Gioco
Tasi e Imu, ecco il tax day: come calcolare quanto si paga
Si avvicina la scadenza del 16 giugno. La novità: l’acconto può essere pagato con le aliquote dell’anno scorso
Paese che vai, Tasi che trovi. Sui calendari dei Centri di assistenza fiscale c'è una data cerchiata in rosso: è il 16 giugno, giorno in cui scade il termine per il pagamento dell'acconto di Imu e Tasi, le tasse più odiate dai cittadini. Odiate perché vanno a colpire la casa (spesso pagata faticosamente con un mutuo ultradecennale), il negozio e gli altri beni immobili di proprietà: fabbricati, seconde case e terreni. I consulenti dei Caaf lo hanno già ribattezzato “Tax day” e sanno bene che con l'avvicinarsi di quella data dovranno passare ore e ore tra calcolatrici e delibere per fornire al malcapitato cittadino l'esatta cifra da versare.
Con la Tasi, l'imposta sui servizi indivisibili che ha debuttato lo scorso anno, i giochi si sono complicati rispetto ai tempi in cui la prima casa era soggetta all'Imu: prima le detrazioni erano fisse e uguali per tutti (200 euro più altre 50 per ogni figlio a carico) e potevano variare solo le aliquote; ora invece, cambiano sia le aliquote che le detrazioni e basta spostarsi da un Comune all'altro per trovare enormi differenze nella somma da pagare.
Lo “sconto” fa la differenza. C'è chi ha messo la Tasi a 0 (ne parliamo nel box) e chi invece l'ha alzata al 3,3 per mille (il massimo consentito dalla legge). Ma guai a farsi ingannare dai numeri: spesso a fare la differenza sono le detrazioni. E qui si entra in una vera e propria giungla: c'è chi non le ha previste (avendo tenuto l'aliquota bassa) e chi invece le ha legate al reddito Isee. Altri, invece, le hanno modulate sulla base della rendita catastale dell'immobile (Prato). C'è poi chi ha stabilito un contributo fisso per ogni famiglia (Viareggio) e chi ha preso in considerazione la presenza in casa di figli under 26 (Pisa e altri).
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Contabilità creativa. A Campiglia Marittima, invece, sono esentati dal pagamento i disoccupati. Insomma, la contabilità creativa ha avuto libero sfogo e ogni Comune ha fatto come meglio credeva sulla base della conoscenza del proprio territorio.
Aliquota vecchia fa buon acconto. Nei nostri esempi abbiamo preso in considerazione le aliquote deliberate nel 2014. Questo per due motivi: primo, perché a oggi solo una piccola parte delle amministrazioni toscane ha inviato al Ministero dell'economia quelle del 2015 (per approvare i nuovi bilanci c'è tempo fino alla fine di luglio); la seconda ragione (che è un po’ figlia della prima) è data dal fatto che per evitare situazioni di caos la normativa prevede che gli importi da versare con l'acconto del 16 giugno siano pari al 50% di quanto richiesto sulla base delle aliquote del 2014. L'Ifel, il centro studi dell'Anci, spiega che una chance in più è data ai cittadini residenti nei pochi Comuni che hanno già approvato le aliquote 2015: qualora fossero più vantaggiose rispetto a quelle dell'anno precedente il cittadino ha facoltà di utilizzarle per il calcolo dell'acconto del 16. Per tutti gli altri, invece, si va avanti con la Tasi 2014 e i conti più impegnativi si faranno con il saldo di dicembre, quando sarà obbligatorio tenere in considerazione le eventuali variazioni intervenute nel corso degli ultimi 12 mesi.
Il calcolo? Si fa online (o al Caf o dal commercialista). Chi aspetta di veder arrivare a casa il bollettino precompilato con l'esatto importo da pagare rimarrà deluso. Le amministrazioni comunali, infatti, non invieranno alcunché. «Non abbiamo tutte le informazioni necessarie», sostengono. Forse per cattiva coscienza molti Comuni stanno aprendo degli sportelli dedicati per offrire assistenza, ma si annunciano lunghe code. In alternativa, per sapere quanto dovrà pagare, il cittadino ha solo due strade: rivolgersi a un Centro di assistenza fiscale (o a un commercialista), oppure fare tutto da solo, magari aiutandosi con i programmi presenti sul web.
La prima ipotesi prevede un costo (dai 6 ai 40 euro), mentre la seconda richiede un pizzico di buona volontà e il possesso di alcune informazioni fondamentali. In primis la rendita catastale dell'immobile. È scritto sull'atto di compravendita ed è dà lì che si parte per calcolare l'importo.
Molti Comuni hanno un proprio programma di calcolo: vi si accede dal sito istituzionale, si inserisce la categoria catastale dell'abitazione principale (la A) e poi si digita la rendita. A quel punto il programma calcola l'importo tenendo conto sia delle aliquote sia delle detrazioni. Se sono previsti “sconti” sulla base del nucleo familiare il sistema ci chiederà di indicare il numero dei figli a carico o l'eventuale presenza di invalidi. Una volta stabilità la somma si potrà stampare il modulo F24 da utilizzare per il pagamento. Come detto ogni comune ha un suo sistema di calcolo (Livorno, Lucca, Pisa, Prato, ecc) a cui si accede dal portale istituzionale.
LE SIMULAZIONI
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