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A 72 anni dal bombardamento, le religioni in un abbraccio di pace
Il 28 maggio di 72 anni fa la più terribile pioggia di bombe su Livorno. La città, grazie all'iniziativa della Comunità di Sant'Egidio (e alla proclamazione di "Giornata della pace" da parte del consiglio comunale undici anni fa), ne ha fatto una data-simbolo
LIVORNO. “Una vita donata, non è mai inutile o sprecata: Se il mondo fosse così come siamo noi oggi, sarebbe un paradiso”. Le parole di Anna Aiello, esponente della Comunità di Sant’Egidio, riassumono la voglia di pace che si alza dal serpentone di persone – forse trecento, fra i quali anche molti ragazzi – che ha partecipato alle iniziative che quest’organizzazione ecclesiale ha messo in piedi nel giorno in cui Livorno, con la Giornata della pace istituita undici anni fa, fa memoria del più tragico dei centouno bombardamenti che la devastarono durante la seconda guerra mondiale, quello del 28 maggio ’43.
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Quest’anno al centro dell’attenzione c’è la spinta che sul cammino della pace possono dare le religioni. Ed ecco perché, dopo il saluto dell’assessore Paola Baldari in piazza Civica, in piazza Cavallotti si alternano al microfono il vescovo cattolico Simone Giusti, il vicepresidente della comunità islamica Karim Charrouk e il numero due della comunità ebraica Guido Servi, insieme a Michela Mazzoni (S. Egidio).
Dopo aver ringraziato le comunità ebraica, islamica e cristiana, Aiello dice che “bisogna dire basta alla cultura del disprezzo: bisogna dire “non ci sto”. Non ci sto a che la gente soffra così tanto, non ci sto alla guerra e alla violenza sempre terrorista, a respingere i profughi, alle morti nel Mediterraneo”.
Per Charrouk l’islam “certamente è una religione di pace, di fratellanza, di uguaglianza e di libertà come menzionato nel sacro corano”: è per causa di “alcuni gruppi estremisti spesso manipolati per scopi di natura politica o economica” che viene “messo in cattiva luce dando un'immagine non corretta dell'islam”. Anzi, è peggiorata ancor di più perché “spettacolarizzare la morte moltiplica la paura e si ha paura quando non si conosce: paura del diverso”.
È stato Servi a mettere in rilievo la figura di Elio Toaff come “ebreo, italiano e soprattutto livornese” che proprio in virtù della formazione avvenuta a Livorno ha apprezzato come valore la “convivenza mediterranea, la grande varietà culturale delle sue città costiere”. Per l’esponente ebraico il Mediterraneo, visto come “mare madre di tante civiltà”, anziché “luogo di incontri e di commerci” è oggi “solo una frontiera, una barriera d’acqua”.
Michela Mazzoni è andata a cercare in monsignor Romeo, appena beatificato da papa Francesco, un esempio e una strada per aiutare la pace”: è una fra le figure di cristiani che, “in nome di Dio, hanno speso tutta la vita e in alcuni casi dato la vita per la riconciliazione e la pace”.
La marcia pacifista ha toccato poi le scuole Benci per realizzare un giardino di pace. Come segno simbolico, un anziano e un bambino per ciascuna delle grandi religioni hanno disseminato con semi di melanzana e peperoncino il terreno come segno di futuri raccolti di una pace da far germogliare.
Ultima tappa, prima della festa serale in piazza Venti Settembre, è stato lo scalandrone sugli scali D’Azeglio dov’era il rifugio nel quale durante un bombardamento morirono tantissime persone.
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