzato i propri dubbi. Soprattutto riguardo al movente. Secondo gli investigatori, il folle gesto di Andreucci sarebbe legato all’insistenza da parte del carpentiere nel richiedergli i circa 10.000 euro di cui era creditore nei confronti del “datore di lavoro”.
«Il movente - spiegano le figlie - a nostro avviso non è solo il denaro. Dietro ci potrebbe essere dell’altro. Che cosa? Ci siamo fatte l’idea che nostro padre nel tentativo di avere ciò che gli spettava, abbia minacciato Andreucci dicendogli che sarebbe andato dalla finanza a denunciare non sappiamo quale magagna della ditta. Forse è stata questo timore a far scattare la furia».
Le ultime immagini di vittima e colpevole insieme, sono finite agli atti e risalgono a pochi minuti prima dell’omicidio. Sono state registrate dalla telecamera dell’agenzia “Plusvalore”, al numero 17 di via Saffi. Qualche minuto dopo si vede Andreucci uscire dal palazzo - il carpentiere è stato appena colpito - e andare verso il marciapiede opposto. Per qualche secondo resta fermo con la faccia rivolta al muro. Poi si allontana. Ma del coltello non c’è traccia e mai l’arma del delitto è stata ritrovata.
«I carabinieri - concludono le figlie - hanno fatto un grande lavoro e vogliamo ringraziarli nonostante le critiche che sono state mosse da parte della difesa». Ora per mettere fine a questa storia manca solo l’ultimo grado di giudizio. E chissà che non ci siano altre sorprese.
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