Il Tirreno

Livorno

Call center, il futuro è appeso a un filo

di Juna Goti
I lavoratori e le lavoratrici del call center in assemblea a Guasticce
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I lavoratori e le lavoratrici del call center in assemblea a Guasticce

A Roma l'ultimo tavolo a ridosso dell'annunciata chiusura mentre i lavoratori si sono riuniti in assemblea permanente a Guasticce

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LIVORNO. Notizie nere da Roma dove giovedì 28, nel tardo pomeriggio, è rimasto in sospeso il tavolo al ministero dello Sviluppo economico sul futuro del call center di Guasticce. La trattativa con il nuovo imprenditore che avrebbe dovuto rilevare l’impianto People Care è naufragata e ora – a due giorni dalla chiusura (31 maggio) – il destino dei 350 lavoratori dell’impianto è davvero appeso a un filo. Il tavolo, infatti, è stato riconvocato per stamani (venerdì 29) per cercare di convincere People Care a rimandare di 15-30 giorni la chiusura del call center, visto che nel frattempo, in extremis, è stata intavolata una nuova trattativa con Comdata, che si era aggiudicata la commessa di Seat Pagine Gialle.


È tutto scritto a chiare lettere nella nota diramata giovedì 28 da Roma, intorno alle 19.15, dalla Rsu del call center. Nel comunicato si legge che: 1) «la trattativa in atto fino a mercoledì è naufragata a causa delle difficoltà a trovare nuove disponibilità di volumi e pertanto gli imprenditori in campo sono definitivamente tramontati»; 2) «Seat ha fatto una gara per l'affidamento dei servizi 12.40 e 89.24.24 che è stata vinta da Comdata» e «la trattativa adesso si è spostata su questa azienda che chiede però il tempo per poter valutare la fattibilità dell'operazione»; 3) «il tempo necessario alla trattativa impone di tentare un accordo con People Care per guadagnare 15-30 giorni al fine di esplorare fino in fondo la possibilità di trattativa con Comdata»; 4) «ci sono grandi difficoltà e il tavolo andrà avanti a oltranza», ed è appunto già stato riconvocato per stamani.
I delegati della Rsu si sono fermati per la notte a Roma insieme ai vertici delle segreterie sindacali. «Ci auguriamo – conclude la nota – che questa lunga trattativa porti all'obiettivo sperato, che resta quello di mantenere aperto il sito di Guasticce».

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Non è chiaro, al momento, quali siano i motivi che hanno fatto saltare la trattativa con Umberto Costamagna (presidente di Call&Call e di Assocontact Confindustria). Ma l’impressione è che qualcosa si sia rotto nelle ultimissime ore o che comunque gli stessi rappresentanti delle istituzioni locali si aspettassero qualcosa di diverso, visto che giovedì, nella stessa giornata del tavolo, a Livorno era annunciata (per le 18.30) la chiusura della campagna elettorale del Pd con il sindaco di Colle, Lorenzo Bacci, e con il governatore Enrico Rossi.
Che la strada sarebbe però stata tutta in salita lo aveva già fatto capire, in tarda mattinata, un post telegrafico pubblicato sulla pagina facebook della Cgil: “strada in salita, non dobbiamo mollare. Tavolo riconvocato nel tardo pomeriggio”.
Alla fine Bacci è rimasto a Roma (al tavolo erano presenti anche il sindaco Filippo Nogarin e l’assessore regionale Gianfranco Simoncini), mentre Rossi ha annullato l’evento all’Andana degli Anelli e ha raggiunto il call center, dove il clima era chiaramente teso. L’ultima volta c’era stato il 19 aprile, quando aveva annunciato che avrebbe chiesto allo Stato un impegno per una commessa pubblica. Giovedì ha fatto sapere di avere parlato con Comdata e con De Scalzi, l'ad di Eni.

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I lavoratori sono arrabbiati: «Non vogliamo la Naspi, vogliamo il lavoro», ripetono. Oggi resteranno in assemblea permanente fino a quando non arriveranno notizie da Roma. Istituzioni e sindacati faranno l’ultimo, disperato tentativo di mettere intorno al tavolo People Care (che dovrebbe rimandare la chiusura di almeno 15-30 giorni, dopo aver già negato un rinvio per mesi...) e Comdata (che dovrebbe valutare la possibilità di rilevare l’impianto, sperando però che vadano in porto la commessa con Eni e quella regionale dei vaccini). Perché se il sito dovesse chiudere anche per pochi giorni, interrompendo la commessa di Seat, riportare il lavoro a Guasticce sarebbe impossibile.


I “se”, insomma, sono ancora molti. Se anche il piano B dovesse fallire, tra due giorni (e la stessa domenica delle elezioni regionali) altri 350 lavoratori andrebbero a casa, senza considerare i cento a tempo. Se invece andasse in porto, non ci sarebbe comunque soluzione, almeno non subito, per tutti i lavoratori, visto che Pagine Gialle è pronta a confermare la commessa per tre anni, ma riducendola.
 

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